Cosa sappiamo dei droni in Polonia e Romania e la risposta della Nato
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Redazione Esteri
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La tensione lungo il confine orientale della Nato si è inasprita dopo che alcuni velivoli senza pilota, definiti dalla maggior parte delle fonti come “droni russi”, hanno violato lo spazio aereo di due paesi membri dell’Alleanza, la Polonia e la Romania. L’attribuzione a Mosca, sebbene ampiamente data per certa dai governi coinvolti, rimane tecnicamente incerta in assenza di prove inequivocabili, come numeri di serie o componenti che possano identificare in maniera univoca la loro origine. Di quelli atterrati in territorio polacco, peraltro, non è stato confermato che fossero armati, mentre le indagini in Romania sono ancora in una fase attiva di ricerca e accertamento.
Questi episodi, che hanno visto coinvolti quasi venti droni, rappresentano una significativa escalation nel conflitto che sta insanguinando l’Ucraina e un pericoloso spostamento in avanti delle poste in gioco nelle relazioni tra la Russia e il blocco atlantico. La reazione della Nato, per la prima volta dall’inizio delle ostilità, è stata di tipo militare, con l’abbattimento di alcuni di quei velivoli, un passaggio operativo che segna un prima e un dopo nella gestione della crisi.
Proprio in risposta a quelle che sono state etichettate come provocazioni, l’Alleanza Atlantica ha quindi dato il via all’operazione “Eastern Sentry” (Sentinella dell’Est), annunciata dal segretario generale Mark Rutte. Il piano, che non prevede una data di conclusione prefissata, mira a potenziare in maniera sostanziale la sorveglianza e la difesa del fianco orientale dell’organizzazione, coprendo un’area strategica che si estende dalla regione baltica fino ai Balcani, per prevenire ulteriori attività ostili.




