Darderi da impazzire batte Jódar e vola in semifinale a Roma
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Redazione Sport
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Luciano Darderi, classe ’99 e una grinta che a Roma ha già stregato il Centrale, ha portato a casa un’altra di quelle battaglie che ti segnano una carriera. Il 24enne italo-argentino, che fino a un anno fa faticava a trovare un posto stabile nel tabellone principale dei Masters 1000, ha superato al quarto di finale il giovanissimo spagnolo Rafael Jódar al termine di una maratona di oltre tre ore – in realtà due ore e venticinque minuti di gioco effettivo, ma sotto il cielo notturno del Foro Italico la percezione del tempo è parsa dilatarsi all’infinito. Dopo aver rimontato un set contro Tommy Paul e aver annullato quattro match point a Sascha Zverev nel turno precedente, Darderi ha replicato lo stesso copione: sotto nel punteggio, braccato dai colpi chirurgici del madrileno, ha trovato la forza di ribaltare l’inerzia. E l’ha fatto nell’ora più impensabile, quando neppure i fantasmi di Gregory Peck e Audrey Hepburn – gironzolavano sulla Vespa in un’altra Roma – avrebbero scommesso un centesimo su di lui.
La notte del fumo e di Sylvester Stallone
Passata la mezzanotte da cinque minuti, il termometro del campo segnava tensione pura. Jódar, diciottenne dal volto glaciale che qualcuno ha già paragonato ad Anthony Perkins nella sua versione più algida, si era guadagnato due minibreak nel tie break del primo set. Un vantaggio, quello del ragazzo spagnolo, che per chiunque altro sarebbe stato insormontabile. Eppure Darderi, con un fisico che ricorda i tempi d’oro di Sylvester Stallone sul ring di “Rocky”, ha operato un colpo di reni degno di Marino Basso ai mondiali del ’72 – se il paragone ciclistico non suonasse troppo ardito, si potrebbe dire una fuga impossibile. L’azzurro ha ricucito lo svantaggio punto su punto, ha strappato il set a un avversario che sembrava già proiettato verso la semifinale e ha riacceso il sogno dei quindicimila del Centrale, trasformato in un’arena urlante nonostante l’ora improponibile.
La gestione delle risorse e le lacrime di un 24enne
Quando mancavano dieci minuti alle due di notte, Darderi ha mandato un membro del suo staff a incordare una racchetta e si è fatto portare sali minerali in campo: dettagli tecnici, questi, che raccontano meglio di qualsiasi intervista il livello di usura fisica e mentale toccato in quella partita. Jódar, dal canto suo, non ha concesso un millimetro: servizio verticale, rovescio incrociato millimetrico, un gioco pulito e spietato. Ma alla distanza, sulla terra battuta che diventa lenta e pesante quando l’umidità notturna si alza, ha pagato l’inesperienza. Darderi ha vinto sporcando ogni pallone, allungando gli scambi fino allo stremo, costringendo lo spagnolo a un errore dopo l’altro. All’ultimo punto – l’urlo liberatorio è stato talmente potente da sovrastare il brusio del pubblico – l’italo-argentino è scoppiato in lacrime. Non quelle finte dei reality, ma le lacrime asciutte di chi ha appena scalato un’altra montagna.
L’attesa e il tabellone che tiene aperto un sogno
Adesso per Darderi c’è Casper Ruud, numero 3 del mondo, fermato agli ottavi proprio dall’italiano in una rimonta che aveva dell’incredibile – e che si è rivelata solo l’antipasto di queste due notti romane. Dall’altra parte del tabellone, intanto, il cammino di Jannik Sinner prosegue: due campioni italiani in semifinale di un Masters 1000 casalingo non capitava da anni, forse da un’epoca in cui il tennis azzurro sognava senza riuscire a toccare. Bolelli e Vavassori, nel doppio, si sono già assicurati un posto nei quarti, ma la notte romana appartiene tutta a Darderi. Al suo staff che corre a incordare, ai sali minerali portati a bordo campo, a quella racchetta che non si è rotta proprio quando il cuore del Centrale batteva più forte. Le due di notte suonavano lontane, il ragazzo di Sylvester Stallone era ancora in piedi.




