«Stadio olimpico», Mattarella, Mariah Carey e Matilda: lo sciopero delle firne dei giornalisti Rai contro il direttore Petrecca e la perdita dei diritti delle Atp Finals

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il direttore di RaiSport, Paolo Petrecca, una conduzione della cerimonia di apertura dei Giochi di Milano-Cortina costellata da una sequenza di errori tanto clamorosi da valicarne la risonanza oltre i confini nazionali, e l’Usigrai che per venerdì 13 febbraio ha indetto un’intera giornata di sciopero delle firme – estendendola a tutti i telegiornali, ai programmi di approfondimento informativo e alle testate web dell’azienda – in segno di adesione, sostegno e solidarietà concreti alla protesta già messa in atto dalla redazione di RaiSport -3-7. Quest’ultima, com’è ormai noto, nei giorni immediatamente successivi alla diretta aveva ritirato le proprie firme dai servizi e dalle telecronache olimpiche, annunciando peraltro tre giornate di astensione dal lavoro una volta concluse le competizioni; un gesto radicale, quello dei cronisti sportivi, maturato in un clima di forte tensione professionale e aggravato – a detta del comitato di redazione – dall’assenza di qualsivoglia presa d’atto, da parte dei vertici aziendali, della gravità di quanto accaduto in mondovisione -9.

Non si è trattato, però, di un semplice lapsus o di una svista isolata, ché anzi l’elenco delle imprecisioni e delle sviste imputate al direttore – il quale aveva avocato a sé il commento dopo averlo inizialmente assegnato ad Auro Bulbarelli, poi escluso per aver spoilerato la sorpresa dell’arrivo del capo dello Stato a San Siro – è parso agli stessi giornalisti, e non solo a loro, come il sintomo di una più generale inadeguatezza organizzativa e preparatoria -5-9. La cronaca, infatti, registra una serie piuttosto nutrita di scivoloni: l’aver definito «Stadio Olimpico» il Meazza di San Siro, che Stadio Olimpico non è e mai è stato, se non nella denominazione dell’impianto romano o di quello torinese; l’aver indicato in Kirsty Coventry, presidente del Comitato Olimpico Internazionale, niente meno che la figlia del presidente della Repubblica Sergio Mattarella; l’incapacità di riconoscere ben cinque dei sei tedofori della nazionale femminile e maschile di pallavolo, limitandosi a citare Paola Egonu e ignorando completamente gli altri cinque campioni; e ancora, la celeberrima – e ormai consegnata agli annali delle papere televisive – confusione tra la popstar americana Mariah Carey e l’attrice italiana Matilda De Angelis, molto più giovane, scambiata per la diva nel corso della sua performance -1-5.

Errori, questi, che il New York Times ha pazientemente messo in fila in un articolo nel quale l’eco della figuraccia italiana ha varcato l’oceano, restituendo un’immagine del servizio pubblico quantomeno singolare e sulla quale – questo il nocciolo della protesta sindacale – nessuno, a viale Mazzini, ha sentito la necessità di intervenire con un’assunzione di responsabilità esplicita -1. Da qui la decisione dell’Usigrai di non limitarsi a una solidarietà verbale, bensì di tradurla in un gesto individuale e collettivo che attraverserà l’intero palinsesto informativo della giornata: al termine di ogni edizione di telegiornale della durata minima di cinque minuti, e parallelamente sui siti web di testata, verrà letto e pubblicato un comunicato sindacale volto a spiegare le ragioni profonde della mobilitazione, un fatto – quest’ultimo – che non ha precedenti recenti per estensione e capillarità -3.

Il caso valica i confini e si intreccia con la partita dei diritti sportivi

E mentre la vertenza interna contro il direttore di RaiSport – il quale, secondo ricostruzioni non ancora ufficializzate, verrebbe verosimilmente spostato altrove nel corso della primavera – continua a tenere banco nelle riunioni di redazione e nelle chat tra cronisti, un’altra tegola è piombata sulla già precaria stabilità dell’area sportiva dell’azienda -3. Mediaset, infatti, ha ufficializzato in queste ore di aver raggiunto un’intesa con l’Atp per l’acquisizione dei diritti televisivi in chiaro delle Atp Finals di tennis, strappando alla tv di Stato – e per un ciclo pluriennale che prenderà avvio già dall’edizione del 2026 – uno degli eventi sportivi più seguiti e redditizi del panorama italiano, trainato dall’inarrestabile ascesa di Jannik Sinner e dall’interesse crescente di milioni di telespettatori -2-6. La finale dell’ultima edizione, quella giocata e vinta dall’altoatesino contro Carlos Alcaraz, aveva infatti totalizzato sette milioni di spettatori tra Rai e pay tv, con uno share complessivo del 36,6 per cento che ne faceva la partita di tennis più vista nella storia dell’Auditel -2-10.

Non è solo la perdita secca di un prodotto di punta, però, a pesare sull’umore dei giornalisti e dei tecnici Rai, quanto piuttosto la sensazione – già espressa del resto dallo stesso Usigrai e dal Cdr di RaiSport in una nota congiunta – che l’emorragia di diritti sportivi stia diventando una costante: dopo la Serie A di basket, dopo il Sei Nazioni di rugby, dopo numerose classiche ciclistiche come la Freccia Vallone e il Giro delle Fiandre, e dopo persino la Coppa Italia di calcio, l’ennesimo pezzo di offerta sportiva di qualità abbandona il servizio pubblico per approdare sulle reti concorrenti -2. Un impoverimento che, nelle parole dei diretti interessati, stride profondamente con gli sprechi e con le scelte di programmazione interna giudicate incomprensibili, e che nel frattempo ha già innescato reazioni politiche – con le opposizioni che chiedono conto all’amministratore delegato Giampaolo Rossi di una gestione definita liquidatoria – mentre la vigilanza Rai, presieduta da Barbara Floridia, ha annunciato nuove audizioni per fare luce sul doppio fronte: le gaffe olimpiche e il sorpasso di Mediaset -2-4.

Meta Description: Sciopero delle firme dei giornalisti Rai il 13 febbraio contro il direttore Petrecca per le gaffe a Milano-Cortina. Il caso finisce sul New York Times mentre Mediaset soffia i diritti delle Atp Finals.

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