La mobilitazione delle diocesi italiane per la pace: preghiera e digiuno mentre il conflitto si allarga

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Conferenza Episcopale Italiana ha indetto per domani, venerdì 13 marzo, una Giornata di preghiera e digiuno per la pace, raccogliendo l’appello di Papa Leone XIV che, pur con cautela, ha più volte invitato a fermare quella che lui stesso ha definito la “spirale della violenza” in Medio Oriente. L’iniziativa, a cui stanno aderendo numerose diocesi lungo tutta la penisola, si inserisce in un contesto internazionale particolarmente teso, segnato dall’escalation militare che ha visto gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran nell’ambito dell’operazione denominata “Epic Fury”. I vescovi italiani, attraverso questa mobilitazione, intendono ribadire con forza che la guerra non rappresenta e non potrà mai rappresentare una soluzione percorribile, contrapponendo alla logica della forza quella che viene definita la paziente arte della diplomazia. La presidenza della Cei, nel suo invito rivolto a tutte le comunità ecclesiali, ha parlato esplicitamente del rischio concreto che l’umanità intera venga trascinata in un conflitto dalle proporzioni planetarie, una nuova inutile strage dalle conseguenze che si annunciano incalcolabili per i popoli coinvolti e per gli equilibri internazionali.

L’adesione delle Chiese locali, da Grosseto a Foggia

Le diocesi di Grosseto e di Pitigliano-Sovana-Orbetello, guidate dal vescovo Bernardino Giordano, hanno ufficializzato la loro partecipazione alla giornata indetta dalla Cei, interpretando questo momento come una risposta accorata alla drammatica escalation di violenza che insanguina il Medio Oriente e al rischio concreto di un ulteriore allargamento del conflitto ad altre aree della regione. Analogamente, l’arcidiocesi di Foggia-Bovino si unirà all’iniziativa con una messa per la pace che sarà presieduta dall’arcivescovo Giorgio Ferretti domani alle diciannove nella basilica cattedrale di Foggia, un momento di raccoglimento collettivo al quale tutti i fedeli sono invitati a partecipare per testimoniare in maniera visibile la vicinanza della Chiesa locale a quanti soffrono a causa della guerra. Anche la Chiesa bresciana ha risposto all’appello, e il vescovo Tremolada guiderà un momento di preghiera con adorazione eucaristica nella fascia oraria compresa tra le dodici e trenta e le tredici e trenta, un gesto che vuole essere segno tangibile di quella comunione spirituale che lega le comunità cristiane italiane in questo frangente così delicato per la pace mondiale.

Il silenzio diplomatico di Papa Leone e il ruolo dei cardinali

In netto contrasto con la mobilitazione capillare delle diocesi italiane, appare invece misurato e prudente l’atteggiamento tenuto finora da Papa Leone XIV riguardo agli attacchi americani e israeliani contro l’Iran. Dalla bocca del Pontefice, da quando è stata avviata l’avventura bellica in Medio Oriente, non si sono ancora ascoltati interventi duri, perentori ed espliciti di condanna netta, limitandosi egli a dichiararsi preoccupato per quanto sta accadendo e a ricordare ai fedeli che Dio vuole la pace e che le armi dovrebbero tacere per fare spazio al dialogo e alla voce dei popoli. Il Papa ha certamente ribadito il bisogno di fermare la spirale della violenza, e ha manifestato dolore per la morte di civili e bambini innocenti, come nel caso del parroco maronita ucciso da un bombardamento nel Sud del Libano, ma ha scelto di non menzionare esplicitamente i responsabili degli attacchi. Sono invece i suoi più stretti collaboratori, in particolare il cardinale Pietro Parolin e il cardinale americano Blase Cupic, a essersi espressi con maggiore durezza contro le guerre preventive che rischiano di incendiare il mondo, sottolineando quanto sia discutibile attaccare un paese sovrano in assenza di una minaccia immediata e comprovata.

L’organizzazione della giornata tra liturgie e iniziative territoriali

L’Ufficio Liturgico Nazionale ha predisposto per l’occasione tracce specifiche per le celebrazioni eucaristiche e per la Via Crucis, affinché l’intera giornata di domani possa rappresentare un cammino condiviso verso una stabilità duratura che appare oggi quanto mai lontana. Particolare attenzione, nelle intenzioni di preghiera, verrà rivolta ai profughi, ai feriti e alle famiglie colpite dal lutto, cercando per loro conforto nella solidarietà cristiana che le comunità locali sapranno esprimere. La giornata di venerdì coinciderà inoltre con l’iniziativa quaresimale denominata “24 ore per il Signore”, promossa in passato da Papa Francesco e giunta quest’anno alla sua tredicesima edizione, un’ulteriore occasione per implorare il dono della pace in Medio Oriente e in tutti quegli angoli della terra devastati dalla divisione, dalla distruzione e dalla morte. Alcune diocesi, come quella di Asti, hanno organizzato appuntamenti che inizieranno già nel pomeriggio di domani con la recita del rosario e momenti prolungati di adorazione eucaristica che si protrarranno fino alle otto del mattino del giorno successivo, a testimonianza di una mobilitazione che vuole essere continua e sentita.

Le parole della Cei e il contesto di una guerra che si allarga

La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, nel diffondere la nota intitolata “Educare a una pace disarmata e disarmante”, ha voluto sottolineare come il rumore delle armi non possa e non debba annullare la dignità dei popoli, e come il dolore delle vittime richieda un impegno concreto che si esprima attraverso la vicinanza e la spiritualità quotidiana. In un momento storico in cui il conflitto rischia di allargarsi ulteriormente coinvolgendo altri attori regionali, con ripercussioni che si fanno già sentire sulle minoranze cristiane presenti in quelle aree, la Chiesa italiana sceglie la via della preghiera collettiva e del digiuno come strumenti per invocare quella pace che la diplomazia internazionale, al momento, sembra faticare a costruire. L’appello della Cei, che unisce la propria voce a quella del Pontefice, arriva in una fase particolarmente delicata, mentre i cardinali più vicini a Leone XIV continuano a sollecitare una posizione più netta da parte vaticana, raccogliendo di fatto l’eredità di un magistero che in passato, come nel caso di Giovanni Paolo II nel 2003, non aveva esitato a condannare senza mezzi termini l’attacco all’Iraq.

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