La Casa Bianca autorizza l'acquisto "limitato e temporaneo" di greggio dalle petroliere russe

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Gli Stati Uniti attingeranno alle riserve strategiche e, parallelamente, metteranno sul mercato 172 milioni di barili di greggio, quasi la metà della quantità concordata con l’Agenzia internazionale per l’Energia. Donald Trump annuncia la mossa con un post su Truth, nel quale spiega che il prezzo del petrolio in rialzo – ieri ha stazionato oltre i 101 dollari al barile – rende ricca l’America, ma sottolinea come fermare l’Iran, che definisce un “impero del male”, resti una priorità assoluta, persino superiore alla stabilità dei prezzi energetici. La decisione, che arriva mentre le tensioni legate alla guerra con l’Iran e i problemi nel traffico nello Stretto di Hormuz spingono al rialzo i prezzi dell’energia, si concretizza in una deroga di trenta giorni: una licenza speciale che permette a chiunque, e non più solo a partner privilegiati come l’India, di acquistare il petrolio russo rimasto bloccato in mare, consentendo a quelle navi cisterna di scaricare infine il loro carico.

La nuova direttiva del Tesoro e il nodo Hormuz

Secondo quanto si apprende dal dipartimento del Tesoro, la sospensione temporanea delle sanzioni, che resterà in vigore fino all'11 aprile, riguarda esclusivamente il greggio e i prodotti petroliferi già caricati sulle navi prima della mezzanotte del 12 marzo. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha precisato che si tratta di una misura circoscritta, studiata per ampliare la portata globale delle forniture senza apportare significativi benefici finanziari al governo russo, il quale, come è noto, ricava la maggior parte delle sue entrate energetiche dalle tasse riscosse nel punto di estrazione e non dalla vendita di barili già in viaggio. La mossa di Washington è una risposta diretta all'escalation in Medio Oriente, dove il conflitto è al quattordicesimo giorno. La nuova guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, nel suo primo messaggio alla nazione, ha ribadito la linea dura: “Lo Stretto di Hormuz rimane chiuso”, ha tuonato in un discorso letto da una speaker della tv di Stato, invitando i Paesi della regione a chiudere le basi americane e promettendo di vendicare il sangue dei martiri.

L’impatto sui mercati e le contromisure internazionali

Il prezzo del barile continua a superare i cento dollari, per effetto delle limitazioni che le autorità di Teheran stanno imponendo al passaggio delle navi lungo lo Stretto di Hormuz, dove transita il 20% dei prodotti energetici mondiali. Il blocco, di fatto, ha creato un imbuto letale per le forniture, spingendo gli analisti a parlare di una delle crisi energetiche più gravi degli ultimi decenni. Per far fronte a questa emergenza, l’Agenzia internazionale per l’Energia ha coordinato il rilascio di 400 milioni di barili dalle riserve dei paesi membri, e gli Stati Uniti, da soli, ne metteranno a disposizione 172 milioni. Non solo: per facilitare ulteriormente i rifornimenti e calmierare i costi, l’amministrazione Trump starebbe valutando la sospensione temporanea del Jones Act, una legge che richiede l'uso di navi battenti bandiera statunitense per i trasporti tra porti americani, una mossa che permetterebbe a navi straniere di distribuire carburante e prodotti energetici lungo le coste degli States, abbattendo i costi logistici.

Le ripercussioni geopolitiche e la posizione europea

La decisione di allentare le maglie sulle sanzioni al greggio russo, se da un lato offre ossigeno a un mercato in tilt, dall’altro rischia di creare nuove frizioni tra gli alleati occidentali. Mentre gli ambasciatori dei Ventisette, riuniti nel Coreper, discutono proprio dell'impatto della crisi mediorientale sui prezzi dell'energia, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha espresso più di una perplessità, sottolineando come non si tratti del momento adatto per allentare la pressione su Mosca. La partita, complessa e piena di risvolti, vede l’Europa in una posizione scomoda: da un lato deve gestire il caro-bollette e la paura di una nuova crisi energetica, dall’altro non vuole dare l’impressione di tradire la linea dura fin qui seguita contro il Cremlino. Nel frattempo, gli attacchi israelo-statunitensi su Teheran continuano, e i pasdaran avvertono che nuove proteste interne avranno una risposta ancora più dura, mentre l’esercito francese piange la morte di un maresciallo, Arnaud Frion, ucciso in un attacco nella regione di Erbil, in Iraq, un episodio che il presidente Emmanuel Macron ha definito inaccettabile.

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