Tridico: "Eliminare il Rdc ha aumentato povertà e disuguaglianza, i dati dimostrano il cinismo di Meloni"
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Redazione Interno
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L’Istat ha reso noti i dati che confermano quanto denunciato da mesi da associazioni, sindacati ed esponenti dell’opposizione: l’abolizione del Reddito di cittadinanza (Rdc) ha avuto un impatto negativo su 850mila famiglie, con una perdita media di 2.600 euro annui. Di queste, 620mila nuclei sono stati esclusi dal nuovo sostegno, l’Assegno di inclusione, mentre altri 230mila vi hanno avuto accesso, ma con un contributo ridotto rispetto al passato. Una situazione che, secondo il segretario generale della Cgil, Pasquale Tridico, evidenzia il "cinismo" delle scelte del governo Meloni, accusato di aver aggravato povertà e disuguaglianze sociali.
Parallelamente, la riforma dell’Irpef e le decontribuzioni previste per il 2024 hanno portato benefici a 11,8 milioni di famiglie, con un aumento medio del reddito disponibile di 586 euro all’anno. Si tratta di quasi il 45% delle famiglie residenti in Italia e del 78,5% di quelle con almeno un lavoratore dipendente. Tra queste, circa 750mila lavoratrici madri hanno visto un incremento di poco più di mille euro. Tuttavia, mentre una parte significativa della popolazione ha tratto vantaggio dalle nuove politiche fiscali, un’altra fetta – quella più vulnerabile – ha subito un netto peggioramento delle proprie condizioni economiche.
Le simulazioni dell’Istat hanno messo in luce come le misure adottate dal governo abbiano avuto effetti divergenti. Da un lato, il taglio del cuneo fiscale e la riforma dell’Irpef hanno favorito soprattutto le famiglie con redditi medio-alti, ampliando il divario tra chi già godeva di una certa stabilità economica e chi invece dipendeva da sostegni statali. Dall’altro, la transizione dal Reddito di cittadinanza all’Assegno di inclusione ha lasciato indietro centinaia di migliaia di nuclei familiari, molti dei quali si trovano ora in una condizione di maggiore precarietà.




