Matilda De Angelis, la “Mariah Carey” di San Siro, e la Rai nel ciclone delle gaffe olimpiche
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Redazione Sport
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“Please, call me Mariah”. Con questa battuta, postata sui suoi profili social, l’attrice Matilda De Angelis ha liquidato con ironia il clamoroso scambio di persona di cui è stata involontaria protagonista durante la telecronaca della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, trasmessa in diretta dallo stadio San Siro. La performer bolognese, infatti, è stata identificata dal direttore di RaiSport Paolo Petrecca – chiamato a condurre l’evento in sostituzione dell’esonerato Auro Bulbarelli – come la popstar statunitense Mariah Carey, innescando immediatamente un vespaio di polemiche sulla preparazione e la correttezza dell’informazione del servizio pubblico in una serata seguita da oltre nove milioni di spettatori. La stessa De Angelis, smorzando i toni, ha perfino scherzato sulla possibilità di “dividersi i diritti d’autore” con la vera Carey, ma l’episodio, seppur grottesco, è risultato essere soltanto la punta di un iceberg fatto di inesattezze e contestate scelte editoriali che hanno caratterizzato la narrazione dell’evento.
La condotta editoriale e la reazione del sindacato
Alla sequenza di errori, che alcuni hanno definito senza mezzi termini una “debacle”, si è infatti immediatamente affiancata una dura presa di posizione interna. L’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, ha redatto un comunicato nel quale accusava l’azienda di pesanti mancanze e ne chiedeva ai vertici di assumersi pubblicamente le responsabilità per quanto accaduto, a tutela della credibilità e della dignità di chi lavora in Viale Mazzini. Quella che sarebbe dovuta essere una normale procedura di diffusione della nota sindacale, tuttavia, si è trasformata in un ulteriore caso, poiché la direzione ha optato per non renderla pubblica, scelta che l’organismo ha bollato come un “comportamento antisindacale”, volto a tacitare un legittimo dissenso interno pur di non amplificare il dibattito critico.
Il silenzio imposto e la risposta dei giornalisti
“Inutile farci tacere, i cittadini già sanno”, è stata la replica secca dell’Usigrai di fronte alla mancata pubblicazione del proprio documento. Una presa di posizione che va ben al di là della singola gaffe, per investire il metodo di gestione delle criticità all’interno della Rai, percepito come volto più a contenere il danno d’immagine che ad affrontare transparentemente le questioni sollevate dai propri professionisti. La dinamica, che ha visto da un lato la trasmissione in prima serata di un contenuto giudicato da molti inappropriato e poco curato, e dall’altro il tentativo di circoscrivere le proteste legittime nate da quell’episodio, delinea un quadro di tensione in cui la richiesta di chiarezza e accountability si scontra con strategie di contenimento.
Le implicazioni per il servizio pubblico
Al di là delle battute e della facile ironia sui social network, la vicenda solleva interrogativi non marginali sul ruolo e sulle modalità operative della televisione di Stato, specialmente in occasione di appuntamenti di portata internazionale come i Giochi Olimpici, nei quali la narrazione mediatica contribuisce a definire l’immagine del paese davanti al mondo. L’accumulo di papere, unito alla decisione di oscurare una presa di posizione sindacale, rischia di minare la fiducia del pubblico e di creare un clima di sfiducia interno, elementi che, se non affrontati, possono erodere nel tempo l’autorevolezza di un’istituzione chiamata per missione a informare con precisione e a rappresentare un punto di riferimento. L’episodio di San Siro, con la sua catena di conseguenze, rimane dunque una cartina di tornasole di fragilità che vanno ben oltre il singolo, pur imbarazzante, errore in video.




