Il primario visitava in nero all’ospedale di Guastalla: arrestato per peculato, perquisite le sue strutture
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Redazione Interno
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Un’attività investigativa meticolosa, quella condotta dai carabinieri del Nas di Parma, coordinati dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia, ha portato alla luce un sistema parallelo di visite private, gestito all’ombra delle corsie ospedaliere. L’epilogo, lunedì pomeriggio, è stato l’arresto in flagranza di un primario ortopedico, direttore di diverse Strutture Complesse nella provincia reggiana, sorpreso mentre intascava cento euro in contanti da una paziente appena visitata all’ospedale di Guastalla. Una somma, quella del compenso, che sarebbe dovuta confluire – per la quota di competenza – nelle casse pubbliche dell’Azienda Usl, e che invece, secondo l’accusa, il professionista si sarebbe illecitamente appropriato, delineando così il reato di peculato.
Un sistema parallelo di prenotazioni e pagamenti in nero
Le indagini, partite nel settembre del 2025, non si sono limitate al singolo episodio contestato. Gli investigatori avrebbero documentato, nel periodo compreso tra l’11 novembre 2025 e lo scorso 2 marzo, ben venticinque prestazioni mediche private effettuate dal dirigente medico, tutte caratterizzate dallo stesso modus operandi: visite effettuate all’interno del presidio ospedaliero, nessuna traccia negli applicativi aziendali di prenotazione e compensi saldati esclusivamente in contanti, con il professionista che tratteneva per sé l’intera cifra, aggirando i canali ufficiali previsti per la libera professione intramoenia. Il meccanismo era, nella sua essenzialità, basato sul rapporto diretto: i pazienti contattavano il medico, probabilmente in virtù della sua notorietà, e gli appuntamenti venivano fissati al di fuori di qualsiasi lista d’attesa, con il pagamento che avveniva in nero, senza ricevuta e senza che l’Azienda sanitaria ne venisse a conoscenza.
L’ipotesi dell’appropriazione di farmaci pubblici
Il quadro indiziario, che ha portato all’accusa di peculato e falsità ideologica in atti pubblici – reati contestati in forma continuata –, non si fermerebbe tuttavia alla sola gestione parallela delle visite. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Nas, in alcune circostanze il medico avrebbe anche utilizzato farmaci facenti parte della dotazione pubblica dell’ospedale per poi somministrarli a quei pazienti che aveva visitato privatamente, una circostanza che, ove confermata, aggraverebbe ulteriormente il quadro della presunta attività illecita, configurando un vero e proprio sistema di sottrazione di risorse destinate alla collettività.
La misura cautelare e la sospensione dalla professione
Al termine della flagranza, per il primario erano scattati inizialmente gli arresti domiciliari. Nella successiva udienza di convalida, il Giudice per le indagini preliminari ha disposto la rimessione in libertà del professionista, applicando tuttavia misure cautelari interdittive di significativo impatto: il medico è stato sospeso dall’esercizio di pubblico ufficio o servizio presso qualsiasi struttura sanitaria pubblica per la durata di dodici mesi, con il contemporaneo divieto, per lo stesso periodo, di esercitare la libera professione intramoenia. La decisione del Gip intende evidentemente recidere ogni possibile contatto tra l’indagato e l’ambiente ospedaliero, in attesa che gli accertamenti possano completare il quadro probatorio delineato in questi mesi di indagine dai militari del Nas di Parma, che hanno anche proceduto a perquisizioni nelle strutture dirette dal medico.
Description: I carabinieri del Nas di Parma arrestano un primario ortopedico a Guastalla per peculato. Avrebbe incassato in nero visite ed usato farmaci pubblici per i pazienti privati.




