Pogacar vince il Giro delle Fiandre 2026, van der Poel ed Evenepoel completano il podio
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Redazione Sport
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La campagna belga, coi suoi muri eretti come giudici implacabili, ha emesso una sentenza che inizia a suonare familiare. Tadej Pogacar, lo sloveno che ha fatto dell’eclettismo la sua arma più letale, si è imposto anche nella Ronde van Vlaanderen del 2026, completando una tripletta – personale, s’intende – che riassume l’intera gerarchia del ciclismo mondiale. Alle sue spalle, a Oudenaarde, sono giunti Mathieu van der Poel e Remco Evenepoel, mentre Wout van Aert, atteso e mai davvero protagonista, è rimasto lontano dal podio. I toni caldi e freddi del tricolore sloveno – quel bianco, blu e rosso – sembrano ormai tinteggiare anche le pietre più celebri delle Fiandre; una normalità impensabile fino a un decennio fa, eppure così coerente con questo 2026, un anno carico di bellezza, tensione e paura.
L’attacco decisivo sul Kwaremont e la gestione del finale
La corsa, va detto, è stata dura fin dai primi chilometri. Pogacar, al microfono, ha raccontato di aver spinto “al limite” in diversi frangenti, con un solo pensiero fisso: non concedere a Evenepoel alcuna possibilità di rientro. “Nel finale – ha spiegato il campione della UAE Team Emirates – non volevo assolutamente che Remco rientrasse, perché lui può sempre tornare sotto e batterti”. Un timore legittimo, visto il finale in leggera salita che avrebbe potuto esaltare le doti del belga. L’allungo decisivo è arrivato sull’Oude Kwaremont, dove lo sloveno ha impresso un ritmo inavvicinabile. “Non corro tantissimo – ha aggiunto – quindi quando sono al via lo faccio sempre per vincere. Finora sta andando tutto alla perfezione”. Quanto all’obiettivo dichiarato di vincere tutte le Monumento nel 2026, Pogacar ha liquidato l’ipotesi con un laconico “è complicato”, senza aggiungere altro.
Il rammarico di van der Poel e lo sforzo sprecato sul muro decisivo
Mathieu van der Poel, ancora una volta, ha dovuto accontentarsi del podio. Un risultato che, per un corridore del suo calibro, sa quasi di beffa. L’uomo della Alpecin – Premier Tech è stato l’unico, assieme a Evenepoel, a reggere i primi attacchi di Pogacar; poi, sullo stesso Kwaremont che ha deciso la corsa, il suo inseguimento si è infranto. “Sono stato bloccato – ha confessato l’olandese – e ho dovuto fare uno sforzo importante per cercare di rientrare”. Uno sforzo rivelatosi vano, perché il distacco era ormai strutturale. Pogacar, dal canto suo, ha ammesso di aver avuto qualche dubbio sul comportamento del rivale: “Non capivo se Mathieu volesse staccare Remco o, al contrario, permettergli di rientrare”. Un dubbio che, alla fine, non ha cambiato il copione.
Evenepoel terzo, ma già proiettato verso altre classiche
Per Remco Evenepoel, padrone di casa e campione olimpico in carica, il terzo posto rappresenta un debutto di gran qualità al Giro delle Fiandre. “Sono arrivato nella posizione che mi meritavo oggi – ha dichiarato ai microfoni di Spaziociclismo –. Rispetto a Tadej e Mathieu, gli sforzi che faccio seduto in sella sono molto diversi dal loro livello”. Una differenza tecnica che il giovane belga non ha nascosto, né ha tentato di mascherare con facili ottimismi. Più interessante, forse, la sua proiezione futura: “L’anno prossimo probabilmente sarò alla Milano-Sanremo”. Un annuncio che sposta l’attenzione già verso il calendario 2027, mentre nel fine settimana immediatamente successivo alle Fiandre lo attende la Roubaix, un altro inferno di pietre dove il suo stile potrà essere messo alla prova.




