Il Milan perde terreno, il Parma trova una vittoria pesante e il Var finisce al centro del dibattito
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
La lunga rincorsa del Milan, quella che nelle ultime settimane aveva riacceso un flebile entusiasmo attorno alla possibilità di insidiare la vetta della classifica, si è infranta ieri sera contro il muro eretto dal Parma e, soprattutto, contro la testa di Mariano Troilo. Nel posticipo della ventiseiesima giornata di Serie A, giocato a San Siro, i rossoneri hanno incassato la seconda sconfitta in campionato – la prima tra le mura amiche – interrompendo una striscia positiva che durava da ventiquattro turni, e il colpo per l’ambiente, a sentire le parole del viceallenatore Marco Landucci, è stato tutt’altro che semplice da digerire. Con Massimiliano Allegri squalificato, è toccato a lui presentarsi in sala stampa e analizzare una serata storta, nella quale la sfortuna e un avversario ostico hanno giocato un ruolo determinante. “Non siamo contenti”, ha esordito Landucci, “il Parma ha disputato un’ottima partita, chiuso e grintoso su ogni pallone. Oggi la palla proprio non voleva saperne di entrare”. Un concetto, quest’ultimo, che il tecnico ha ribadito più volte, quasi a voler sottolineare una serata di streghe fatta di occasioni nitide – su tutte il palo interno colpito da Rafael Leao nella ripresa – e di un forcing incessante che però non ha mai trovato la via della rete.
Se il dato statistico parla di un possesso palla schiacciante e di una supremazia territoriale netta da parte dei rossoneri, il risultato finale racconta invece di una squadra che, nonostante gli sforzi, ha dovuto alzare bandiera bianca di fronte all’unico tiro nello specchio della porta degli emiliani, trasformato in oro colato da Troilo. E proprio quel episodio, avvenuto all’80’ su sviluppo di un calcio d’angolo, è destinato a far discutere a lungo, dividendo l’opinione pubblica tra chi ritiene corretta la decisione finale e chi, invece, parla di un chiaro errore di valutazione. L’arbitro Piccinini, inizialmente, aveva annullato la rete segnalando un’ostruzione di Valenti ai danni di Mike Maignan; ma dopo la revisione al monitor, il giudice di gara ha ribaltato la propria decisione, convalidando il goal che ha gelato San Siro e spedito l’Inter, ora allenata da Chivu, a +10 in vetta.
Il nodo Var e l’opinione di Ambrosini: un contatto al limite che divide
Tra i tanti che hanno commentato a caldo la sfida, spicca l’analisi di Massimo Ambrosini, ex centrocampista del Milan e della Nazionale, il quale, intervenuto sui microfoni di Dazn, si è soffermato a lungo sulla genesi del goal decisivo e sulla gestione arbitrale della gara. L’ex capitano rossonero ha espresso più di una perplessità riguardo alla procedura che ha portato alla convalida della rete, sollevando un dubbio che va al di là del semplice tifo. “Il goal di Troilo? Non mi sembra che ci fossero gli estremi per un intervento così netto del Var”, ha esordito Ambrosini, spiegando il suo punto di vista. “L’arbitro in campo aveva giudicato il movimento di Valenti su Maignan come falloso, e non dico che il portiere dovesse buttarsi a terra o fare scene, anzi, forse è stato troppo passivo. Ma in area di rigore, su azione da fermo, il metro di giudizio è sempre difficilissimo”. Secondo l’ex centrocampista, ciò che ha convinto la sala Var a richiamare Piccinini è stata l’abilità di Valenti nel posizionarsi senza un contatto esplicito con le mani, una sorta di “passettino furbo” che, se da un lato disturba chiaramente il raggio d’azione del portiere, dall’altro non configura un fallo evidente e flagrante come richiesto dal protocollo per un on-field review. Una sottigliezza che, in un momento così delicato della stagione, rischia di pesare come un macigno sulle ambizioni di una piazza.
Le difficoltà strutturali e l’obiettivo dichiarato: un discorso di priorità
Oltre al caso arbitrale, che pure occupa le prime pagine dei talk show sportivi, la serata di San Siro lascia in eredità al Milan anche problemi ben più tangibili e preoccupanti sul fronte della tenuta fisica della rosa. La partita, infatti, era iniziata nel peggiore dei modi per i padroni di casa, con Ruben Loftus-Cheek costretto ad abbandonare il campo in barella dopo soli dieci minuti a causa di un brutto scontro di gioco con il portiere del Parma, Corvi. Un infortunio che, secondo le prime ricostruzioni, ha causato al centrocampista inglese la rottura di alcuni denti, un episodio che si aggiunge al forfait dell’ultimo minuto di Mattia Gabbia, fermato da un risentimento muscolare durante il riscaldamento. Nonostante queste defezioni e la beffa finale, Landucci ha cercato di non cercare alibi, spostando immediatamente il focus sull’obiettivo principale della società, quello dichiarato a inizio stagione e ribadito con forza anche a pochi giorni dal termine del mercato. “La squadra è dispiaciuta, è chiaro, ma noi in questo spogliatoio dobbiamo guardare al nostro percorso”, ha spiegato il vice di Allegri. “Il nostro obiettivo, quello per cui lavoriamo ogni giorno, è tornare in Champions League. Dobbiamo fare più punti possibili per centrare questo traguardo, senza pensare a ciò che fanno gli altri”. Un messaggio chiaro e lineare, che ridimensiona le velleità scudetto – ormai definitivamente tramontate anche per la matematica – e riporta l’asticella su un traguardo certamente più prestigioso di altri, ma che richiederà comunque una pronta reazione già dalla prossima, insidiosa trasferta di Cremona.




