Caso Zali, Gobbi sapeva già nel 2021. La donna: «Comportamenti inappropriati messi a tacere»
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Redazione Esteri
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Il cosiddetto «caso Zali» che sta dominando in queste ultime giornate le pagine dei giornali e non solo, ha avuto origine alcuni giorni fa, quando il Corriere del Ticino ha riferito di una pagina social chiamata «sa (… omissis) 1978», la quale, a partire dal 13 luglio, ha reso pubblici alcuni stralci di audio in cui due persone dialogano. Il contenuto, in alcuni passaggi, appare altamente compromettente: l’uomo esorta la sua interlocutrice a valutare azioni contrarie alla legge, tra cui un esplicito e brutale «riempila di botte».
Nonostante l’autenticità delle registrazioni non sia stata ancora accertata con certezza, la donna si rivolge più volte al suo interlocutore chiamandolo «Claudio», e in un'occasione spunta anche il nome completo «Claudio Zali», il che ha inevitabilmente acceso i riflettori sul Presidente del Consiglio di Stato ticinese.
La segnalazione ai vertici del partito
Ma la vicenda, con il passare dei giorni, si è fatta più intricata, svelando un presunto retroscena che coinvolge direttamente i vertici della Lega dei Ticinesi. Secondo quanto ricostruito, la stessa donna protagonista delle conversazioni avrebbe già tentato di segnalare la situazione alle gerarchie del movimento, ben prima dello scoppio del caso mediatico.
In particolare, la donna ha dichiarato pubblicamente di aver contattato, già nel lontano 2021, sia il consigliere nazionale Lorenzo Quadri che il consigliere di Stato Norman Gobbi per informarli di presunti «comportamenti inopportuni» da parte di Claudio Zali, che avrebbero incluso anche un'aggressione fisica ai suoi danni.
Questa ricostruzione è stata confermata in parte dallo stesso Gobbi, il quale ha ammesso di aver ricevuto una segnalazione in quel periodo, spiegando però che, dopo aver interpellato il diretto interessato, la vicenda era stata archiviata internamente in quanto riconducibile a «dinamiche inerenti la sua sfera privata», e che non vi erano procedimenti penali pendenti.
La replica di Lorenzo Quadri e le dinamiche interne
A gettare ulteriore luce sulla gestione di quelle segnalazioni è stato lo stesso Lorenzo Quadri, il quale ha confermato di essere stato contattato all'epoca dalla donna, ma ha sottolineato un aspetto cruciale: la difficoltà di agire in assenza di certezze. Quadri ha infatti dichiarato che, in quel momento, «non potevamo sapere se i contenuti dei messaggi fossero autentici», motivo per cui la questione era stata gestita con la massima cautela, limitandosi a verifiche interne senza intraprendere azioni ufficiali che sarebbero potute rivelarsi premature o ingiuste in assenza di prove concrete.
Questa vicenda si inserisce in un momento storico particolarmente delicato per il movimento, che sin dalla scomparsa del suo fondatore e unico presidente a vita, Giuliano Bignasca, avvenuta nel 2013, ha cercato una nuova stabilità. Dopo un iniziale passaggio di consegne al fratello Attilio, la guida è stata successivamente affidata a una gestione collegiale, fino all'attuale assetto che vede tra i suoi protagonisti proprio Gobbi e Zali.
Il contrattacco di Zali e le reazioni politiche
Di fronte all'ondata mediatica e alle pressioni ricevute anche dai presidenti di altri partiti, che gli hanno intimato di fare chiarezza per tutelare la credibilità delle istituzioni, Claudio Zali ha deciso di passare al contrattacco in modo deciso. Ha definito la diffusione degli audio una «strumentale violazione della sua sfera privata», frutto di una registrazione illecita, e ha annunciato che sporserà denuncia penale contro tutte le persone coinvolte nella vicenda, compresi i presidenti di PLR, Centro e PS che avevano chiesto un suo intervento pubblico.
Intanto, le associazioni e il mondo politico continuano a discutere, con alcuni movimenti che hanno già chiesto le dimissioni non solo di Zali, ma anche di altri esponenti del governo, ritenuti responsabili per non aver agito quando erano stati informati per la prima volta.
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