Brasile, la tragedia del rope jumping: la giovane lanciata nel vuoto senza la corda di sicurezza, tre istruttori arrestati
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Redazione Esteri
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Tre uomini sono stati arrestati in Brasile con l'accusa di omicidio con dolo eventuale, dopo che una ragazza di 21 anni, Maria Eduarda Rodrigues de Freitas, è morta sabato 13 giugno a Limeira, nello stato di San Paolo, durante un'attività di rope jumping che si è trasformata in una tragedia annunciata.
La giovane, residente a Jandira, nella regione metropolitana di San Paolo, è stata lanciata dal cosiddetto Ponte do Esqueleto, un ponte ferroviario abbandonato alto circa 40 metri, senza che gli operatori della società "Entre Cordas" avessero provveduto ad agganciare la corda di sicurezza al suo imbracatura.
I filmati, rapidamente diventati virali sui social media, mostrano la scena agghiacciante in cui due istruttori con il casco bianco sollevano la vittima, che aveva chiesto di essere lanciata in stile "aereo", con le braccia spalancate, mentre un terzo uomo la sostiene per le caviglie, per poi gettarla nel vuoto; sul pavimento, alle loro spalle, la corda è ancora arrotolata.
I soccorsi, allertati dai testimoni che hanno gridato "La corda, la corda!" nel momento in cui si sono resi conto dell'errore fatale, sono giunti sul posto ma non hanno potuto fare altro che constatare il decesso della giovane, avvenuto a causa dei gravi traumi riportati nell'impatto.
La dinamica dell'incidente e le ammissioni degli arrestati
A differenza del più noto bungee jumping, che utilizza corde elastiche per generare un rimbalzo verticale, il rope jumping impiega corde di arrampicata a bassa elasticità per trasformare la caduta in un movimento oscillatorio a pendolo; non si tratta tuttavia di una scusante, ma di un'aggravante, poiché la procedura di sicurezza standard per questo tipo di attività prevede che il corpo del partecipante sia assicurato a due corde distinte, un protocollo che, in questo frangente, è stato clamorosamente disatteso.
Le indagini della polizia civile, coordinate dalla delegata Andrea Levy, hanno accertato che la giovane indossava regolarmente l'imbracatura e il moschettone a cui le corde avrebbero dovuto essere agganciate, ma questi sono rimasti vuoti al momento del lancio.
Gli istruttori, le cui età sono di 27, 32 e 42 anni, hanno ammesso di fronte agli inquirenti che Maria Eduarda non era assicurata, ma non sono stati in grado di fornire una spiegazione plausibile su come ciò sia potuto accadere, dichiarando di non ricordare se si siano dimenticati di agganciare le corde, chi fosse il responsabile di quell'operazione cruciale o se la verifica fosse stata effettuata da qualcuno.
Il giudice Paulo Henrique Stahlbert Natal, nel disporre la custodia cautelare dei tre indagati, ha sottolineato che la morte della ragazza è stata la conseguenza diretta di un rischio che loro stessi hanno volontariamente creato e accettato di correre, omettendo le precauzioni minime indispensabili per un'attività di tale pericolosità.
Le responsabilità dell'organizzazione e la fuga dei complici
Il quadro emerso dalle indagini dipinge la situazione di una completa assenza di protocolli e di una gestione improvvisata e pericolosa: stando a quanto riferito dalla delegata Levy, all'interno del gruppo non esisteva una suddivisione fissa dei compiti per i controlli di sicurezza, e a testimonianza della precarietà dell'organizzazione, due persone che si erano presentate come dipendenti della società organizzatrice hanno tentato di darsi alla fuga, rifugiandosi in una zona boscosa quando un agente di polizia si era allontanato per prestare soccorso alla vittima, per poi essere rintracciate e
Ascoltate. Il giudice ha inoltre evidenziato che l'attività non possedeva un registro formale di impresa, un CNPJ, e non seguiva alcuno standard per la gestione del rischio, mentre le autorità hanno già sequestrato le ricevute di pagamento, effettuate tramite il sistema Pix sul conto personale di uno dei coinvolti, a conferma che si trattava di un'attività commerciale a tutti gli effetti, sebbene gestita in modo del tutto approssimativo.
La 21enne, che si era laureata in Educazione Fisica e Gestione Sportiva e condivideva sui social contenuti legati al benessere e alla natura, aveva pubblicato poco prima del salto un post con una foto sorridente e la frase ironica "Chi è stato il pazzo che mi ha lasciato venire a saltare da un ponte?", un messaggio che ora, alla luce dei fatti, appare come una tragica premonizione di quanto stava per accadere.
Le omissioni istituzionali e lo stato del Ponte do Esqueleto
La vicenda non coinvolge solo i diretti responsabili del lancio, ma ha sollevato un vespaio di polemiche anche riguardo alla gestione e alla manutenzione del luogo in cui si è verificata la tragedia: il Ponte do Esqueleto, una struttura viaria della ex Rete Ferroviaria Federale (RFFSA) mai completata, è da tempo un punto di ritrovo informale per gli amanti degli sport estremi, nonostante risulti di proprietà del governo federale e sia da anni in stato di abbandono.
In un’intervista rilasciata alla TV Brasil, l’avvocato Arthur Rollo, ex segretario nazionale di Difesa del Consumatore, ha spiegato che la responsabilità per la sicurezza dell'area è condivisa tra l'Unione, che avrebbe dovuto impedire l'accesso e gestire la struttura, e il comune di Limeira, che avrebbe dovuto fiscalizzare le attività commerciali che vi si svolgono senza alcuna autorizzazione o qualifica tecnica.
Il Comune di Limeira, che già nel 2025 aveva inviato richieste di intervento agli organi federali, ha annunciato di voler citare in giudizio il governo per omissione, sottolineando come la morte della giovane renda "insostenibile e inaccettabile" la continuazione di tale stato di abbandono.
La Secretaria de Patrimônio da União (SPU), da parte sua, ha dichiarato di aver già richiesto nel 2024, dopo un altro incidente mortale nel quale una ciclista aveva perso la vita, il blocco dell'accesso al ponte, il quale fu effettivamente chiuso per alcuni mesi prima di essere riaperto a seguito di pressioni di imprenditori locali in una sessione della Camera dei Consiglieri di Limeira.




