La protesta dei giornalisti Rai e il futuro di Petrecca dopo l'adesione massiccia allo sciopero delle firme
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Redazione Sport
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L’adesione, definita «massiccia» dal sindacato Usigrai, allo sciopero delle firme proclamato per venerdì 13 febbraio ha rappresentato l’atto più tangibile di una frattura, all’interno della Rai, che pare destinata a lasciare il segno -3. I giornalisti dell’emittente pubblica, incrociando idealmente i bracci con i colleghi di Rai Sport già in agitazione dal 6 febbraio, hanno ritirato la propria firma dai servizi andati in onda, un gesto che non configura un’astensione dal lavoro ma che possiede un valore simbolico e professionale inequivocabile: rivendicare la paternità di un prodotto giornalistico significa assumersene la responsabilità, e nel momento in cui quel legame viene reciso, il messaggio che si lancia ai vertici aziendali è di una chiarezza cristallina -7. Oggetto del contendere, com’è noto, è la conduzione della cerimonia di apertura dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina, affidata al direttore di Rai Sport, Paolo Petrecca, e rivelatasi, per ammissione degli stessi cronisti della testata, un autentico disastro sotto il profilo della precisione e della competenza, tale da minare – questa la denuncia del sindacato – la credibilità dell’intera azienda -1-7.
Le ragioni di una protesta che ha travalicato i confini della redazione sportiva
La scelta di estendere la protesta ben oltre i confini di Rai Sport non è stata casuale, né tantomeno una reazione sproporzionata: la telecronaca di Petrecca, costellata di errori marchiani che hanno visto la stampa estera, con il New York Times in prima fila, soffermarsi sulle gaffe – come la celebre confusione tra l’attrice Matilda De Angelis e la cantante Mariah Carey o il miraggio dello stadio Olimpico a San Siro – ha rappresentato, agli occhi della categoria, il sintomo più evidente di un malessere più profondo -2-6. I giornalisti, attraverso il loro comitato di redazione, avevano già manifestato tutto il loro disagio nei giorni precedenti, sottolineando come l’auto-attribuzione di un incarico così delicato a una figura che, pur essendo a capo della testata, non vanta una specifica esperienza olimpica – al contrario di molti suoi colleghi con alle spalle cinque, sette o dieci edizioni dei Giochi – avesse provocato un danno d’immagine difficilmente quantificabile ma oggettivamente percepibile -2. La decisione, presa al fotofinish dopo l’iniziale esclusione di Auro Bulbarelli (reo di aver anticipato una sorpresa legata al presidente Mattarella), è parsa a molti una scelta dettata dall’emergenza piuttosto che da una ponderata valutazione professionale, e i risultati, purtroppo per l’azienda, lo hanno confermato -8-10.
La reazione dei vertici e il ritorno di Bulbarelli per la chiusura
Nel tentativo di arginare una polemica che stava rapidamente montando, l’amministratore delegato Giampaolo Rossi ha incontrato Petrecca, e da quell’incontro è emersa una linea che suona come una sconfessione implicita dell’operato del direttore: a Petrecca è stato chiesto di farsi da parte per la cerimonia conclusiva dell’evento, e di assumersi le proprie responsabilità per quanto accaduto, ristabilendo nel contempo un clima di normalità all’interno di una redazione apertamente in rivolta -1-2. Così, per la conduzione dell’atto finale delle Olimpiadi, in programma all’Arena di Verona, la scelta è infine ricaduta proprio su Auro Bulbarelli, il collega che inizialmente era stato accantonato: affiancato dal soprano Cecilia Gasdia, Bulbarelli tornerà così al microfono, in una sorta di ripristino dell’ordine delle cose precedente alla bufera -2-10. La vicenda, a ben vedere, non si esaurisce con questo avvicendamento: il sindacato, forte di un’adesione trasversale che ha coinvolto tutte le testate, ha mantenuto aperto il fronte della protesta, e i tre giorni di sciopero tradizionale già votati dai cronisti di Rai Sport per il periodo post-olimpico restano un’opzione concreta sul tavolo, qualora dai vertici non giungano segnali più incisivi di un semplice cambio di conduzione per una serata -1.
Il nodo politico e le ripercussioni su una nomina discussa
Dietro le quinte di questa crisi aziendale, emergono con chiarezza le dinamiche di una Rai in cui le nomine continuano a rispondere a logiche di spartizione politica: Petrecca, giornalista con un passato da direttore di Rai News 24 e una lunga militanza nelle file della destra, era stato indicato come l’uomo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni all’interno dell’azienda, una sorta di apripista di una nuova stagione di lottizzazione -8. La sua gestione della cerimonia d’apertura, con errori che hanno offerto il fianco a critiche bipartisan, ha però innescato un meccanismo pericoloso per la sua posizione: ciò che inizialmente poteva essere archiviato come un episodio di scarsa professionalità, si è trasformato in un caso nazionale proprio per la reazione compatta di una categoria giornalistica che, al di là degli schieramenti, ha voluto difendere il prestigio del servizio pubblico -3. Il Quirinale, nel frattempo, ha dovuto emettere una secca nota di smentita per negare qualsiasi ingerenza nelle scelte dei conduttori, un intervento che testimonia quanto la vicenda abbia ormai assunto contorni istituzionali e quanto delicato sia l’equilibrio che si cerca di preservare -5.




