Caso Jc Electronics, Lisei chiede i documenti al ministero. La transazione da 100 milioni finisce al centro dello scontro politico

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La vicenda legata alla transazione da oltre cento milioni di euro tra la Pubblica Amministrazione e la società Jc Electronics, relativa all'approvvigionamento di mascherine durante l'emergenza pandemica, continua a tenere banco nel dibattito politico e giudiziario.

Pur non avendo ricevuto alcuna richiesta formale in tal senso, il senatore di Fratelli d'Italia Marco Lisei, che ricopre il ruolo di presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul Covid, ha deciso di procedere in autonomia, avanzando una richiesta ufficiale al Ministero della Salute per ottenere la documentazione completa sull'accordo siglato lo scorso 31 ottobre 2025.

L'obiettivo, come sottolineato dallo stesso Lisei, è quello di fare piena luce su un'intesa che ha sollevato non poche polemiche e che, secondo alcuni quotidiani nazionali, meriterebbe un esame più approfondito da parte delle istituzioni preposte al controllo.

Il nodo della documentazione e il ruolo dell'Avvocatura dello Stato

La richiesta del senatore Lisei arriva in un clima di crescente tensione politica, dopo che il Ministero della Salute ha negato l'accesso agli atti al senatore del Partito Democratico Francesco Boccia. In quell'occasione, il dicastero aveva giustificato il diniego richiamando il parere dell'Avvocatura dello Stato, che avrebbe sconsigliato la divulgazione dei dettagli dell'accordo per ragioni non specificate.

Questa posizione ha di fatto creato un corto circuito istituzionale, nel quale solo la Commissione parlamentare d'inchiesta, con una decisione formale, potrebbe effettivamente ottenere le carte. La mossa di Lisei, sebbene non supportata da un atto formale della Commissione, rappresenta un tentativo di sbloccare l'impasse e di portare la documentazione all'attenzione degli inquirenti parlamentari, aggirando il muro eretto dal governo.

Secondo quanto ricostruito da fonti vicine al caso, la transazione in questione chiuderebbe un contenzioso avviato anni fa tra lo Stato e la società di Dario Bianchi, Jc Electronics, per la fornitura di dispositivi di protezione individuale. L'importo, che si aggira sui cento milioni di euro, è stato oggetto di aspre critiche da parte delle opposizioni, che hanno parlato di un possibile danno erariale e di una gestione opaca delle risorse pubbliche in piena emergenza sanitaria.

Il governo, tuttavia, ha sempre difeso la legittimità dell'accordo, sostenendo che si trattasse di una transazione economicamente vantaggiosa per le casse dello Stato, in grado di evitare spese processuali più onerose e lungaggini burocratiche.

La reazione delle opposizioni e il richiamo alla trasparenza

Le dichiarazioni del senatore Lisei hanno immediatamente riaperto il fronte politico, con il Pd che ha rinnovato la richiesta di massima trasparenza. Francesco Boccia, intervenuto sulla vicenda, aveva già in precedenza evidenziato come "gli accertamenti avviati dalla procura di Roma dopo l'esposto presentato da Giuseppe Conte confermino quanto sia necessario fare piena luce sulla vicenda Jc Electronics".

Boccia ha inoltre sottolineato come gli interrogativi sollevati nei mesi scorsi dal partito democratico non fossero affatto pretestuosi, ribadendo l'urgenza che il governo trasmetta tutti gli atti alla Commissione per evitare che casi come questo possano ripetersi, in un chiaro riferimento ad altre vicende giudiziarie che hanno coinvolto esponenti dell'esecutivo, come i casi Almasri e Delmastro.

Dal canto suo, il senatore Lisei ha espresso la propria fiducia nel fatto che tutti gli attori coinvolti, a partire dal Ministero della Salute, possano dimostrare la massima disponibilità a collaborare. Pur non avendo ancora ricevuto riscontro alla sua richiesta, il presidente della Commissione ha dichiarato di attendersi una risposta celere e completa, confidando in un clima di trasparenza che possa dissipare ogni ombra sull'accordo.

Le sue parole, riportate da alcune agenzie di stampa, lasciano intendere che, in caso di ulteriore diniego, la Commissione potrebbe essere chiamata a votare un atto formale per forzare la consegna dei documenti, trasformando il caso in un vero e proprio braccio di ferro tra Parlamento ed esecutivo.

I riflessi giudiziari e l'inchiesta della procura di Roma

Parallelamente allo scontro politico, la vicenda ha assunto anche un rilievo penale. La procura di Roma, infatti, ha già aperto un fascicolo conoscitivo sull'accordo, a seguito di un esposto presentato dall'ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Le indagini, per ora in fase preliminare, mirano a verificare la sussistenza di eventuali profili di reato nella gestione della transazione e nella stipula dell'intesa tra la pubblica amministrazione e la società di Bianchi.

La magistratura, come ha ricordato Boccia, dovrà fare chiarezza su un affare che, per l'entità delle somme in gioco, merita la massima attenzione, soprattutto alla luce delle difficoltà economiche che il paese ha attraversato durante e dopo la pandemia.

Il caso Jc Electronics si inserisce, quindi, in un più ampio contesto di verifiche sulle spese sostenute dallo Stato durante l'emergenza Covid, molte delle quali sono già state oggetto di scrutinio da parte della Corte dei Conti. La transazione, che chiude un contenzioso iniziato nel 2020, rappresenta uno degli ultimi capitoli di una lunga serie di accordi stragiudiziali che hanno caratterizzato la gestione dell'emergenza sanitaria.

Resta ora da capire se la richiesta di Lisei riuscirà a convincere il Ministero a fare un passo indietro, o se sarà necessaria un'iniziativa formale della Commissione parlamentare per ottenere quelle carte che finora sono rimaste coperte dal segreto istruttorio e dal parere dell'Avvocatura.

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