La rimonta interrotta del Milan: Landucci evita polemiche sull’arbitro e il Parma festeggia la terza vittoria di fila
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Redazione Sport
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Niente alibi, nessuna recriminazione, zero spazio per le polemiche. Questo, in sintesi, il succo del pensiero di Marco Landucci, vice di Massimiliano Allegri, costretto oggi a sedere in panchina e a presentarsi davanti ai microfoni per effetto della squalifica del tecnico livornese rimediata nella gara infrasettimanale contro il Como. La sua analisi, al termine della gara persa in casa contro il Parma per uno a zero, è lucida e chirurgica, e punta dritto al cuore del problema dei rossoneri, senza cercare riparo dietro le ombre del direttore di gara o del protocollo Var. È una sconfitta, quella maturata al novantesimo, che interrompe una striscia positiva che durava da ventiquattro partite, e che proietta l’Inter, capolista solitaria, a piombo più dieci sui cugini. Un distacco che sa di sentenza, a dodici giornate dal termine.
La gestione dell’episodio e la chiave tattica del match
L’azione che ha deciso il match, il colpo di testa di Troilo all’ottantesimo minuto sugli sviluppi di un calcio d’angolo, porta con sé un corollario di dubbi e di interpretazioni regolamentari. L’arbitro Piccinini, dopo aver inizialmente annullato la rete per un presunto fallo in mischia su Maignan, è stato richiamato al monitor dal Var e ha poi invertito la propria decisione, convalidando il vantaggio ospite. In molti, negli studi televisivi e sui social, hanno gridato allo scandalo, parlando di blocco sistematico del portiere. Landucci, però, non ci sta. “Sono semi-blocchi che anche noi facciamo”, ha dichiarato con onestà intellettuale, riferendosi alla giostra di corpi che si muove in area di rigore in occasione dei calci piazzati. “Quelli li metti lì apposta per giocare la palla sul secondo palo”, ha aggiunto, smontando con poche parole la tesi del complotto e spostando l’attenzione su quello che, per lui, è il vero nodo della questione: l’incapacità della sua squadra di essere cinica sotto porta. Il dato, del resto, è impietoso: decine di tiri, un palo clamoroso colpito da Leao al sessantaquattresimo, e zero reti all’attivo.
Le difficoltà strutturali dei rossoneri contro le difese chiuse
Al di là dell’episodio del gol subito, che ha scatenato un vespaio di opinioni contrastanti e vede lo stesso difensore del Parma, Valenti, respingere con forza ogni addebito (“Ero di schiena, non ho fatto niente”), l’incontro ha messo in luce una difficoltà ormai cronica del Milan. Quando si trova di fronte squadre che si chiudono con ordine, che rinunciano al possesso per colpire in ripartenza, la manovra dei padroni di casa diventa prevedibile, lenta e sterile. Lo ha ammesso lo stesso Landucci a fine partita, sottolineando come la squadra fatichi a trovare gli inserimenti senza palla e a muoversi con la necessaria rapidità per scardinare i catenacci. Nel primo tempo, il ritmo era compassato e il Parma, forte delle due vittorie consecutive alle spalle, ci credeva; nella ripresa, nonostante un leggero forcing, la sfortuna e i riflessi di Corvi, portiere ducale, hanno impedito al Milan di trovare la via della rete. E così, i ducali di Cuesta hanno potuto festeggiare la terza affermazione di fila, allontanandosi ulteriormente dalla zona calda della classifica e regalandosi una domenica di gloria a San Siro.
Le parole dello spogliatoio e il peso specifico della sconfitta
Negli spogliatoi, il clima è di comprensibile amarezza, ma Landucci tiene a distinguere tra frustrazione e alibi. Ha parlato di una serata storta, complicata anche dagli infortuni di Gabbia nel riscaldamento e di Loftus-Cheek, costretto a uscire in barella dopo uno scontro di gioco. “Bisogna resettare”, ha detto il vice di Allegri, cercando di blindare il gruppo dalle polemiche esterne e di proiettare subito lo sguardo al prossimo impegno. Non cerca scuse, e quando gli domandano se quel fallo su Maignan andasse fischiato, rilancia: “Voi che siete neutrali dovete commentare, noi accettiamo la decisione”. È una posizione chiara e lineare, quasi anacronistica in un’epoca in cui ogni episodio dubbio diventa pretesto per processi mediatici lunghi una settimana. Dieci punti di distacco dall’Inter sono tanti, forse troppi per alimentare ancora il sogno tricolore, ma in casa Milan si continua a parlare di Champions League e di obiettivi concreti, piuttosto che di recriminazioni e di se. La cronaca, però, dice che il margine sulla vetta è doppia cifra e che la rimonta, oggi, si è fermata bruscamente.




