Influenza, in Emilia-Romagna 75.000 casi in sette giorni: il picco arriverà tra fine dicembre e febbraio
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Redazione Salute
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L’ondata influenzale che sta attraversando la penisola, dominata dalla variante K del virus A H3N2, ha mostrato un’accelerazione decisa in Emilia-Romagna, dove nel solo arco di una settimana – quella compresa tra il 15 e il 22 dicembre – sono state colpite da sindromi respiratorie acute circa 75.631 persone. I dati, forniti dal sistema di sorveglianza RespiVirNet e diffusi dalla Regione, fotografano una curva epidemica in ascesa significativa, con un’incidenza settimanale che ha toccato i 19,39 casi ogni mille assistiti, a testimonianza di una stagione che si è manifestata in modo più precoce e costante rispetto all’anno scorso. Il quadro sintomatologico, come sottolineato da diversi infettivologi tra cui Matteo Bassetti, non si limita ai classici disturbi respiratori – quali febbre alta, tosse e dolori muscolari – ma comprende con una certa frequenza anche sintomi gastrointestinali, come nausea, vomito e diarrea, che stanno caratterizzando molti dei casi osservati nelle strutture ospedaliere.
La pressione sui pronto soccorso e le raccomandazioni
Questa impennata di contagi, che secondo le proiezioni raggiungerà il suo apice nel periodo compreso tra la fine di dicembre e la fine di febbraio, sta esercitando una pressione notevole sui servizi sanitari territoriali, con situazioni di particolare criticità registrate in alcune aree del paese. A Palermo, ad esempio, il pronto soccorso pediatrico del presidio Di Cristina ha visto raddoppiare gli accessi, toccando picchi del 300% durante le giornate festive, come ha riferito il direttore sanitario del Civico-Di Cristina, evidenziando una situazione di carico lavorativo eccezionale per il personale medico e infermieristico. La circolazione dei virus respiratori, del resto, è favorita in questa stagione dalle condizioni ambientali tipiche: il freddo, infatti, spinge a trascorrere più tempo in ambienti chiusi e spesso poco ventilati, dove la prossimità tra le persone agevola la trasmissione dei patogeni.
La strategia di prevenzione e la campagna vaccinale
Di fronte a questo scenario, le istituzioni sanitarie ribadiscono l’importanza delle misure di prevenzione basilari, a cominciare dalla vaccinazione antinfluenzale, che resta lo strumento più efficace per mitigare gli effetti della malattia e ridurre il rischio di complicanze, soprattutto per le fasce di popolazione più vulnerabili. Proprio in questa direzione si muove l’annuncio della Regione Emilia-Romagna, che a partire dal primo giorno del nuovo anno renderà gratuito il vaccino per tutti i cittadini, allargando così la platea dei potenziali beneficiari in una fase cruciale dell’epidemia. Una mossa che, se da un lato cerca di intercettare la domanda di protezione in un momento di alta circolazione virale, dall’altro risponde alla necessità di alleviare il peso sulle strutture ospedaliere, spesso oberate dai ricoveri legati a complicazioni respiratorie.
Il contesto nazionale e l’impatto sui più piccoli
Sebbene i dati regionali offrano uno spaccato significativo della situazione, il fenomeno ha una dimensione nazionale, con i bambini che risultano tra i gruppi più colpiti, come dimostra l’esperienza dei pronto soccorso pediatrici. La combinazione tra la maggiore socialità dei minori e la suscettibilità a nuovi ceppi virali contribuisce a spiegare questa tendenza, che impone una particolare attenzione da parte delle famiglie e dei pediatri di libera scelta. Le raccomandazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, in tal senso, rimangono chiare: oltre alla vaccinazione, è fondamentale adottare comportamenti igienici corretti, come lavare frequentemente le mani, coprirsi bocca e naso quando si tossisce o starnutisce e rimanere a casa in caso di sintomi febbrili, per limitare la diffusione del virus. Misure semplici, la cui efficacia è stata ampiamente dimostrata, che possono fare la differenza nel contenere l’impatto di un’epidemia stagionale particolarmente vivace.




