Il professore e le telecamere: Vincenzo Schettini si racconta alle Iene tra difesa della didattica e chiarimenti sulle polemiche

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Non era mai successo che un insegnante di fisica, per quanto carismatico e con un seguito da popstar, finisse al centro di un dibattito nazionale così acceso, capace di intrecciare cronaca, pedagogia e social media. Vincenzo Schettini, il volto notissimo del progetto “La fisica che ci piace”, ha scelto di presentarsi nello studio de “Le Iene” per rispondere, punto su punto, a quell’ondata di critiche che ne aveva messo in discussione i metodi e, in parte, la figura stessa. E lo ha fatto con la determinazione di chi, da anni, ha abituato il pubblico a un registro comunicativo diretto, a tratti persino teatrale, che evidentemente non si presta a fraintendimenti.

Il cuore della contestazione, emerso dopo alcune sue dichiarazioni rilasciate nel podcast di Gianluca Gazzoli, ruotava attorno alla presunta “obbligatorietà” delle sue dirette YouTube e alla correlazione, ritenuta da qualcuno quantomeno opaca, tra la partecipazione attiva a quei momenti di approfondimento online e l’ottenimento di voti più alti in pagella. A questo si aggiungevano le testimonianze, per lo più anonime, di ex studenti che raccontavano di lezioni in classe trasformate in set improvvisati, con compagni impegnati a reggere smartphone e luci, e la rimozione improvvisa di oltre un centinaio di video dal suo canale, mossa che molti avevano interpretato come un tentativo di insabbiare le prove. Schettini, nell’intervista andata in onda domenica sera, non ha eluso nessuno di questi nodi, anzi, li ha affrontati a viso aperto, talvolta con una franchezza che ha stupito persino i suoi interlocutori.

L’idea che i ragazzi dovessero seguire le sue lezioni in streaming la sera, ha spiegato il professore, andava inquadrata in un’ottica di libertà didattica e di supporto gratuito allo studio. Non una costrizione, dunque, ma una forma di “doposcuola senza chiedere una lira”, un incentivo – questo sì, volontario – per invogliare gli studenti a ripassare e a prepararsi al meglio per le interrogazioni del giorno seguente. Sul tema del voto maggiorato per chi interagiva, Schettini non ha negato l’evidenza, ma l’ha rivendicata come parte di una strategia educativa più ampia, nata in un periodo – quello tra il 2016 e il 2018 – in cui la sperimentazione andava a braccetto con l’entusiasmo e i guadagni, come certificato anche dalle Iene, erano pressoché inesistenti, inferiori ai duecento euro complessivi. Una rivendicazione, la sua, che poggia sulla mancanza di qualunque segnalazione formale da parte di genitori o dirigenti scolastici in tutti questi anni, un argomento, questo, ribadito più volte anche nei giorni precedenti alla messa in onda del servizio.

Il panico della rimozione e il legame con Apple

Tra gli aspetti che avevano maggiormente alimentato le speculazioni, c’era la repentina scomparsa di decine di video dal suo seguitissimo canale YouTube. Un gesto che, nell’immaginario collettivo, sapeva di ammissione di colpa. La spiegazione fornita dal professore è apparsa, invece, più umana e meno calcolata di quanto si potesse pensare. «Mi sono fatto prendere dal panico», ha confessato, ammettendo di aver pensato che rimuovere quei contenuti potesse in qualche modo attenuare la pressione mediatica che lo stava travolgendo. Una reazione istintiva, dettata dallo spaesamento, della quale ha subito riconosciuto l’ingenuità: era prevedibile, infatti, che qualcuno si accorgesse di quell’improvvisa e massiccia pulizia. Con un filo di ironia, ha poi invitato il pubblico a guardare quelle stesse lezioni, promettendo che sarebbero state ripubblicate, quasi a voler ribadire che non c’era nulla, in quei filmati, di cui vergognarsi.

Non meno delicato è stato il capitolo relativo alla sua collaborazione con Apple, un’altra delle accuse mosse da alcune ricostruzioni giornalistiche, in particolare da Grazia Sambruna, presente nel servizio per fare da contraltare alle sue dichiarazioni. Si parlava di un presunto ruolo di “rappresentante” che avrebbe potuto spingerlo a caldeggiare l’acquisto di iPad tra i banchi di scuola. Schettini ha puntualizzato con precisione la natura del suo rapporto con l’azienda di Cupertino: non era un rappresentante pagato, ma un “Apple Distinguished Educator” (ADE), un programma che riconosce e forma docenti all’uso delle tecnologie per la didattica, senza alcun tornaconto economico personale. Una distinzione sottile ma sostanziale, che sposta il focus dall’interesse commerciale alla mera formazione professionale.

Il sostegno degli studenti e la normalità delle assenze

Nel tentativo di ricostruire un quadro il più possibile obiettivo, “Le Iene” hanno anche verificato un altro aspetto spinoso, quello delle numerose assenze che qualcuno gli aveva rinfacciato. Anche in questo caso, l’esito della verifica ha dato ragione al professore: i giorni di permesso, fruiti per dedicarsi alla sua crescente attività di divulgatore, rientravano pienamente nelle previsioni contrattuali e non hanno mai costituito un’irregolarità. A controbilanciare il peso delle accuse anonime, del resto, c’è stata la presa di posizione pubblica e firmata di molti suoi studenti, passati e presenti, che attraverso i rappresentanti d’istituto hanno voluto esprimere solidarietà e stima al loro insegnante, descrivendolo come una persona umana e dedita, capace di rendere accessibile una materia complessa come la fisica.

L’intera vicenda, al netto dei chiarimenti, lascia però sullo sfondo una domanda più ampia, che riguarda il ruolo stesso dell’insegnante nell’era dei social e la linea di confine, spesso labile, tra la didattica innovativa e la costruzione di un personal brand. Schettini, dal canto suo, ha chiuso il servizio ribadendo un concetto che gli è caro: la sua notorietà non è nata a scapito dei ragazzi, ma insieme a loro, in un percorso di “rivoluzione” didattica che, dati alla mano, continua a raccogliere consensi e a riempire teatri. Resta da vedere se le sue spiegazioni riusciranno a placare definitivamente gli animi o se il dibattito sul confine tra scuola e spettacolo, tra prof e influencer, continuerà ad animare le cronache.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.