Dji, la Osmo Pocket 4 raddoppia con doppia lente e zoom ottico 3x

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Piccola, stabilizzata, sempre pronta. Con la Osmo Pocket 4, Dji aggiorna un dispositivo che, negli ultimi anni, è diventato uno standard implicito per la produzione video, specialmente all’interno di quella galassia che ruota attorno alla creator economy, ai social network e all’immediatezza operativa che questi richiedono. L’azienda cinese ha presentato ufficialmente il nuovo modello – una camera tascabile con gimbal a tre assi – e lo ha fatto a Moncalieri, scegliendo una location insolita per sottolineare, forse, la vocazione itinerante e professionale del prodotto. La vera sorpresa, tuttavia, non riguarda tanto il modello base, quanto quello che ancora si trova chiuso nei laboratori.

La conferma del doppio obiettivo e dello zoom ottico

Mentre la Osmo Pocket 4 debutta sul mercato, l’attenzione degli addetti ai lavori è già rivolta a un teaser apparso su Weibo. Qui il produttore ha confermato l’esistenza di una versione più avanzata, denominata “Osmo Pocket 4P” (o “Osmo Pocket 4 Pro”, secondo le prime interpretazioni), che monterebbe una doppia lente e uno zoom ottico 3x. Un salto tecnologico non indifferente, se si considera che il modello base – pur con tutte le sue indubbie qualità – si affida ancora a una soluzione a obiettivo singolo. Il teaser, visionato da migliaia di utenti, non mostra però il dispositivo in funzione; si limita a suggerirne le linee essenziali, lasciando intendere che Dji abbia deciso di tenere per sé il gioiello della gamma, almeno per il momento.

Prestazioni video da riferimento: 4K a 240 fps e sensore da 1 pollice

La Osmo Pocket 4, nella sua versione appena lanciata, alza comunque l’asticella in modo significativo. Il cuore tecnico è un sensore CMOS da 1 pollice, accompagnato da un’apertura f/2.0, da una gamma dinamica che raggiunge i 14 stop e da un profilo colore D-Log a 10 bit. Il dato più eclatante, però, resta la registrazione in 4K fino a 240 fotogrammi al secondo: una caratteristica, quest’ultima, che fino a poco tempo fa sembrava appannaggio esclusivo di macchine da presa molto più ingombranti e costose. Il salto generazionale rispetto alla Pocket 3 – che pure aveva venduto bene, forte di una stabilizzazione eccellente – si percepisce soprattutto nella gestione delle scene difficili e nell’uso rapido, senza treppiedi o accessori esterni. La memoria interna, da 107 GB, è un altro elemento che fa la differenza: permette di registrare senza fare immediato affidamento su schede SD, una comodità non da poco per chi lavora in mobilità.

Tracking intelligente e mercato dei creator

Dji ha integrato nella Pocket 4 un sistema di tracciamento intelligente dei soggetti, una funzione che si rivela preziosa per vlogger e professionisti della produzione mobile. Il gimbal a tre assi segue i movimenti della persona inquadrata con una fluidità che la vecchia generazione poteva solo sognare; e lo fa senza richiedere interventi manuali continui, un dettaglio che snellisce i tempi di ripresa. L’azienda, in sostanza, punta a consolidare il proprio dominio in quel segmento di mercato dove compattezza e qualità devono convivere senza compromessi. Non si tratta più di una semplice “action cam” da intrattenimento, ma di uno strumento che molti professionisti – anche nel settore dell’informazione e dei documentari leggeri – stanno iniziando a considerare come alternativa valida a soluzioni più pesanti. E con la prospettiva di una versione Pro dotata di doppia lente e zoom ottico, il confine tra camera tascabile e attrezzatura semi-professionista destinato a diventare sempre più labile.

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