Stipendi di marzo più pesanti, tra lo sconto fiscale sui rinnovi contrattuali e gli arretrati per gli statali

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Arrivano i primi effetti concreti della legge di Bilancio 2026 sui cedolini dei lavoratori dipendenti, e marzo si configura come il mese della svolta per quanto riguarda il potere d’acquisto delle retribuzioni. Con l’emissione delle buste paga di questi giorni, infatti, scatta l’applicazione dell’imposta sostitutiva al 5% sugli incrementi retributivi legati ai rinnovi dei contratti collettivi nazionali, una misura fortemente voluta per sostenere il reddito dei lavoratori del settore privato. Parallelamente, una parte consistente dei dipendenti pubblici si vede recapitare, in alcuni casi già in queste ore, arretrati e conguagli frutto di tornate contrattuali pregresse, con la restante parte che confluirà invece nell’ordinario appuntamento di fine mese.

Il meccanismo della flat tax al 5% e i suoi effetti sui principali Ccnl

La novità più rilevante introdotta dalla legge di Bilancio 2026, per come chiarita dalla circolare n. 2/E dell’Agenzia delle Entrate, è senza dubbio la cosiddetta flat tax contrattuale. Si tratta di un regime di tassazione sostitutiva che, per il solo anno 2026, riduce dal 23% (aliquota minima Irpef) al 5% il prelievo sugli aumenti derivanti dai rinnovi dei contratti nazionali, a patto che siano stati sottoscritti tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026. Possono beneficiarne i lavoratori del settore privato con un reddito da lavoro dipendente, riferito al 2025, non superiore a 33.000 euro, e l’agevolazione si applica non solo alle dodici mensilità ordinarie ma anche a tredicesima, quattordicesima e, per la quota a carico del datore di lavoro, a periodi di malattia, maternità e infortunio.

A fornire un quadro preciso dell’impatto concreto di questa misura ci hanno pensato i calcoli della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, i quali hanno preso in esame tre dei contratti più rappresentativi del panorama produttivo italiano: il commercio, le telecomunicazioni e i metalmeccanici. Dall’analisi emerge come il risparmio d’imposta, che si traduce in un netto più elevato in busta paga, vari sensibilmente a seconda dell’entità dell’aumento riconosciuto dal singolo rinnovo. Per i lavoratori del commercio, in particolare per un inquadramento al Livello II con una retribuzione annua lorda di 31.400 euro, l’aumento contrattuale previsto per il 2026 ammonta a 2.698 euro: applicando l’imposta sostitutiva del 5% invece dell’Irpef ordinaria, il risparmio annuo può raggiungere quota 851 euro. Scendendo nella graduatoria, i dipendenti delle telecomunicazioni, con un livello 6 (30.248 euro di Ral) e un aumento di 1.709 euro, ottengono uno sconto di poco superiore ai 500 euro, mentre per i metalmeccanici i benefici sono più contenuti: per un livello B1, con 30.529 euro di Ral e un aumento di 841 euro, il risparmio si attesta sui 250 euro, scendendo a 188 euro per un livello D1, la cui Ral di 22.989 euro determina un incremento di 634 euro.

La detassazione al 15% per notturno e festivo e le istruzioni per i datori

Oltre agli aumenti contrattuali, la busta paga di marzo recepisce un’ulteriore agevolazione, sempre prevista dalla manovra, che riguarda specifiche indennità. Per i lavoratori del settore privato con un reddito 2025 non superiore a 40.000 euro, è prevista un’imposta sostitutiva del 15% sulle maggiorazioni per lavoro notturno, festivo, nei giorni di riposo settimanale e per il lavoro a turni, entro un limite massimo di imponibile annuo di 1.500 euro. Le simulazioni della Fondazione Studi evidenziano che, ipotizzando di raggiungere il tetto dei 1.500 euro di indennità agevolabili, il risparmio fiscale può variare da circa 80 euro per chi ha un reddito di 12.000 euro annui, fino a 690 euro per chi si avvicina al limite massimo dei 40.000 euro. È importante sottolineare come l’applicazione di entrambe le misure sia automatica da parte del datore di lavoro, salva la facoltà del dipendente di rinunciarvi per iscritto qualora ritenga più conveniente la tassazione ordinaria. Per i lavoratori che nel 2025 hanno cambiato datore, sarà comunque necessario attestare il reddito pregresso per consentire la verifica dei requisiti.

Arretrati e conguagli per il pubblico impiego: le cifre in arrivo

Sul fronte del pubblico impiego, il mese di marzo si caratterizza per l’arrivo di somme arretrate legate al rinnovo del contratto del comparto Funzioni centrali, che interessa ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici. L’intesa siglata tra sindacati e Aran, valida per circa 240mila dipendenti, copre il triennio 2016-2018 e porta con sé una tantum che, a seconda della qualifica, oscilla tra i 370 euro delle fasce retributive più basse e i 712 euro di quelle più alte, per una media di circa 492 euro lordi a testa. Oltre a questi arretrati, che in alcuni casi sono già stati liquidati nei giorni scorsi, da marzo scatta anche l’aumento a regime, pari in media a 85 euro lordi mensili. Si tratta di un adeguamento che, sommando l’una tantum per gli anni pregressi e i nuovi importi mensili, inciderà in modo significativo sul potere d’acquisto di questa categoria di lavoratori.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.