Il muro caduto e quello che resta, tra picconate e un presente opaco

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La notte del 9 novembre 1989, quando il Muro di Berlino cessò di essere una barriera invalicabile, appartiene ormai a un altro secolo, a un'epoca le cui grandi promesse, come spesso accade, sono state in gran parte dilapidate. Se è indubbio, e ormai storico, che Mosca abbia perso la partita, rimane lecito chiedersi, con il senno di poi, se Washington abbia poi davvero vinto, in un mondo divenuto più complesso e meno polarizzato di quanto non si potesse immaginare in quelle ore concitate. L'annuncio, goffo e quasi casuale, di Günter Schabowski, membro del Politburo, durante una conferenza stampa divenuta leggendaria, sancì l'immediata apertura dei posti di blocco, un atto amministrativo che si trasformò in un evento epocale, capace di cambiare per sempre le coordinate della storia mondiale.

La rinascita personale di un simbolo

La Storia, con la S maiuscola, si intreccia inesorabilmente con le storie personali, con i destini individuali che vengono improvvisamente deviati. Franziska Van Almsick, nata a Berlino Est, visse sulla propria pelle quella cesura, rinascendo a undici anni proprio in quella notte di novembre; la sua vita, che prima era definita dai confini angusti della DDR, ricominciò simbolicamente staccando dalla porta di casa la stella della bandiera comunista. «Ci andai anch'io a dare qualche picconata», ha ricordato, un gesto di liberazione condiviso da migliaia di persone, mentre ciò che c'era prima diventava rapidamente un ricordo sbiadito, quasi irraggiungibile. Lei stessa ammette di essere stata solo "sfiorata" dal doping, una pratica di sistema che, però, non la portò in acqua, un percorso che fu invece influenzato dalla figura di suo fratello Sebastian.

Le ombre di una data simbolo

Il 9 novembre, in Germania, è una data carica di stratificazioni e significati contrastanti, un palinsesto di memorie che si accavallano e a volte si scontrano. Oltre alla gioia per la riunificazione del 1989, in quel giorno si commemorano anche le ombre più buie: nel 1918 fu proclamata la fragile Repubblica di Weimar, destinata a un tragico fallimento, e nel 1938 i nazisti scatenarono i pogrom della Notte dei Cristalli, uno degli episodi più feroci di antisemitismo. È proprio questa ambivalenza a rendere la ricorrenza un monito permanente, un richiamo alla vigilanza democratica che il presidente Frank-Walter Steinmeier ha recentemente sottolineato, attaccando con forza quei movimenti politici, come la AfD, che considera un pericolo per le istituzioni e che, secondo la sua visione, andrebbero aboliti.

Il lascito di un'epoca senza utopie

Quel che rimane oggi, a distanza di decenni, è stato definito come "landinismo", una forma meschina e residuale di comunismo, privata di qualsiasi slancio utopico o di qualsiasi promessa di giustizia. È semplicemente quello che avanza quando tutto il resto è crollato, un relitto ideologico che naviga in un presente dove le grandi narrazioni sono state sostituite da un pragmatismo spesso privo di ideali. La caduta del Muro, che pure segnò la fine di un'era di oppressione, non ha generato un mondo di piena luce, ma uno scenario nuovo e complicato, dove le certezze di allora lasciano il posto a interrogativi ancora aperti, in una Germania e in un'Europa che continuano a fare i conti con il proprio passato mentre cercano di definire la propria identità futura.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.