La Fiorentina batte Bologna nel nome di Rocco Commisso, una vittoria che sa di destino

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Forse era già tutto scritto, come a volte accade quando lo sport si intreccia con la vita in modi più grandi di lui, e in effetti era impossibile immaginare una squadra arrendevole a poche ore dalla scomparsa del suo presidente. Quella che si è vista a Bologna, sotto una pioggia insistente che sembrava voler lavare via il dolore, è stata una Fiorentina compatta, carica di una determinazione speciale, capace di trasformare il lutto in energia pura. I due gol viola sono suonati come boati del cuore, non mere reti di gioco, e hanno travolto un Dall’Ara in cui i 2.500 tifosi in trasferta, insieme a un’intera città in ansia davanti agli schermi, spingevano ogni pallone verso la rete avversaria. Un risultato, quello maturato nel derby dell'Appennino, che vale certamente per la classifica da puntellare ma che, al di là dei tre punti, assume il significato profondo di un tributo collettivo, l’unico modo possibile per onorare un uomo che aveva riportato il club a crederci.

Un dominio costruito sulla dedizione

La partita, in verità, ha trovato subito una sua direzione precisa, quasi a sottolineare la diversa condizione emotiva delle due compagini. Da una parte un Bologna spento, che sembrava ancora non essersi svegliato dal torpore di un inizio d’anno costellato da risultati negativi, e dall’altra una Fiorentina che, nel mezzo della tragedia, ha subito trovato la sua scintilla. I viola hanno vinto i contrasti uno dopo l’altro, si sono piazzati con autorità nella metà campo avversaria, dettando un ritmo che i rossoblù faticavano a seguire. E al diciannovesimo minuto è arrivato il lampo, il primo squarcio di serenità: un cross preciso di Gudmundsson e l’inserimento a taglio di Mandragora, che ha anticipato tutti per depositare la palla in rete. Un dominio, il loro, talmente netto da sfiorare il raddoppio poco dopo, quando lo stesso Mandragora ha calciato forte da buona posizione, mancando di poco lo specchio della porta.

La doppietta e la sofferenza nel finale

Il raddoppio, però, è solo rimandato di pochi minuti, arrivando a sigillare un primo tempo di straordinaria intensità e qualità. È ancora un’azione costruita con convinzione a regalare il gol del due a zero, quello di Piccoli, che estende un vantaggio assolutamente meritato. A nulla era valso, per i padroni di casa, un goal annullato a Ndour nella fase di equilibrio iniziale, per un fuorigioco millimetrico. La ripresa, come prevedibile, ha visto un Bologna molto più reattivo, costretto a cercare il tutto per tutto, e una Fiorentina che ha iniziato a soffrire, arretrando il baricentro e difendendo con ordine il tesoro conquistato. La paura più grande arriva a pochi minuti dalla fine, quando un palo colpito da Rowe fa vibrare la traversa, seguito poco dopo dal gol di testa di Fabbian che riapre bruscamente le contese. Nei lunghi minuti di recupero, un altro brivido percorre la curva viola: Cambiaghi ha una palla preziosissima per il pareggio, ma la sua conclusione la manda fuori di poco, decretando la fine di un match dal finale davvero thrilling.

Un quarto risultato utile consecutivo

All’arbitro non resta che fischiare la fine, consegnando alla Fiorentina una vittoria che vale un quarto risultato utile consecutivo, un dato che comincia a disegnare una linea di crescita importante nella classifica. La zona salvezza, obiettivo primario in questo momento della stagione, appare adesso più vicina, raggiunta con una prestazione di carattere e cuore. Quella di Bologna diventa così una giornata indelebile, scolpita non solo negli almanacchi sportivi per il risultato, ma nella memoria di chi ha visto undici uomini in maglia viola giocare, sudare e vincere per qualcuno che non c’era più. Hanno onorato nel modo più bello, sul campo, la memoria di Rocco Commisso, e in quelle braccia al cielo dopo i gol, in quegli sguardi pieni di emozione al fischio finale, c’era il senso più autentico di ciò che una squadra può rappresentare.

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