Il Parma ritrova il tris di vittorie che mancava dai tempi di Donadoni, e lo fa ancora contro il Milan
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Redazione Sport
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Non accadeva da oltre undici anni, precisamente da quel marzo del 2014 quando sulla panchina dei ducali sedeva Roberto Donadoni. Il Parma di Cristian Cuesta, con il successo esterno per uno a zero sul Milan a San Siro, ha infilato la terza vittoria consecutiva in campionato, un traguardo statistico che rimanda immediatamente alla memoria dei tifosi più affezionati l’epopea dell’ex tecnico -1. E la coincidenza, si sa, nel calcio non è mai solo un dettaglio: anche allora, in quell’annata lontana, la terza perla della striscia positiva arrivò proprio contro i rossoneri, seppur con un rocambolesco quattro a due -1.
La formazione guidata da Cuesta, in virtù di questa inaspettata impresa al Meazza, ha dunque messo in fila tre gare utili per intero, una striscia che profuma di salvezza tranquilla e che rilancia con forza le ambizioni di una piazza storicamente esigente. Il cinico uno a zero confezionato dai crociati, maturato a dieci minuti dal novantesimo regolamentare, porta la firma di Mariano Troilo, difensore argentino che ha sovrastato di testa Davide Bartesaghi sugli sviluppi di un calcio d'angolo battuto da Emanuele Valeri -6. Quello che ne è seguito, però, non è stato semplicemente un gol, ma il cuore di una querelle arbitrale destinata a tenere banco per giorni.
La lunga notte del VAR e il labile confine tra fallo e contrasto
Quando il direttore di gara, il signor Piccinini di Forlì, ha inizialmente indicato il cerchio di centrocampo per un presunto fallo in attacco, San Siro ha tirato un sospiro di sollievo. Un sollievo che si è trasformato in rabbia quando, dopo essere stato richiamato al monitor dal VAR per una revisione durata oltre quattro minuti, il fischietto romagnolo ha inspiegabilmente cambiato la sua decisione iniziale, convalidando la rete. Nel mirino della moviola, trasmessa in diretta e analizzata senza sosta dai commentatori televisivi, è finito in particolare il comportamento di Lautaro Valenti. Il difensore del Parma, secondo le ricostruzioni più critiche, avrebbe impedito a Mike Maignan, portiere del Milan, di uscire liberamente sui pali per intercettare il traversone, posizionandosi davanti a lui con un movimento del che non aveva lo scopo di giocare il pallone.
Le immagini, visionate e rivisionate, hanno mostrato un contatto, seppur lieve, e un’occupazione dello spazio che di fatto ha bloccato il numero uno francese. Graziano Cesari, opinionista arbitrale per una emittente nazionale, è stato categorico nell’analisi moviola: quel che ha fatto Valenti, avvicinando il busto a Maignan e impedendogli di fatto qualsiasi reazione, è un'infrazione sempre punibile secondo il regolamento -2. A ciò si aggiunge la posizione di Troilo in fase di stacco: il difensore, per restare in volo e impattare il pallone, ha trovato un appoggio sul braccio sinistro dello stesso Bartesaghi, un particolare che per gli ex arbitri avrebbe dovuto comportare quantomeno un secondo controllo più approfondito -2-9.
Leao e la protesta silenziosa: due fotografie per un confronto
Sul terreno di gioco, la delusione dei giocatori rossoneri si è trasformata presto in un mugugno generale nei confronti della direzione arbitrale, ma è stato fuori dal rettangolo verde che la contestazione ha trovato la sua forma più icastica. Rafael Leao, attaccante portoghese protagonista di una prestazione generosa ma sfortunata (per lui anche un palo interno nel secondo tempo), ha affidato ai social network il proprio pensiero, in aperto dissenso con l’operato del signor Piccinini. Attraverso una serie di stories pubblicate sul proprio profilo Instagram, Leao ha accostato due immagini: nella prima, un fermo immagine del gol annullato a Strahinja Pavlovic nella sfida contro il Sassuolo per un fallo in attacco del difensore serbo; nella seconda, la fotografia del salto di Troilo su Bartesaghi, con il braccio dello stesso Troilo ben visibile sulla spalla del giovane difensore del Milan.
Il messaggio, seppur muto e affidato a tre semplici puntini di sospensione, è parso fin da subito fin troppo chiaro: un appello alla coerenza, un modo per sottolineare quella che ai suoi occhi appare come una disparità di giudizio tra un episodio e l’altro. Un gesto che, al di là delle successive dichiarazioni di circostanza, ha alimentato ulteriormente le polemiche attorno a una serata storta per il Milan di Massimiliano Allegri, una serata che oltre alla sconfitta e alle discussioni arbitrali ha regalato anche la preoccupazione per l'infortunio occorso a Ruben Loftus-Cheek, uscito in barella dopo uno scontro di gioco con il portiere avversario Corvi -3-8.
Il peso di un ko che riapre (forse) vecchi scenari
La sconfitta interna, la prima dopo ventiquattro turni di imbattibilità, ha assunto per i rossoneri un peso specifico ben più grave di una semplice battuta d'arresto. Con l’Inter che vola a più dieci in vetta alla classifica, lo scudetto è diventato improvvisamente un miraggio lontanissimo. La squadra di Allegri, privata per squalifica del proprio condottiero in panchina (sostituito dal vice Landucci), ha pagato a caro prezzo una certa sterilità offensiva, dominando il possesso palla ma senza mai trovare la via della rete, complice anche la serata ispirata del portiere crociato Corvi.
Per il Parma, invece, questa vittoria vale doppio. Non solo perché permette di scavare un solco più profondo con la zona calda della classifica, portando i punti in cascina a trentadue, ma anche e soprattutto perché certifica una identità precisa voluta da Cuesta -10. Una squadra capace di soffrire, di attendere il momento giusto e di colpire con cinismo, esattamente come accadeva in quella primavera del 2014 quando Donadoni guidava i suoi verso traguardi insperati. E il destino ha voluto che anche stavolta, a fare da testimone a questa rinascita, ci fosse il Diavolo.




