Modric e il rebus tattico del Milan di Amorim: perché il croato fatica nel centrocampo a due

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Luka Modric ha da poco compiuto 41 anni e, per la prima volta da quando veste la maglia del Milan, il suo impiego è diventato un tema di discussione tecnica. La sostituzione all'intervallo nella trasferta dell'Olimpico contro la Lazio, con il Milan sotto di due reti e poi capace di rimontare fino al 2-2, ha acceso i riflettori sul ruolo del croato nel nuovo sistema di gioco di Ruben Amorim.

La decisione del tecnico portoghese non è passata inosservata, anche perché l'ingresso di Yunus Musah al posto del Pallone d'Oro 2018 ha coinciso con una netta inversione di tendenza nella prestazione della squadra.

Il problema tattico prima ancora che anagrafico

La questione non riguarda soltanto l'età, che pure rappresenta un fattore con cui fare i conti. Nella scorsa stagione, con Massimiliano Allegri in panchina, Modric si era imposto come una pedina imprescindibile nel 3-5-2 rossonero, protetto da due mezzali che gli permettevano di gestire le energie e di concentrarsi sulla costruzione del gioco.

Il centrocampo a due proposto da Amorim cambia radicalmente lo scenario: i mediani sono chiamati a coprire porzioni di campo molto più ampie, sia in orizzontale sia in verticale, e la fase di pressione alta richiede corsa e intensità continue. Sebastiano Vernazza, sulle colonne della Gazzetta dello Sport, è stato netto nel delineare i limiti strutturali di questa convivenza: secondo il giornalista, Modric non può giocare in una mediana a due perché ha bisogno di una scorta e delle due mezzali che lo affiancavano nella precedente gestione tecnica.

Le parole di Amorim e la lettura della partita

Lo stesso Amorim, nel post gara dell'Olimpico, ha spiegato con schiettezza le ragioni della sostituzione, senza nascondere le difficoltà del suo centrocampista. «Dobbiamo essere davvero bravi con il pallone per far sentire Luka a suo agio nella partita», ha dichiarato il tecnico portoghese. «Se trasformiamo la gara in continui capovolgimenti di fronte e corse all'impazzata, non è il tipo di partita per Luka. Ed è per questo che abbiamo cambiato impostazione nel secondo tempo inserendo Musah: avevamo capito che ci serviva un po' più di passo in mezzo al campo».

Amorim ha aggiunto un dettaglio di natura posizionale: a suo avviso, il croato si abbassava troppo vicino ai centrali di difesa, costringendo la squadra a costruire l'azione con quattro giocatori schierati sulla stessa linea e con meno uomini tra le linee. «Possiamo giocare con Luka e lo abbiamo dimostrato nelle ultime partite», ha concluso, «ma per farlo dobbiamo trasformare la gara in un dominio di possesso e controllo. Se la trasformiamo in una gara di corsa, per lui diventa impossibile».

I numeri di una prestazione in difficoltà

I dati della prima frazione contro la Lazio restituiscono l'immagine di un giocatore in affanno. Modric ha perso tredici palloni, un dato definito inaudito per un fuoriclasse del suo livello. La precisione dei passaggi ha registrato valori insolitamente bassi: appena il 50% di passaggi lunghi riusciti, il 38% di passaggi progressivi completati e il 40% di quelli tentati in area.

Il pressing asfissiante preparato da Gattuso e la staticità dei compagni nella prima frazione hanno contribuito a soffocare la luce del numero 14, che raramente ha trovato le condizioni per esprimere la propria qualità.

Un utilizzo da calibrare partita per partita

La gestione di Modric nella stagione rossonera appare destinata a diventare una questione di contesto. Amorim ha indicato una direzione precisa: il croato può ancora fare la differenza nelle partite in cui il Milan riesce a imporre il proprio possesso e a controllare il ritmo, mentre diventa più complicato schierarlo quando la gara si trasforma in un continuo susseguirsi di transizioni e duelli a tutto campo.

In questo senso, l'utilizzo di Musah, giocatore che fa dell'intensità e della capacità di coprire terreno uno dei suoi punti di forza, rappresenta l'alternativa più naturale quando le circostanze richiedono dinamismo piuttosto che gestione. Il rinnovo contrattuale fino al 2027, con decisione praticamente già presa e firma attesa in primavera, conferma la volontà del club di continuare a puntare sul croato, ma il suo impiego sul campo dovrà essere calibrato con attenzione alle caratteristiche degli avversari e all'equilibrio complessivo della squadra.

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