Il caso di Marco Cappato e il suicidio assistito alla Corte Costituzionale
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Redazione Interno
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Marco Cappato, tesoriere dell'associazione Luca Coscioni, è al centro di un procedimento giudiziario che ha raggiunto la Corte Costituzionale. Cappato è indagato per aver accompagnato due persone, affette da malattie terminali, a morire in una clinica svizzera.
Il contesto
I due casi riguardano un ex giornalista e pubblicitario di 82 anni, affetto da una grave forma di Parkinson, e una donna di 69 anni, malata terminale di cancro. Dopo averli accompagnati in Svizzera, Cappato si è autodenunciato ai carabinieri, venendo quindi indagato per "aiuto" o istigazione al suicidio, secondo l'articolo 580 del codice penale.
Il procedimento giudiziario
Il gip di Milano, Sara Cipolla, ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale del procedimento in cui è indagato Marco Cappato per istigazione o aiuto al suicidio. Questo invio alla Corte costituzionale segue quello del gip di Firenze, per cui è stata già celebrata un’udienza davanti alla Consulta.
La questione della legittimità costituzionale
Il giudice per le indagini preliminari di Milano, Sara Cipolla, ha trasmesso gli atti ai giudici affinché valuti la legittimità costituzionale del reato di aiuto al suicidio di cui risponde Marco Cappato. L'associazione Coscioni ha sottolineato che l'indagine si basa su una legge del 1930.
Questo caso solleva importanti questioni etiche e legali riguardanti il diritto alla vita, la sofferenza e la libertà individuale. La decisione della Corte Costituzionale sarà fondamentale per il futuro della legislazione italiana sul suicidio assistito.




