San Felice, volo di undici metri col cestello: il paese piange Roberto, lo scenografo che era “un marangon”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
“Mi à sòn un marangon”. Con questa frase, pronunciata nel suo dialetto per rifiutare ogni definizione troppo forbita, Roberto Gavioli aveva sintetizzato l’essenza della sua esistenza. Lui non era un semplice falegname, figura che forse suonava troppo tecnica o distaccata per la sua indole: era un “marangon”, un artigiano del legno dal cuore autentico, capace di trasformare la materia grezza in poesia. Ed è proprio mentre svolgeva uno dei lavori più pratici e terreni, la riparazione del tetto di casa, che la vita gli è stata strappata via. L’incidente, avvenuto ieri mattina a San Felice nel Modenese, ha trasformato una giornata di festa, quella della vigilia di Pasqua, in un lutto che ha sconvolto l’intera comunità. L’uomo di 73 anni, che con le sue mani aveva costruito le scenografie di eventi ormai leggendari come Villaggio Fantozzi e Cinevalley, è precipitato da un’altezza di undici metri a causa del cedimento del braccio meccanico di una piattaforma aerea, lasciando nello sgomento la moglie, gli amici e tutti coloro che ne avevano apprezzato la generosità.
Il tragico volo e il dramma del figlio
Erano circa le 9,30 di sabato quando, in via Circondaria, padre e figlio avevano deciso di approfittare della pausa pasquale per sistemare alcune tegole e pulire le grondaie della loro abitazione, situata sopra la storica bottega di famiglia. Per farlo avevano noleggiato una piattaforma aerea a ragno, un mezzo che Davide, il figlio trentanovenne residente a Varese, conosceva bene avendolo utilizzato in passato e per il quale era regolarmente in possesso del patentino. Ma quella che doveva essere una semplice manutenzione si è trasformata in una trappola mortale: improvvisamente il braccio meccanico si è staccato dalla base del furgone, facendo precipitare il cestello nel vuoto. L’impatto al suolo è stato fatale per Roberto Gavioli, deceduto sul colpo a causa dei gravissimi traumi riportati. Il figlio Davide, elitrasportato d’urgenza all’ospedale Maggiore di Bologna, versa invece in condizioni gravissime, e i sanitari ne hanno descritto lo stato come critico. A nulla sono valsi i tentativi di rianimazione dei soccorritori del 118, accorsi immediatamente dopo che il fragore del crollo aveva allertato i vicini.
L’artigiano che rifiutava il Titolo di falegname
Se la cronaca registra la dinamica di un incidente sul lavoro, sono i ricordi di chi lo conosceva a restituire la misura dell’uomo che se n’è andato. Roberto Gatti, organizzatore e ideatore di *Villaggio Fantozzi* e *Cinevalley* – eventi di successo che hanno segnato la storia recente di San Felice – lo ricorda con una tenerezza che non ha bisogno di troppe parole: “Non voleva mai essere chiamato falegname. Lui era un ‘marangon’”. Una distinzione che per Gavioli non era un vezzo, ma un’identità. Nelle sue mani il legno non era solo un materiale da squadrare per stipiti o travature, ma il supporto per la fantasia. Le sue scenografie monumentali, che hanno fatto da sfondo a manifestazioni capaci di attirare decine di migliaia di visitatori, parlavano di lui più di qualsiasi curriculum. Era un uomo “disponibile per tutti”, come hanno sottolineato gli amici, sempre pronto a prestare il suo estro e la sua opera a chiunque ne avesse bisogno, senza mai cercare i riflettori, ma restando saldamente ancorato alla sua bottega e alla sua terra.
I rilievi e le indagini sul cedimento
Sul luogo della tragedia sono intervenuti i carabinieri della stazione di San Felice, la polizia locale dell’Unione e i tecnici del Servizio impiantistico della Medicina del lavoro di Mirandola. Questi ultimi hanno subito avviato i sopralluoghi per analizzare la base girevole del braccio della gru, un esame che si preannuncia minuzioso per stabilire con esattezza la causa del cedimento. Tra gli aspetti al vaglio degli inquirenti c’è anche la compatibilità della duplice presenza sul cestello, sebbene fosse noto che entrambi indossassero casco e imbracatura di sicurezza – un particolare, quest’ultimo, che rende ancora più beffardo il destino. Il mezzo, secondo quanto ricostruito, era stato revisionato a dicembre del 2025, un dettaglio che potrebbe rivelarsi cruciale per capire se si sia trattato di un guasto improvviso o di un vizio strutturale latente. Per ora, l’unica certezza è il dolore di una famiglia distrutta e il silenzio di un’officina dove non risuonerà più la voce di chi amava definirsi semplicemente “un marangon”.




