Esplode un camion carico di ossigeno a Bibbiena, quattro boati e tre feriti lievi: paura tra i residenti di viale Michelangelo
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Redazione Interno
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La mattina del 12 febbraio, intorno alle dieci e sei minuti, un boato ha squarciato il silenzio di Bibbiena Alta per poi ripetersi, con cadenza irregolare, altre tre volte: in viale Michelangelo, a pochi passi da un plesso scolastico e dalle abitazioni che caratterizzano quella porzione del Casentino, un camion adibito al trasporto di bombole di ossigeno è letteralmente saltato in aria. Il mezzo, che secondo le prime ricostruzioni dei sanitari del 118 trasportava un carico consistente di quei contenitori pressurizzati il cui contenuto, come è risaputo, agisce da comburente accelerando in maniera esponenziale la propagazione delle fiamme, è stato avvolto in pochi istanti da un rogo di violenza inaudita; una colonna di fumo nero, visibile da diversi punti della cittadina, ha segnalato a chiunque la gravità di quanto stava accadendo, e i residenti – molti dei quali si sono affacciati alle finestre dopo aver avvertito distintamente le vibrazioni delle deflagrazioni – hanno immediatamente allertato i soccorsi.
Sul teatro dell’incidente, che ha immediatamente richiesto l’attivazione del gruppo maxi emergenze della Asl Toscana sud est, si sono precipitate quattro ambulanze infermierizzate insieme ai vigili del fuoco e alle forze dell’ordine, queste ultime già al lavoro per eseguire i rilievi del caso e per comprendere l’esatta sequenza degli eventi che hanno portato all’innesco. Il personale sanitario, una volta effettuato il triage sul posto, ha preso in carico tre persone rimaste coinvolte nell’esplosione; nessuna di loro, fortunatamente, versa in condizioni critiche, e i codici assegnati all’atto del ricovero parlano di ferite lievi, nello specifico sintomi riconducibili a intossicazione da inalazione di fumi e, per una delle vittime, ustioni superficiali localizzate alle mani. Non sono state diffuse, al momento, né le generalità dei feriti né la loro esatta posizione al momento dello scoppio – se cioè si trovassero nelle immediate vicinanze del camion oppure all’interno delle vetture parcheggiate nelle adiacenze, alcune delle quali, stando ai primi sopralluoghi, sarebbero state danneggiate dall’onda d’urto, così come parte della facciata di un’abitazione prospiciente la via.
La dinamica ancora al vaglio degli inquirenti e le criticità legate al trasporto di materiale infiammabile
Le cause che hanno trasformato un ordinario mezzo pesante in un ordigno improvvisato rimangono, a poche ore dai fatti, oggetto di accertamento da parte degli inquirenti; le ipotesi al momento percorribili – nessuna delle quali, è bene precisarlo, ha trovato riscontro oggettivo nei rilievi – spaziano da un guasto meccanico improvviso a un cedimento strutturale di una o più bombole, oppure a un errore umano durante le fasi di carico o trasporto. Ciò che appare certo, e che ha impressionato gli stessi soccorritori, è la rapidità con cui le prime fiamme devono aver innescato la reazione a catena: la successione ravvicinata dei quattro boati, udita distintamente in ogni quartiere di Bibbiena Alta, lascia presupporre che i contenitori, una volta raggiunta una temperatura critica, abbiano ceduto in sequenza proiettando frammenti metallici a distanza e alimentando ulteriormente l’incendio del cassone. I vigili del fuoco, una volta domato il rogo e messa in sicurezza l’intera area – che è stata transennata e interdetta al traffico pedonale e veicolare – hanno avviato le operazioni di bonifica, necessarie per rimuovere i residui del carico e per scongiurare il rischio di ulteriori, seppur improbabili, focolai secondari.
L’intervento dei soccorsi e la gestione territoriale dell’emergenza sanitaria
L’immediata attivazione del protocollo per le maxi emergenze da parte della centrale operativa del 118 ha consentito di dispiegare sul territorio un dispositivo di soccorso sproporzionato, apparentemente, rispetto all’esiguo numero di feriti, ma assolutamente congruo rispetto al potenziale distruttivo di un’esplosione avvenuta in un contesto semiurbano e in prossimità di edifici pubblici sensibili; le quattro ambulanze giunte in viale Michelangelo, alcune delle quali provenienti dai presidi ospedalieri limitrofi, hanno stazionato a lungo sul luogo dell’incidente in attesa che i vigili del fuoco dichiarassero l’area sufficientemente sicura per consentire l’accesso ai sanitari. I tre feriti, dopo essere stati stabilizzati e aver ricevuto le prime cure sul posto, sono stati trasportati presso i nosocomi della zona per gli accertamenti del caso, sebbene le loro condizioni – lo hanno ribadito più volte i referti del 118 – non abbiano mai destato particolare preoccupazione. Resta invece ancora sconosciuta, e forse destinata a rimanere tale, la destinazione finale di quelle bombole: si è parlato di un possibile approvvigionamento diretto all’ospedale, ma si tratta, allo stato attuale, di una mera deduzione priva di conferme ufficiali.
L’impatto acustico e psicologico su una cittadina di provincia improvvisamente al centro della cronaca
A colpire gli abitanti di Bibbiena, più ancora delle fiamme e del fumo che pure hanno caratterizzato la fase acuta dell’emergenza, è stata la violenza inaudita dei boati, i quali si sono propagati lungo le vallate del Casentino come tuoni a ciel sereno, scaraventando nella quotidianità di una tranquilla mattina di febbraio la consapevolezza, talvolta rimossa, di quanto siano fragili gli equilibri su cui si regge la sicurezza collettiva; molti residenti, sentendo le finestre tremare e vedendo alzarsi quella colonna nerastra all’orizzonte, hanno temuto il peggio, e alcuni di loro – quelli che si trovavano a transitare proprio in viale Michelangelo in quelle concitate fasi – hanno dovuto fare i conti con lo choc di una prossimità pericolosa, quella con il fuoco e con il metallo che schizza via a frammenti. I rilievi della polizia giudiziaria, che procedono senza un’interruzione, dovranno ora stabilire se vi siano responsabilità oggettive nella gestione del carico o nella manutenzione del mezzo; e mentre i tecnici lavorano per estrapolare dati dalla carcassa annerita del camion, la città torna lentamente alla sua ordinaria amministrazione, sebbene con quella sottile apprensione che solo gli incidenti evitabili, eppure puntualmente accaduti, sanno lasciare in eredità.
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