La protesta della GenZ marocchina chiede servizi e giustizia sociale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un'onda di giovani, stimata in centinaia di milioni di potenziali aderenti, sta scuotendo il Marocco, costituendo una forza politica inarrestabile che punta il dito su un divario profondo. Laddove dinamiche globali hanno favorito l’esplosione dell’e-commerce e di una nuova classe media, la politica non è stata in grado di intercettare le istanze di un'intera generazione. Le loro voci, che da giorni risuonano nelle piazze, sintetizzano la frustrazione con uno slogan diretto: «Gli stadi ci sono, ma gli ospedali?», un grido che spesso si spegne mentre la polizia procede ai fermi, già quattrocentonove secondo i dati ministeriali, contestati per la loro parzialità.

I nuovi leader digitali della protesta

La mobilitazione, che ha ormai superato una settimana ininterrotta, mostra due volti principali, nati e cresciuti nel mondo digitale: i collettivi GenZ 212 e Morocco Youth Voices. Sono loro, organizzandosi attraverso piattaforme come TikTok, Discord e Instagram, ad aver soppiantato il ruolo di partiti e sindacati nel guidare i cortei. Pugni alzati e bandiere al vento accompagnano gli slogan urlati a squarciagola, da «Libertà, dignità, giustizia sociale» al più concreto «Non vogliamo i Mondiali, vogliamo ospedali e scuole», che riecheggia dai boulevard di Casablanca fino ai vicoli di Marrakesh.

Le cause della rabbia: mondiali di calcio vs servizi essenziali

Proprio la destinazione di ingenti risorse pubbliche verso mega-infrastrutture sportive, oltre un miliardo di spesa percepita come un affronto, ha catalizzato la rabbia di chi si sente lasciato ai margini, senza prospettive di lavoro dignitose e con servizi essenziali carenti. Questa generazione, nata tra la fine degli anni Novanta e i primi del Duemila, sta dunque ridisegnando il rapporto con lo Stato, imponendo una riflessione sul proprio ruolo nello spazio pubblico con una nuova domanda di partecipazione.

La tensione crescente e i primi tragici episodi

Mentre i collettivi insistono sul carattere pacifico delle manifestazioni, respingendo esplicitamente qualsiasi forma di violenza, la cronaca registra episodi di tensione che hanno avuto esiti tragici. A Lqliaa, nei pressi di Agadir, si sono verificati i primi morti dall’inizio della protesta, dove alcuni giovani hanno perso la vita in circostanze che, stando alle ricostruzioni, li vedrebbero coinvolti in un tentativo di assalto a un commissariato. Questi eventi, insieme a un centinaio di feriti in tutto il regno, aggiungono un tassello complesso a una mobilitazione che deve fare i conti con una realtà sempre più tesa.

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