Roma, il ritorno della Banda della Magliana: 13 arresti tra Testaccio e il Trullo, c’è il patto con i Senese
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Redazione Interno
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Le vecchie trame della criminalità romana, quelle che sembravano sepolte sotto il peso di ergastoli e pentimenti, riaffiorano con una violenza inaudita nelle pieghe della Capitale. All’alba di oggi, i Carabinieri del Nucleo Investigativo hanno eseguito 13 misure cautelari – nove in carcere e quattro ai domiciliari – su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, smantellando di fatto un’organizzazione che, come emerge dalle carte dell’inchiesta, era radicata e strutturata in modo quasi professionale. L’operazione, denominata “Ritorno al crimine”, non è solo un’azione repressiva contro il narcotraffico, ma restituisce l’immagine di un sistema criminale evoluto, capace di cucire insieme gli storici esponenti della Banda della Magliana con gruppi legati alla camorra e alla ‘ndrangheta.
Il broker di cocaina in grembiule: chi è Raffaele Pernasetti
Tra i 13 fermati spicca il nome di Raffaele Pernasetti, 75 anni, meglio noto negli ambienti della mala come “Er Palletta”. La sua storia criminale, costellata da condanne per omicidio e associazione a delinquere, si intreccia oggi con una nuova accusa: quella di fare da “broker” per l’acquisto di ingenti quantitativi di cocaina e hashish. Gli investigatori lo descrivono come un elemento insostituibile dell’organizzazione, una sorta di figura dormiente ridestatasi dal letargo della semilibertà. Dopo la scarcerazione avvenuta nel 2016, Pernasetti si era rifugiato in una parvenza di normalità, lavorando come cuoco nel ristorante di proprietà del fratello a Testaccio, locale che, secondo le indagini, è diventato il quartier generale occulto delle trattative illecite. È lì, tra i fornelli e il viavai di clienti sospetti, che l’ex boss tesseva la rete di contatti con i clan Senese e una cosca di Platì, garantendo un flusso costante di droga destinato a rifornire le piazze di spaccio dei quartieri Trullo, Corviale, Magliana Nuova, Monteverde Nuovo e Garbatella.
La spedizione punitiva e il metodo mafioso
Ma l’ordinanza del gip non si limita a contestare a Pernasetti il solo traffico di stupefacenti. A suo carico, e a quello dei sodali, figurano ipotesi di reato ben più gravi, tra cui il tentato omicidio aggravato dalle modalità mafiose. Un episodio, in particolare, illumina la ferocia del gruppo: la vicenda di un meccanico, indebitato per una somma di 8 mila euro legata a precedenti cessioni di droga. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’uomo sarebbe stato prima minacciato con una pistola alla tempia e selvaggiamente picchiato da Pernasetti in persona. Non avendo ottenuto il denaro, la frangia armata dell’organizzazione avrebbe organizzato una spedizione punitiva: il 25 marzo 2024, in via Pian delle Torri, nel cuore della Magliana, la vittima è stata raggiunta da tre colpi di arma da fuoco alle gambe, un classico “esempio” per intimidire il territorio e riaffermare il controllo assoluto sul debito.
L’alleanza con i Senese e la 'ndrangheta
L’elemento che più allarma gli investigatori della Dda, tuttavia, è la capacità rigenerativa del sodalizio. A capo dell’organizzazione non c’è un vecchio boss, ma Manuel Severa, detto “Il Matto”, figura già nota alle forze dell’ordine per essere considerato uno dei mandanti dell’omicidio di Cristiano Molè, il 34enne ucciso con otto colpi di pistola al Corviale nel gennaio 2024. L’operazione di oggi dimostra come il vuoto di potere lasciato dalle storiche famiglie romane sia stato rapidamente colmato da un “sistema” ibrido, dove l’esperienza dei vecchi condannati – come Pernasetti, che vanta rapporti con i servizi segreti secondo alcune rivelazioni di pentiti – si sposa con la spregiudicatezza delle nuove leve e la forza di fuoco delle mafie straniere. Il patto con il clan Senese, di origine campana, e la collaborazione con la ‘ndrangheta non sono dettagli di contorno, ma la struttura portante di un’alleanza che, per mesi, ha garantito l’approvvigionamento di decine di chili di droga settimanali e un giro d’affari stimato in decine di migliaia di euro, consolidando un controllo mafioso su interi quadranti della periferia romana.




