Droni su Mosca e attacco nel Mar Nero, la risposta di Kiev alla controffensiva russa
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Redazione Esteri
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Le difese aeree della capitale russa sono entrate in azione nella notte per respingere un nuovo attacco di droni provenienti dal territorio ucraino, un'incursione che ha costretto le squadre di soccorso a intervenire in più punti della città. Il sindaco Sergey Sobyanin ha confermato l'abbattimento di cinque velivoli diretti verso Mosca, mentre il numero complessivo di droni neutralizzati nel corso della giornata ha raggiunto quota quattordici.
La minaccia sui cieli russi si allarga dunque a macchia d'olio, estendendosi ben oltre i confini delle regioni meridionali che da mesi sono nel mirino di Kiev.
La risposta ucraina e il bilancio degli attacchi
L'offensiva di Kiev, del resto, non accenna a fermarsi e la penisola di Crimea, annessa da Mosca nel 2014, resta uno dei teatri principali di questa guerra condotta a colpi di droni e missili a lungo raggio. Nelle ultime ore, un attacco particolarmente violento ha colpito la regione di Kerch, provocando secondo le autorità filorusse almeno quattro vittime civili e una trentina di feriti; un bilancio destinato ad aggravarsi ulteriormente se si considera la quinta vittima registrata a bordo di un traghetto in navigazione verso la terraferma.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rivendicato l'operazione come un atto dovuto, spiegando che gli obiettivi erano "la logistica militare, l'industria petrolifera e la difesa aerea" russa, specificando che sono stati centrati un deposito di carburante a Kerch, diverse stazioni radar dei sistemi S-400 e due postazioni di difesa Pantsir.
La crisi energetica in Crimea e in Siberia
La conseguenza più immediata di questi raid si è manifestata con l'interruzione della distribuzione di carburante in tutta la penisola, una misura drastica che il governatore Sergey Aksyonov ha giustificato con la necessità di riservare le scorte agli enti governativi e ai servizi essenziali. A ciò si aggiunge il blackout elettrico che ha colpito diverse aree della regione, gettando nel caos la popolazione locale e mettendo in luce la fragilità di un sistema infrastrutturale che l'esercito ucraino sta prendendo di mira con sistematicità.
La strategia di Kiev, del resto, non si limita alla Crimea, come dimostra l'attacco del 20 giugno contro la raffineria di Antipinsky, nella regione di Tyumen, a più di duemila chilometri dal confine: un impianto strategico per la produzione di diesel e benzina destinati al mercato interno e alle necessità dell'esercito, la cui messa in sicurezza è apparsa quanto meno precaria.
Il fronte del Mar Nero e le ripercussioni internazionali
Mentre le sorti del conflitto sembrano giocarsi sempre più su queste distanze siderali, un'altra notizia ha scosso gli equilibri già precari del Mar Nero, dove un drone russo ha colpito una nave cargo provocando almeno una vittima e un incendio a bordo. L'incidente, denunciato dalla marina ucraina, riporta l'attenzione sulla dimensione marittima di una guerra che non conosce tregua e che rischia di innescare conseguenze imprevedibili per la sicurezza della navigazione.
La situazione resta fluida, con le autorità di Mosca che, da un lato, minimizzano l'impatto degli attacchi sul fronte interno e, dall'altro, si trovano a fare i conti con una carenza di carburante sempre più diffusa e con l'evidente vulnerabilità delle proprie retrovie.




