Georgescu fermato a Bucarest: armi e mazzette al centro dell’inchiesta
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Redazione Esteri
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La Romania è tornata a fare i conti con un nuovo capitolo di tensione politica, dopo l’annullamento del secondo turno delle presidenziali dello scorso 8 dicembre. Protagonista involontario di questa vicenda è Calin Georgescu, leader sovranista di estrema destra e figura di spicco filorussa, che ieri è stato fermato dalla polizia di Bucarest. L’arresto, avvenuto ufficialmente per un’infrazione al codice stradale, si è trasformato in un interrogatorio durato cinque ore, durante le quali sono emersi dettagli inquietanti.
Georgescu, che aveva trionfato a sorpresa al primo turno delle elezioni del 24 novembre, è stato intercettato mentre era in auto. I suoi collaboratori, attraverso i social, hanno denunciato l’accaduto, sostenendo che il leader stesse per presentare la sua nuova candidatura alla Presidenza. Tuttavia, le indagini hanno preso una piega diversa: durante le perquisizioni condotte in locali legati al suo staff, sono stati rinvenuti soldi e un arsenale di armi. Nella casa di Horațiu Potra, guardia del corpo di Georgescu, è stata scoperta una stanza segreta contenente pistole, mitragliatrici, granate, armi da lancio e munizioni.
Le autorità rumene, che hanno iscritto Georgescu nel registro degli indagati, stanno ora cercando di chiarire il legame tra il leader politico e il materiale ritrovato. Le posizioni filorusse e xenofobe di Georgescu, già al centro di polemiche durante la campagna elettorale, hanno alimentato sospetti di ingerenze esterne, in particolare da parte di Mosca, che avrebbero portato all’annullamento delle elezioni.
La notizia dell’arresto ha scatenato reazioni immediate, con Elon Musk che è sceso in campo in difesa di Georgescu, definendo l’accaduto un atto contro “una persona che ha ottenuto il maggior numero di voti”. Intanto, in Romania, la gente è scesa in piazza, mentre il clima politico rimane teso e carico di incertezze.




