I Cesaroni e il calo degli ascolti: la rivolta del web sull’orario e l’inglese di Marta diventato un meme
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La seconda puntata de “I Cesaroni – Il Ritorno”, andata in onda mercoledì 4 marzo su Canale 5, ha subito un vistoso tracollo di pubblico, fermandosi a quota 2.301.000 spettatori con il 16,9% di share, un dato che, se confrontato con l’esordio della settimana precedente (quando la serie aveva toccato i 3.486.000 spettatori e il 22,6% di share), racconta di una emorragia improvvisa e difficile da ignorare per i vertici di Cologno Monzese. A vincere la serata, va detto, è stata la concorrenza di Raiuno con “La Buona Stella”, ferma a 2.741.000 spettatori, ma basta osservare i numeri per capire che il problema non è solo la concorrenza, bensì la gestione interna del palinsesto.
L’orario impossibile e la rabbia dei fan
Ciò che più infiamma il dibattito, soprattutto sui social network dove l’hashtag #icesaroni ha dominato le tendenze per ore, non è tanto la qualità della fiction (diretta e interpretata da Claudio Amendola), quanto la sua collocazione oraria, giudicata insostenibile per un prodotto che ha nel target familiare la sua principale ragione d’essere. “Iniziare una prima serata alle 22 è una mancanza di rispetto per i telespettatori”, si legge in molti post, e la polemica si concentra sulla lunga durata dell’access prime time, con “La Ruota della Fortuna” di Gerry Scotti che, finendo sistematicamente oltre le 21:50, spinge l’intero palinsesto verso l’una di notte, costringendo bambini e lavoratori a scegliere tra la visione in diretta e il recupero in streaming il giorno seguente. La percezione diffusa, alimentata dalla quantità di interruzioni pubblicitarie che allungano ulteriormente i tempi, è quella di una “seconda serata” camuffata da prima serata, una strategia che rischia di logorare l’affetto di un pubblico che, paradossalmente, ha apprezzato la seconda puntata più della prima, elogiando anche il tributo al compianto Antonello Fassari.
L’inglese di Marta e il fenomeno virale
Se gli ascolti rappresentano il termometro del malcontento strutturale, c’è un altro elemento, di natura squisitamente social, che ha segnato il passaggio della seconda puntata: la parlata della giovane Marta (Valentina Bivona), la figlia di Marco ed Eva tornata dall’America, che è diventata immediatamente un meme virale per il suo inglese approssimativo e l’accento poco credibile. L’ironia degli utenti, spietata ma efficace, ha trasformato quelle scene in un caso di cronaca digitale, spostando l’attenzione dalla nostalgia per i vecchi intrallazzi tra Marco ed Eva (che un tempo, quindici anni fa, riunivano le famiglie nelle pizzerie come fossero i “Soprano” nostrani) alla poca credibilità di certi stereotipi linguistici, un problema che non riguarda solo la Garbatella ma molte produzioni italiane contemporanee. La sensazione, insomma, è che la baracca regga ancora grazie ai vecchi pilastri (Giulio, Stefania, Mimmo e Rudi), mentre la nuova generazione fatica a trovare il ritmo giusto con il pubblico.
La sfida della programmazione e il crollo verticale
Analizzando i dati Auditel con freddezza, il crollo della fiction di Canale 5 rappresenta un caso di studio interessante: perdere oltre un milione di telespettatori in sette giorni senza che la concorrenza abbia fatto un salto di qualità evidente (Rai1 si è attestata sugli stessi livelli della settimana precedente) suggerisce che il “fattore novità” della settima stagione si sia già esaurito, ucciso dalla stanchezza di chi deve attendere le 22 per rivedere i luoghi iconici della Garbatella. La protesta, che monta trasversale tra i fan più accaniti e i semplici spettatori serali, ha un bersaglio preciso: la programmazione definita “irrispettosa”, che non tiene conto della natura bonaria e familiare della serie. Se la prima serata moderna è destinata a slittare sempre più avanti, per una fiction che vive di calore popolare e non di nichilismo autoriale, la strada in salita potrebbe trasformarsi presto in una frana.




