Adempimento collaborativo, aggiornate le linee guida sul rischio fiscale per principi contabili

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Con un provvedimento firmato dal direttore delle Entrate Vincenzo Carbone, l’Agenzia ha approvato nuove specifiche istruzioni che integrano le Linee guida per la gestione del rischio fiscale nell’ambito dell’adempimento collaborativo, il cui numero di aderenti ha raggiunto, come noto, le 221 unità alla fine dello scorso esercizio. Il documento, che prosegue il lavoro avviato con le precedenti disposizioni, nasce dalla collaborazione tecnica tra l’Agenzia e l’Organismo Italiano di Contabilità, e si concentra in particolare su due nodi critici che derivano dall’applicazione dei principi contabili, sia nazionali sia internazionali, i quali, se non correttamente interpretati, possono generare rilevanti esposizioni al fisco.

Le due aree di intervento sulle linee guida

Le novità, che vanno a potenziare il sistema di rilevazione e gestione del rischio nel Tax Control Framework delle imprese aderenti, riguardano da un lato la delicata possibilità di retrodatare una cosiddetta "business combination under common control" per i gruppi che applicano gli standard contabili internazionali IFRS, un’operazione complessa i cui riflessi fiscali richiedono una valutazione attenta e documentata. Dall’altro lato, le istruzioni affrontano il trattamento contabile e fiscale dei piani di stock option riservati a quei soggetti che, invece, si attengono ai principi contabili nazionali, una materia spesso oggetto di divergenze interpretative che le nuove linee guida mirano a chiarire, fornendo così un quadro di riferimento più stabile per le imprese.

Il contesto del Tax Control Framework opzionale

Questo aggiornamento si colloca nel solco tracciato dal decreto legislativo 128 del 2015, il quale ha introdotto, con l’articolo 7-bis, la figura del Tax Control Framework opzionale, uno strumento cardine per quella collaborazione preventiva tra fisco e contribuente che costituisce l’essenza stessa dell’adempimento collaborativo. Sebbene il decreto attuativo dello scorso luglio abbia formalmente completato il quadro normativo, permangono, come rilevato da alcuni osservatori, margini di incertezza e spazi per affinamenti ulteriori, ai cui vuoti interpretativi tentano di rispondere, in parte, proprio queste integrazioni tecniche.

La finalità di una cooperazione strutturata

L’obiettivo del percorso, del resto, è ben definito: trasformare il rapporto tra amministrazione e impresa da un mero adempimento ex-post a un dialogo continuo e strutturato, dove la mappatura puntuale dei rischi – come quelli originati dalle scelte contabili – serve a prevenire le controversie anziché a gestirle in sede giudiziale. Si tratta di un cambio di paradigma che, pur nella sua complessità attuativa, offre alle aziende maggiore certezza del diritto e all’erario una migliorata capacità di monitoraggio, elementi fondamentali in un contesto economico sempre più intricato.

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