La manovra del 2026 ridisegna i sostegni, credito per l'agricoltura ma si perde la Zes
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Mentre il testo della Legge di Bilancio per il 2026, il cui iter parlamentare è ormai avviato, introduce una misura specifica a supporto degli investimenti nel settore agricolo, della pesca e dell'acquacoltura, procede contestualmente alla soppressione del credito d'imposta legato alla cosiddetta Zes unica in agricoltura. Una scelta, questa, che segna un'inversione di rotta rispetto a quanto stabilito solo un anno prima dalla Legge di Bilancio per il 2025, la quale, all'articolo 1, aveva espressamente esteso quel beneficio – originariamente concepito per un altro ambito – alle imprese operanti nella filiera agroalimentare. La rimodulazione degli incentivi, pertanto, delinea un panorama in evoluzione, dove un nuovo sostegno settoriale si accompagna all'abolizione di un altro strumento di recente introduzione, lasciando gli operatori a valutare l'impatto complessivo delle novità sul proprio conto economico.
La doppia stretta fiscale per le partite Iva
Parallelamente, gli emendamenti che stanno prendendo forma all'interno del medesimo disegno di legge prefigurano un inasprimento delle condizioni per le partite Iva che versano in situazioni di debito con l'erario. Si delinea, in sostanza, una doppia stretta: da un lato, si conferma il blocco alla possibilità di compensare i crediti vantati verso lo Stato con le somme dovute, una misura che colpisce in particolare coloro i quali hanno debiti, di importo superiore a una certa soglia, già iscritti a ruolo. Dall'altro, viene proposta l'introduzione di un obbligo di garanzia per chi, pur avendo pendenze fiscali rilevanti, intende avviare una nuova attività imprenditoriale. Tra le varie proposte, alcune vorrebbero ammorbidire il suddetto blocco per i crediti di natura agevolativa, sebbene la norma principale – quella che riduce i limiti per la compensazione – resti sostanzialmente invariata, segnando un netto giro di vite.
L'allarme dalla CNA Umbria
In questo contesto normativo più rigoroso, si inserisce con forza la protesta della CNA Umbria, la quale denuncia il pericolo concreto di una crisi di liquidità per molte imprese della regione. A lanciare l'allarme è il direttore regionale, il quale ha sottolineato come la piena possibilità di utilizzare i crediti di imposta per compensare i contributi da versare a Inps e Inail sia una condizione essenziale per la sopravvivenza di numerose attività. La richiesta dell'associazione, pertanto, è quella di un correttivo immediato all'articolo 26 del disegno di legge di Bilancio, considerato un elemento critico per la tenuta finanziaria del tessuto produttivo locale, che avverte il peso crescente degli adempimenti e delle restrizioni nell'accesso al credito.
Il nuovo limite per il blocco compensazioni
Uno degli aspetti tecnici più significativi tra quelli in discussione riguarda la soglia per l'applicazione del blocco alle compensazioni. La proposta avanzata è quella di mantenerlo per tutti i contribuenti con debiti iscritti a ruolo superiori a 50.000 euro, una cifra che rappresenta un dimezzamento rispetto alla soglia di 100.000 euro che era stata stabilita e che è entrata in vigore nel corso dell'anno in corso. Questa modifica, se confermata, amplierebbe notevolmente la platea dei soggetti che si vedrebbero preclusa questa importante forma di autotutela finanziaria, stringendo ulteriormente le maglie per chi ha un rapporto complicato con il fisco.




