Ramadan e Quaresima: il mese della rinuncia tra spiritualità e salute
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Redazione Interno
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Il Ramadan di quest’anno ha avuto inizio nella notte tra il 28 febbraio e il 1° marzo, segnando l’avvio di un periodo di digiuno e preghiera per i musulmani di tutto il mondo. Basato sul calendario lunare islamico, che risulta più breve di 11 giorni rispetto a quello gregoriano, il mese sacro si sposta ogni anno, anticipando progressivamente il suo inizio. Sebbene la durata del Ramadan sia identica per tutti i fedeli, le ore di digiuno quotidiano variano notevolmente a seconda della latitudine e della stagione. Nei Paesi nordici, ad esempio, dove le giornate sono più lunghe, il digiuno può protrarsi per oltre 18 ore, mentre nelle regioni equatoriali il periodo di astensione dal cibo e dall’acqua è sensibilmente più breve.
Parallelamente, anche il mondo cristiano vive un periodo di rinuncia con la Quaresima, che quest’anno coincide in parte con il Ramadan. Entrambe le tradizioni religiose, pur con modalità diverse, pongono l’accento sul digiuno come strumento di purificazione spirituale. Tuttavia, la pratica, se protratta per lunghi periodi, può avere ripercussioni significative sull’organismo. Medici e nutrizionisti sottolineano come la privazione di cibo e acqua, soprattutto in contesti climatici estremi, possa portare a disidratazione, cali di pressione e affaticamento, particolarmente per chi svolge lavori fisicamente impegnativi.
In Iraq, dove convivono fedi diverse, il cardinale Raphaël Louis Sako, patriarca di Baghdad dei Caldei, ha colto l’occasione per lanciare un messaggio di unità. In un contesto segnato da tensioni e conflitti, il religioso ha invitato musulmani e cristiani a riconoscere il valore universale del digiuno, inteso non solo come rinuncia materiale ma anche come strumento di rinnovamento interiore. «Pregando che l’Onnipotente ci ricopra tutti sotto la misericordiosa benevolenza», ha auspicato Sako, evidenziando come la condivisione di pratiche spirituali possa contribuire a rafforzare il tessuto sociale di un Paese ancora segnato da divisioni.
Intanto, in Italia, la Caritas Diocesana di Catania ha dimostrato concretamente come il dialogo interreligioso possa tradursi in gesti tangibili. I volontari, guidati dal direttore don Nuccio Puglisi, hanno donato alla Moschea della Misericordia una quantità significativa di beni alimentari di prima necessità, destinati a sostenere le famiglie in difficoltà durante il mese sacro. Un’iniziativa che, oltre a rispondere a bisogni materiali, simboleggia un ponte tra culture e fedi diverse, in un momento in cui il digiuno diventa occasione di riflessione e solidarietà.




