Treviso, spara al genero per un presunto tradimento non rivelato

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un episodio di violenza familiare, che ha dell’incredibile, si è consumato lunedì mattina a Chiarano, in provincia di Treviso, dove Alex Lucchesi, 54enne appartenente alla comunità sinti, ha sparato al genero Gregori Malacarne, 29enne, ferendolo gravemente. L’aggressione, avvenuta in una gelateria del centro, è stata compiuta davanti agli occhi dei nipotini, figli della vittima, e della figlia Kelly, moglie di Malacarne. Il movente, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe da ricondurre a una presunta faida familiare, alimentata da un tradimento coniugale non rivelato.

Alex Lucchesi, pregiudicato con un passato criminale e assegnatario di una casa popolare nel piccolo paese di Chiarano, avrebbe agito spinto dalla rabbia per un presunto tradimento della moglie, di cui il genero sarebbe stato a conoscenza senza averlo mai svelato. Un’offesa che, secondo quanto emerso, avrebbe portato l’uomo a compiere un gesto estremo, culminato in un colpo di pistola esploso alle spalle di Malacarne, che ora si trova in condizioni stabili ma ancora gravi in ospedale dopo un intervento alla spina dorsale per rimuovere il proiettile.

La dinamica dell’agguato, avvenuto in un luogo pubblico e frequentato, ha lasciato sgomenti i residenti di Chiarano, che conoscono bene i protagonisti di questa vicenda. Lucchesi, infatti, è una figura nota nella zona, legata alla comunità sinti e al mondo dei giostrai, con una rete di conoscenze che potrebbe aver facilitato la sua fuga. Le forze dell’ordine, che lo stanno braccando da subito dopo l’aggressione, non escludono che l’uomo possa essersi già allontanato oltre i confini nazionali, sfruttando contatti e vie di fuga a lui familiari.

Intanto, la moglie di Malacarne, Kelly Lucchesi, ha rilasciato poche ma significative dichiarazioni, sottolineando la resistenza del marito: «Nemmeno con una pistola hanno buttato giù mio marito», ha sibilato ieri attraverso la porta della loro abitazione, una mansarda all’ultimo piano di una casa contadina ristrutturata in via Maglio. La donna, testimone diretta della sparatoria insieme ai figli, è stata tra i primi a soccorrere il marito, prima dell’arrivo dei sanitari.

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