Suicidio medicalmente assistito, il Veneto si prepara al voto storico: la legge di iniziativa popolare verso l’approvazione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre a Roma il Parlamento e il governo continuano a rimandare l’intervento su una delle questioni etiche e giuridiche più delicate del nostro tempo, è una Regione del Nord, e per giunta di centrodestra, a fare quel passo che tutti attendevano da anni. Dal 2019, anno della sentenza della Corte Costituzionale sul caso di Fabiano Antoniani, conosciuto come dj Fabo, la Consulta aveva infatti sollecitato il legislatore a colmare un vuoto normativo, indicando con precisione le condizioni in cui il suicidio medicalmente assistito non sarebbe più stato punibile.

Quel monito, però, è rimasto sostanzialmente inascoltato per sette lunghi anni, e oggi il testimone è passato alle autonomie locali: il Veneto si appresta a diventare la prima Regione italiana a dotarsi di una legge organica in materia, superando sul filo di lana tutte le precedenti iniziative partite dai territori di centrosinistra.

Il clima, dentro e fuori l'aula di Palazzo Ferro Fini, è quello delle grandi occasioni, con la folla dei manifestanti che ieri ha reso plastico il contrasto di opinioni su un tema che tocca le corde più profonde della coscienza individuale e del senso di comunità civile.

Un iter lungo e tortuoso, tra emendamenti e colpi di scena

La macchina amministrativa e politica si è messa in moto fin dalle prime ore del mattino, quando intorno alle 10.30 i lavori dell'Assemblea legislativa sono ripresi dopo una prima giornata di confronto generale. Ieri, il dibattito si era arenato sulla mole degli interventi programmati, tanto che alcuni consiglieri non avevano potuto esprimere il proprio parere, e la seduta odierna si è aperta proprio per concedere loro l'ultima occasione di replica.

Una volta esaurita la fase degli interventi, la partita si è spostata sul terreno più tecnico e al tempo stesso più politico: quello degli emendamenti, ben 38 in tutto, di cui dieci presentati dalla maggioranza di centrodestra e ben 28 dalle fila dell'opposizione di centrosinistra, a testimonianza di quanto il tema sia sentito da entrambi gli schieramenti, al di là delle tradizionali appartenenze.

Ed è proprio su questo terreno che è maturata la sorpresa più rilevante: dopo un serrato confronto, le due parti sono riuscite a trovare un'intesa di larga massima, tanto che il centrodestra si è impegnato a sostenere 17 delle 28 modifiche proposte dal centrosinistra, un dato che lascia presagire un voto finale ampio e trasversale.

L'eccezionalità del caso veneto e il vuoto della politica nazionale

La dinamica, come sottolineato da Michele Bocci in una recente videoanalisi, è tanto più significativa se si considera il contesto politico di riferimento: il Veneto è una Regione governata dal centrodestra, eppure è proprio qui che si sta consumando il primo esperimento normativo organico sul fine vita, quasi a voler dimostrare che su certi temi la geografia politica perde di importanza di fronte alla necessità di rispondere a domande esistenziali e giuridiche concrete.

Il paradosso, del resto, è evidente: sono state le Regioni di centrosinistra a muovere i primi passi in questa direzione, ma è stata una Regione di centrodestra a portare a compimento l'iter, supplendo, come ha ricordato Bocci, a una carenza del governo centrale e del Parlamento che dura ormai da oltre sei anni.

Di fronte all'inerzia di Roma, le istituzioni locali hanno preso in mano la situazione, consapevoli che la sentenza della Consulta non poteva rimanere lettera morta e che i cittadini, in assenza di una legge, sarebbero rimasti esposti a un grigio limbo giuridico, dove il diritto all'autodeterminazione si scontra con il rischio di conseguenze penali per i medici e per chiunque si faccia carico di accompagnare il malato nell'ultimo tratto della sua esistenza.

Il nodo delle coscienze e il voto finale nel pomeriggio

Il clima nell'aula, dunque, è tesissimo ma non privo di quella tensione costruttiva che accompagna le decisioni epocali: ogni consigliere, come è emerso ieri durante le manifestazioni esterne, si trova a fare i conti non solo con le indicazioni di partito, ma con la propria storia personale, con le esperienze vissute e con il peso di una scelta che non ammette mezze misure.

Dopo le dichiarazioni di voto, che rappresenteranno l'ultimo atto del dibattito ufficiale, si procederà allo scrutinio palese, con il voto finale atteso nel primo pomeriggio di oggi, salvo intoppi o sorprese dell'ultimo minuto che potrebbero allungare i tempi della discussione.

Tuttavia, l'accordo di ieri tra le forze politiche appare solido e i numeri in aula sembrano garantire una maggioranza più che sufficiente per il via libera definitivo, un passaggio che segnerà una svolta nella legislazione italiana e che, con tutta probabilità, diventerà un modello o un precedente per le altre Regioni, costringendo finalmente il Parlamento a uscire dal proprio torpore.

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