Perquisita nella sede del Psoe a Madrid: l’inchiesta sulla presunta trama che voleva destabilizzare i giudici
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Redazione Interno
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Madrid. Mentre Pedro Sánchez varcava la soglia dell’appartamento pontificio per l’udienza privata con Leone XIV, a distanza di qualche centinaia di chilometri, nella calle Ferraz, accadeva qualcosa che rischia di incrinare in modo irreversibile gli equilibri del governo spagnolo. Gli agenti dell’Unità Centrale Operativa (Uco) della Guardia Civile, su ordine del giudice dell’Audiencia Nacional Santiago Pedraz, hanno fatto irruzione nella sede del Partito Socialista Operaio Spagnolo (Psoe).
Non si è trattato di un blitz generico, ma di un’operazione mirata: i funzionari hanno intimato la consegna di documentazione contabile, file elettronici e verbali interni per fare piena luce su un presunto apparato parallelo, un meccanismo che – secondo l’autorità giudiziaria – sarebbe stato orchestrato per alterare il corso della giustizia.
Un’ex dirigente al centro della bufera
A finire nel mirino degli inquirenti è, in prima battuta, Leire Díez Castro, ex faccendiera ed ex militante socialista, già nota negli ambienti politici come una delle “fontaneras” del partito, ovvero colei che storicamente si occupava delle operazioni più sensibili e spinose. L’accusa, che emerge dalla documentazione sequestrata, è pesante: aver architettato un vero e proprio complotto per destabilizzare i procedimenti giudiziari che riguardavano da vicino il partito o l’esecutivo.
Lei, che pure ha negato ogni addebito in una recente intervista, sostenendo di non aver percepito emolumenti dal partito, si trova ora al centro di un terremoto giudiziario che travolge anche altri pesi massimi della compagine socialista. Il giudice Pedraz, nella sua ordinanza, parla di indizi relativi a delitti di organizzazione criminale, traffico di influenze, rivelazione di segreti e addirittura un attacco alle istituzioni dello Stato, reati che, se confermati, andrebbero ben oltre la semplice cattiva gestione amministrativa.
L’agenda giudiziaria che mette a ferro e fuoco la legislatura
La perquisizione di Ferraz non è che l’ultimo, violento scossone di un fronte giudiziario che sembra essersi aperto su più versanti. Nei prossimi giorni, l’agenda dei tribunali spagnoli riscriverà di fatto l’agenda politica del paese. Oggi stesso si avvia il processo a carico di David Sánchez, fratello del premier, mentre il 9 giugno è fissata l’udienza preliminare per Begoña Gómez, moglie di Sánchez, chiamata a rispondere di presunte irregolarità legate al suo incarico accademico.
Ma l’appuntamento forse più atteso, quello che rappresenta la pietra dello scandalo, arriverà il 17 giugno: in quella data, davanti ai magistrati dell’Audiencia Nacional, comparirà José Luis Rodríguez Zapatero, ex presidente del governo e massima autorità morale per i socialisti. La sua testimonianza, nell’ambito di un caso separato legato ai salvataggi aziendali, è attesa come un evento capace di segnare un prima e un dopo, tanto che l’esponente andaluso del partito ha già descritto l’ambiente interno come “distrutto” e “profondamente ferito”.
Documenti, facture e un fiume di carte bollate
Nel frattempo, gli uomini della Uco procedono speditamente nella cattura della documentazione. Secondo le ricostruzioni fornite dalle fonti vicine all’indagine, gli agenti hanno messo sotto sequestro non solo i fascicoli cartacei, ma anche le caselle di posta elettronica dei vertici del partito, i registri di contabilità e persino i log degli accessi alle sedi risalenti agli ultimi cinque anni.
L’obiettivo dichiarato è verificare l’esistenza di un flusso di denaro (pagamenti che, secondo l’accusa, sarebbero stati giustificati con fatture mendaci) finalizzato a remunerare chi, all’esterno, raccoglieva informazioni sensibili su pm e poliziotti. Una vera e propria operazione di dossieraggio ai danni di chi indagava sulla cerchia del premier e sul suo partito.
Oltre all’abitazione e all’ufficio della stessa Díez, i sigilli sono scattati anche presso le residenze di Santos Cerdán – ex segretario di Organizzazione del Psoe, già finito nell’occhio del ciclone per altri scandali – e del consigliere andaluso Gaspar Zarrías, a riprova della trasversalità della rete che il giudice intende smantellare.




