Milan-Parma, Landucci e la prova del Var: "I semiblocchi li facciamo anche noi, ma non cerchiamo alibi"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
La notte di San Siro si chiude con il Milan al tappeto, sconfitto per uno a zero dal Parma, e con un clamoroso episodio arbitrale a gettare un’ombra lunga sul finale della ventiseiesima giornata. La rete di Troilo, arrivata all’ottantaquattresimo minuto sugli sviluppi di un calcio d’angolo, è stata inizialmente annullata dal direttore di gara Piccinini per un presunto fallo in attacco, salvo poi essere convalidata dopo un lungo on-field review. Una decisione, quella del fischietto forlivese, che ha scatenato l’ira dei tifosi rossoneri, i quali vedono nel blocco di Lautaro Valenti su Mike Maignan un’ostruzione quanto mai evidente, tale da impedire al portiere francese di intervenire sul pallone. Eppure, nello spogliatoio di casa, non c’è spazio per recriminazioni. Marco Landucci, chiamato a sostituire Max Allegri in panchina per squalifica, ha spento sul nascere qualsiasi tentazione polemica, usando parole misurate ma di una chiarezza cristallina.
Per Landucci, l’episodio va letto all’interno di una dinamica di gioco ben precisa. “I semiblocchi li facciamo anche noi, non è che siamo nuovi a certe situazioni”, ha tagliato corto il vice allenatore rossonero, analizzando la giocata che ha deciso il match. Una frase, la sua, che sposta l’asse del discorso dal campo conteso della moviola alla realtà cruda del rettangolo verde, dove certe schermaglie, soprattutto in area di rigore, entrano a far parte del mestiere. Il riferimento di Landucci è a quelle partite in cui, specularmente, è la propria squadra a cercare il vantaggio su palla inattiva, e la linea di confine tra fallo e astuzia diventa spesso labile, affidata all’interpretazione del momento. Ma l’ex vice di Allegri, pur riconoscendo la dinamica dubbia, non ha voluto caricarla di un peso che non ritiene di doverle attribuire: “Era fallo? Può anche darsi, ma non deve diventare un alibi per non aver vinto”.
Una serata storta, insomma, che la squadra di via Aldo Rossi deve archiviare in fretta, e che le cifre della partita restituiscono in tutta la loro complessità. Al di là della moviola, il Milan ha collezionato tiri e costruito occasioni, pur senza riuscire a perforare la retroguardia emiliana guidata da un monumentale Troilo. Leao ha colpito un palo clamoroso, Pulisic ha sprecato più di una ghiotta opportunità e Füllkrug, subentrato nella ripresa, non ha trovato la zampata vincente. A rendere la serata ancora più amara ci hanno pensato anche i problemi fisici che hanno falcidiato la formazione di Allegri già prima e durante la gara: Mattia Gabbia ha dato forfait nel riscaldamento per un fastidio alla coscia, mentre Ruben Loftus-Cheek è stato costretto ad abbandonare il campo in barella dopo appena undici minuti, a seguito di uno scontro violento con il portiere del Parma Corvi, che gli è costato la rottura di alcuni denti.
Il peso di un ko che riapre scenari già segnati
La sconfitta interrompe una striscia positiva che durava da ventiquattro partite e ridisegna, con tratti ancor più netti, una classifica che ora racconta di un distacco di dieci lunghezze dalla vetta occupata dall’Inter. Un margine che sa di resa definitiva sul piano scudetto, anche se in casa rossonera si prova a guardare avanti senza perdersi in inutili voli pindarici. Landucci, nell’analisi a caldo, ha preferito concentrarsi sull’atteggiamento dei suoi, elogiando di fatto la prova del Parma, squadra organizzata e capace di chiudere ogni varco con intelligenza e spirito di sacrificio. “Non siamo contenti, il Parma ha disputato un’ottima partita. Oggi la palla non voleva proprio entrare”, ha ammesso, usando la metafora classica del pallone che sembra dotato di una propria volontà per spiegare l’incredibile sterilità offensiva del suo reparto avanzato.
Il tema, per il Milan, non è tanto l’episodio singolo, quanto la difficoltà strutturale di scardinare difese attrezzate come quella guidata da mister Cuesta. La sensazione, al triplice fischio, è che i rossoneri abbiamo pagato a caro prezzo una serata di scarsa vena realizzativa, aggravata dalle assenze e dagli infortuni, e che l’addio al sogno del Titolo abbia il sapore amaro di un’occasione persa più per demeriti propri che per colpe altrui. Resta la prestazione del Parma, che porta a casa tre punti pesantissimi in ottica salvezza e lo fa nel modo più prestigioso, espugnando un fortino come San Siro, dove il Milan non perdeva in campionato da oltre un anno.
Keita e Troilo, i giganti di una serata perfetta
Se da un lato la delusione rossonera è palpabile, dall’altro c’è la gioia incontenibile di una squadra, quella parmense, che ha interpretato la partita con il cinismo delle grandi occasioni. In mezzo al campo, Keita è stato un autentico motorino inesauribile, capace di legare i reparti e spezzare sul nascere le trame di gioco avversarie, mentre dietro Troilo ha giganteggiato, prima con chiusure impeccabili e poi con quel salto vincente che ha deciso il match. Per il difensore argentino, autore della rete decisiva, la soddisfazione personale si unisce a quella collettiva: battere il Milan a San Siro rappresenta un’impresa che pochi si sarebbero aspettati alla vigilia, ma che certifica la crescita di un gruppo che crede fermamente nella possibilità di centrare una salvezza tranquilla.
Sull’altro fronte, a dover fare i conti con l’amarezza è soprattutto chi, come Saelemaekers e Bartesaghi, ha vissuto una serata al di sotto delle aspettative. Il primo, ammonito e poco incisivo, non è riuscito a dare la scossa sulla fascia; il secondo, schierato in una posizione ibrida tra difesa e centrocampo, ha pagato dazio nel duello aereo proprio con Troilo, perdendo un contrasto che si è rivelato fatale per l’economia del risultato. Landucci ha provato a correre ai ripari inserendo forze fresche, ma neppure l’ingresso di Pavlovic e degli altri attaccanti ha sortito l’effetto sperato. Il dato finale parla chiaro: zero reti segnate, e la consapevolezza che in un campionato competitivo come la Serie A, definita dallo stesso Landucci “il più difficile al mondo”, ogni distrazione o pomeriggio no si paga a caro prezzo.




