Il Milan perde con il Parma e sprofonda a -10, ma Landucci non cerca alibi: “Sui blocchi sono strategie, non cerchiamo scuse”
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Redazione Sport
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La ventiseiesima giornata di Serie A, almeno per quanto riguarda l’altra sponda della città, rischia di lasciare il segno ben oltre il semplice risultato numerico. Il Milan, infatti, è caduto tra le mura amiche di San Siro contro un Parma ordinato e cinico, incassando uno 0-1 che allontana definitivamente i rossoneri dalla vetta della classifica, ora saldamente occupata dall’Inter con un margine che tocca la doppia cifra, dieci punti per l’esattezza -3. Una domenica storta, si potrebbe dire, e non solo per l’esito del match, considerando il clima pesante che si è respirato attorno alla squadra.
La sfida contro i ducali, guidati da Carlos Cuesta, ha visto i rossoneri impegnati in un tentativo di assedio che però, come spesso accade quando ci si trova davanti a difese compatte e ben disposte, si è rivelato sterile e a tratti confusionario -1. Non è mancata la sfortuna, va detto, con un palo interno clamoroso colpito da Rafa Leao nella ripresa che avrebbe potuto cambiare l’inerzia dell’incontro, ma sarebbe riduttivo ricondurre la sconfitta al solo episodio -6. La musica in casa Milan si era complicata ancor prima del fischio d’inizio, con Mattia Gabbia costretto al forfait nel riscaldamento per un problema alla coscia; un inconveniente a cui si è aggiunto, dopo appena dieci minuti di gioco, il brutto infortunio di Ruben Loftus-Cheek, uscito in barella dopo uno scontro aereo con il portiere Corvi che gli ha provocato la rottura di alcuni denti e un forte trauma cranico -1.
In un contesto già di per sé teso, con Massimiliano Allegri squalificato e in tribuna, la gestione della gara è stata affidata al suo vice, Marco Landucci. Ed è proprio dalla sua analisi post-partita che emerge un dato interessante, lontano dalle solite polemiche da moviola che spesso accompagnano partite di questa fattispecie. L’episodio contestato, naturalmente, riguarda la rete decisiva siglata da Troilo all’84’ sugli sviluppi di un calcio d’angelo: un colpo di testa che, inizialmente, l’arbitro Piccinini aveva annullato per un presunto blocco su Maignan, salvo poi convalidarlo dopo la revisione al monitor suggerita dal VAR -8. Per l’ex fischietto Graziano Cesari, intervenuto nella trasmissione Pressing per analizzare la dinamica, i contatti erano entrambi da punizione, sia quello su Maignan che quello tra Bartesaghi e Troilo, ma il protocollo VAR non avrebbe comunque potuto intervenire per la natura non chiara ed evidente dell’errore.
Landucci, dal canto suo, ha tagliato corto con una lucidità che lascia poco spazio a facili dietrologie. “Anche noi, quando battiamo i calci d’angolo, facciamo i cosiddetti semi blocchi per liberare lo spazio ai nostri saltatori”, ha spiegato il vice allenatore ai microfoni, quasi a voler smontare qualsiasi alibi pre-costruito. La sua riflessione è andata dritta al nocciolo della questione, ovvero la sostanza di una prestazione che, al di là delle decisioni arbitrali, non è riuscita a produrre ciò che contava, ossia il gol. “Quel contatto”, ha aggiunto riferendosi alla carica su Maignan, “non deve diventare un pretesto per giustificare una sconfitta che potevamo e dovevamo evitare”. Una posizione netta, che sposta l’asse della discussione dalle aule dei tribunali televisivi al campo, dove il Milan ha sì costruito tanto, ma senza mai trovare la via della rete, fermato da un Corvi attento e da una propria sterilità offensiva che ormai rappresenta un tormentone ricorrente -5-10.
I fantasma del passato e la domenica amara delle grandi
La sconfitta dei rossoneri, che interrompe una striscia positiva che durava da ventiquattro turni, ha un peso specifico notevole non solo per il distacco dall’Inter, divenuto ormai probabilmente incolmabile, ma anche per la classifica avulsa e per il morale -6. Se è vero che il Napoli è caduto a sua volta, lasciando il secondo posto sempre in mano al Milan, è altrettanto vero che i ragazzi di Allegri vedono ora lo Scudetto come un miraggio, mentre devono iniziare a guardarsi le spalle da Roma e Atalanta, vincenti nei rispettivi impegni. Il Parma, dal canto suo, ha infilato la terza vittoria consecutiva, allontanandosi sensibilmente dalla zona calda della classifica e dimostrando una solidità che in pochi, ad inizio stagione, avrebbero pronosticato -8.
Il paradosso, per i colori rossoneri, è che la prestazione non è stata del tutto negativa. Il possesso palla è stato monopolizzato, le occasioni, seppur non nitidissime, sono state create. Ma il calcio, si sa, vive di risultati e di cinismo sotto porta. Leao e Pulisic, schierati insieme in un modulo collaudato, hanno alternato giocate di pregio a scelte discutibili, mentre l’ingresso di Fullkrug non ha sortito l’effetto sperato -7. La sensazione, alla fine, è che il Milan abbia pagato a caro prezzo quei dieci minuti di black-out mentale e quelle poche distrazioni che, contro squadre organizzate come il Parma, diventano letali. E mentre i tifosi ducali invadono i social per esultare, a Milanello non resta che fare i conti con una realtà impietosa: la rincorsa all’Inter è finita ancor prima di cominciare, e la stagione ora si gioca tutta sulla conferma del secondo posto e su un percorso in coppa che possa ridare slancio all’ambiente.




