Il Parma ritrova il tris firmato Donadoni e lo fa ancora una volta contro il Milan, tra le polemiche per un gol che sa di beffa
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Redazione Sport
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Quando si dice la cabala, o forse il destino: il Parma non riusciva nell’impresa di infilare tre vittorie di fila in Serie A dall’epoca in cui sulla panchina sedeva Roberto Donadoni, esattamente dodici anni fa, e guarda caso quel terzo sigillo arrivò proprio contro il Milan, quel 16 marzo 2014, in un rocambolesco quattro a due targato San Siro -6. La storia, si sa, talvolta si ripete, e l’ha fatto con la stessa vittima eccellente, il Milan di Massimiliano Allegri, e con lo stesso, identico copione che vede i ducali esultare sotto la curva del Meazza. A cambiare, semmai, è la natura della rete che ha deciso l’incontro, un’azione da calcio d’angolo che porta la firma di Enzo Troilo, un nome che i tifosi rossoneri difficilmente dimenticheranno e che ha scatenato un vespaio di polemiche destinato a tenere banco per giorni.
L’episodio incriminato, come raccontano le cronache, porta il marchio del cosiddetto “semi-blocco”, quella zona grigia del regolamento che spesso lascia l’arbitro in balia della propria interpretazione. Sul cross di Valeri, la giostra delle mischie è fitta: Lautaro Valenti, difensore del Parma, si avvicina a Mike Maignan con un movimento che appare quanto meno ostacolante, impedendo di fatto al portiere francese di saltare o anche solo di posizionarsi per la respinta -5. I replay mostrano il difensore che, pur senza un contatto violento, cerca con lo sguardo la posizione del numero uno avversario, frapponendosi come uno schermo umano. Marco Piccinini, il direttore di gara, inizialmente ravvisa l’infrazione e annulla tutto, ma è a quel punto che la sala Var, con Matteo Gariglio e Valerio Marini, lo richiama al monitor per un on-field review che durerà quasi due minuti -5. Una sosta lunghissima, che solitamente lascia presagire un dubbio più che una certezza.
Ed è qui che si infiamma il dibattito tecnico: rivedendo le immagini, Piccinini decide che il contatto di Valenti su Maignan non è così determinante da punire, ritenendolo forse un contatto di gioco o comunque non sufficientemente impattante da viziare l’azione. Al contempo, valuta regolare anche il colpo di testa vincente di Troilo, che pure sovrasta Davide Bartesaghi in elevazione, giudicando quel duello aereo come una normale contesa di gioco -3. Un verdetto che ha dell'incredibile se si pensa che, come sottolineato da diversi osservatori tra cui l'ex arbitro Luca Marelli, il blocco del difensore crociato risponde alla perfezione alla fattispecie descritta dalla regola 12, quella che punisce chi ostacola la progressione di un avversario quando il pallone non è giocabile -8. E se anche si volesse accettare la lettura più permissiva sul blocco, rimane il nodo della procedura: l'On Field Review, per regolamento, andrebbe attivato solo in presenza di un chiaro ed evidente errore, non per riesaminare un episodio già fischiato e che presentava margini di interpretazione così ampi.
La furia social di Leao e l’amarezza di un Milan che torna a perdere dopo un’eternità
La reazione negli spogliatoi del Milan è stata immediata e, per certi versi, emblematica dello stato d'animo di una squadra che vede interrotta una striscia positiva lunga ventiquattro partite -2. La sconfitta, la prima in campionato dallo scorso agosto, arriva in un momento delicatissimo della corsa scudetto, complice anche la contestuale vittoria dell'Inter che ora vola a più dieci. Ma a far male, più del risultato, è la modalità. Rafa Leao, nel dopogara, ha aperto il telefono e postato una storia su Instagram che non lascia spazio a fraintendimenti: un fotomontaggio che accosta il gol annullato a Pavlovic in un Milan-Sassuolo, in cui si fischiò un fallo in attacco, e l'esatto momento in cui Troilo sovrasta Bartesaghi nell'area piccola, quasi a sottolineare una disparità di trattamento che grida vendetta -4.
Oltre al danno, per Allegri – che era squalificato e sostituito in panchina da Landucci – c'è anche la beffa degli infortuni: la partita è costata cara ai rossoneri, con Mattia Gabbia out già nel riscaldamento per un problema alla coscia e Ruben Loftus-Cheek costretto a uscire in barella dopo un brutto scontro di gioco che gli ha provocato la rottura di alcuni denti -7. Per il Parma di Carlos Cuesta, invece, è una boccata d'ossigeno pazzesca. L'allenatore spagnolo, che ha parlato di mentalità e di crescita collettiva, ha visto i suoi interpretare alla perfezione la partita, soffrendo per lunghi tratti ma rimanendo compatti, consapevoli che prima o poi un'occasione, magari su palla inattiva come studiato in settimana, sarebbe potuta arrivare -1. Ed è arrivata, nel modo più sporco possibile, ma anche nel modo più efficace.
Moviola in tilt: il regolamento e i suoi interpreti divisi sul verdetto di Piccinini
La moviola, in casi come questo, diventa un campo minato dove ogni opinionista tira l'acqua al proprio mulino. Graziano Cesari, ex arbitro di chiara fama, non ha usato giri di parole: per lui il gol era da annullare su due fronti distinti, sia per il blocco a Maignan – un’ostruzione che definisce “sempre punibile” – sia per la spinta di Troilo su Bartesaghi -3. Al contrario, Luca Marelli, pur concordando sul fatto che l'infrazione di Valenti ci fosse tutta, ha messo l'accento sulla scorrettezza procedurale, sostenendo che la revisione al monitor non andasse nemmeno concessa, mancando i presupposti dell'errore manifesto -8. Insomma, un ginepraio. Quel che è certo è che la tecnologia, pensata per eliminare i dubbi, in questo caso li ha moltiplicati, generando una spaccatura netta tra chi vede un fallo evidente e chi, invece, ritiene che nel calcio moderno contatti di questo genere siano ormai tollerati. L’unico dato oggettivo, al netto delle interpretazioni, è che i tre punti portano la firma del Parma e che la classifica, per i rossoneri, si fa decisamente più complicata.




