Pogacar vince il Giro delle Fiandre, terzo successo nella classica monumento

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non c’è stata partita, e forse nessuno se l’aspettava davvero. Tadej Pogacar, il campione del mondo in carica, ha imposto la sua legge anche sulla 110ª edizione del Giro delle Fiandre, una delle cinque classiche monumento che costellano il calendario ciclistico internazionale. Lo sloveno della Uae Emirates, reduce dal primo, storico successo nella Milano-Sanremo dello scorso 21 marzo, ha così centrato il tris in questa corsa belga, il secondo consecutivo, dopo aver dominato l’edizione precedente con un copione quasi identico. Al termine di un percorso massacrante di quasi 280 chilometri, che da Anversa conduceva fino a Oudenaarde, Pogacar ha vinto per distacco, lasciando agli avversari soltanto le briciole: una trentina di secondi precisi hanno separato lui dal principale inseguitore, l’olandese Mathieu van der Poel, accreditato alla vigilia come il rivale più temibile.

Un dejavù di potenza: Pogacar li stacca uno dopo l’altro

L’epilogo, in effetti, è stato quello più atteso e, a dirla tutta, nemmeno troppo sorprendente. Non ci sono state vere sorprese al via della Ronde 2026; anzi, gli appassionati hanno assistito a una sorta di dejavù, una replica quasi speculare dell’anno passato. Pogacar, dopo essersi aggiudicato la Classicissima di primavera, ha trovato il bersaglio grosso anche sulle strade del Fiandre, agganciando così la seconda affermazione consecutiva. La sua superiorità sugli avversari – un dato di fatto, più che un’opinione – è apparsa netta, implacabile, quasi imbarazzante per chi gli correva accanto. Lungo gli ultimi tre muri che caratterizzano il percorso, le famigerate salite in pavé che spezzano le gambe ai migliori, lo sloveno è sembrato per una volta umano: batteva le spalle in modo vistoso, e sul suo viso si leggeva una fatica – e un dolore – che nei suoi standard risultano rarissimi. Tuttavia, quasi umano non vuole dire battibile, e lui ha vinto lo stesso.

L’accoppiata che vale un’era, dopo Merckx nessuno era riuscito

Con questo terzo trionfo al Giro delle Fiandre, Pogacar è entrato di diritto in un club esclusivo: quello degli otto fenomeni che sono riusciti a imporsi per tre volte in questa corsa. Ma il dato più clamoroso, quello che fa rumore negli annali del ciclismo, è un altro. Lo sloveno ha infatti centrato l’accoppiata Milano-Sanremo e Giro delle Fiandre nella stessa stagione, un’impresa che, bisogna ricordarlo, era riuscita solamente a Eddy Merckx, il più grande di tutti i tempi. Domenica di Pasqua, dunque, è stata l’ennesima passerella per il fuoriclasse sloveno, che ha preceduto un tenace Van der Poel – secondo al traguardo – e il debuttante Remco Evenepoel, giunto terzo e comunque autore di una prova di grande carattere. A chiudere la top five della Ronde sono stati Wout Van Aert, quarto, e Mads Pedersen, quinto: esattamente i cinque favoriti della vigilia, spartitisi le posizioni d’onore senza però mai impensierire realmente chi vinceva.

La cronaca di una domenica senza appelli, con lo sguardo già altrove

La gara è scivolata via senza particolari scossoni dal punto di vista giudiziario o legato a fatti di cronaca: nessun incidente grave da segnalare, nessuna caduta collettiva che abbia alterato l’esito. L’attenzione degli inquirenti sportivi – se così si può dire – è rimasta concentrata sui controlli anti-doping di routine, senza che emergano elementi degni di nota. Pogacar, dal canto suo, ha gestito la corsa con la consueta intelligenza tattica, lasciando che fossero gli altri a fare il lavoro di inseguimento e piazzando l’allungo decisivo sul muro di Oude Kwaremont, dove ha fatto la differenza. Ora il fenomeno sloveno rimane in corsa per un obiettivo leggendario: vincere tutte e cinque le classiche monumento in una sola stagione. Un’impresa che, per ora, appartiene solo al regno dei sogni, ma che – visto quanto mostrato finora – nessuno si azzarda più a escludere a priori. Nessuna banalità, nessun commento soggettivo: i fatti parlano da soli, e quei fatti hanno il nome, il volto e le gambe di Tadej Pogacar.

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