Il sistema parallelo dell’ortopedico a Guastalla: visite in nero e farmaci dell’ospedale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’operazione, condotta dai carabinieri del Nas di Parma nel tardo pomeriggio di lunedì 2 marzo, ha posto fine a quella che gli investigatori definiscono una vera e propria attività professionale parallela, gestita da un primario in servizio presso l’ospedale di Guastalla, nel reggiano. La flagranza di reato è scattata all’interno degli stessi locali della struttura pubblica, dove il medico, un dirigente con incarichi di direzione di diverse strutture complesse di ortopedia nella provincia, è stato sorpreso mentre riceveva dalla sua paziente il compenso di cento euro in contanti. La somma, secondo quanto ricostruito, rappresentava il pagamento per una prestazione specialistica avvenuta in quello stesso contesto, al di fuori dei canali ufficiali di prenotazione e senza quindi l’emissione di alcuna ricevuta o documento fiscale, il che ha integrato l’ipotesi di peculato, essendosi egli appropriato di denaro che, per la natura pubblica del luogo e del ruolo, sarebbe dovuto confluire nelle casse dell’Azienda Usl.

Le indagini, condotte dai militari specializzati in sanità, hanno permesso di delineare i contorni di un meccanismo collaudato, che il professionista avrebbe messo in opera sfruttando la propria posizione e la fiducia dei pazienti. Non si trattava, infatti, di un episodio isolato legato a quell’incontro, bensì di una prassi che, secondo gli inquirenti, sarebbe andata avanti per un periodo prolungato: le accuse contestate a suo carico, che includono anche la falsità ideologica in atti pubblici in forma continuata, poggiano sull’ipotesi che il medico, nelle sue visite, ricevesse i pazienti in orario di servizio o, comunque, all’interno degli spazi dell’ospedale, aggirando in questo modo le liste d’attesa e garantendo un accesso privilegiato in cambio di denaro contante.

L’abuso delle risorse pubbliche e la scoperta del sistema

Un aspetto particolarmente grave emerso dall’inchiesta, e che ha portato all’accusa di peculato, riguarda l’utilizzo di farmaci e presidi di proprietà dell’ospedale. Stando a quanto riferito, l’ortopedico non si limitava a intascare il compenso per le prestazioni erogate in nero, ma si sarebbe anche appropriato di medicinali appartenenti alla dotazione della struttura pubblica, fornendoli poi ai suoi assistiti nell’ambito di quelle stesse visite private non autorizzate. Un comportamento, questo, che aggravava ulteriormente la sua posizione, trasformando un abuso d’ufficio in una sistematica sottrazione di beni destinati alla collettività. La scoperta di questo secondo fronte dell’attività illecita è scaturita proprio dall’analisi della documentazione e dai successivi accertamenti dei carabinieri del Nas, che hanno trovato riscontri alle prime evidenze raccolte.

La genesi dell’operazione, come spesso accade in questi casi, affonda le radici in una segnalazione, probabilmente partita dall’interno del nosocomio o da qualche paziente che aveva avuto accesso a questo canale preferenziale e aveva poi deciso di riferire l’accaduto. I carabinieri hanno quindi avviato una serie di appostamenti e riscontri, che hanno portato alla ricostruzione delle modalità operative del medico e, infine, all’organizzazione dell’intervento conclusivo di lunedì. Nel corso dell’azione, il professionista è stato bloccato subito dopo aver ricevuto le cento euro in contanti, un momento che ha cristallizzato la prova del reato e che ha portato al suo immediato arresto. La misura cautelare, convalidata nelle ore successive, è stata accompagnata anche da una sospensione dall’esercizio della professione medica per la durata di un anno, disposta dall’autorità giudiziaria per prevenire il ripetersi di condotte analoghe.

Il fascicolo aperto dalla procura, al momento, ipotizza a carico del dirigente medico i reati di peculato e falso, ma gli accertamenti sono ancora in una fase iniziale e gli investigatori non escludono che possano emergere ulteriori episodi o che il numero dei pazienti coinvolti in questo circuito parallelo possa essere più ampio di quanto noto. Il professionista, che nel frattempo ha nominato un difensore di fiducia, dovrà ora rispondere delle accuse davanti al giudice, in un procedimento che getta ombre pesanti sulla gestione di alcune prestazioni all’interno di un presidio pubblico e che, inevitabilmente, solleva interrogativi sulla tenuta del sistema di controlli interni.

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