Busia e l’allarme Anac: il 95% degli appalti è un affidamento diretto, la corruzione “lambisce i vertici”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono numeri che dipingono un sistema pubblico sempre più incline a rinunciare al confronto, eppure il paradosso, se così si può chiamare, è che il mercato dei contratti pubblici non è mai stato così ricco. Nel 2025 il valore complessivo ha toccato quota 309,7 miliardi di euro, una cifra che segna un aumento del 13,9% rispetto all’anno precedente e che comprende anche quei 20,8 miliardi legati alle residue risorse del Pnrr. A fotografare questa realtà contraddittoria, fatta di fiumi di denaro e di opacità crescente, è stato Giuseppe Busia, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, durante la presentazione della relazione annuale al Parlamento per l’attività svolta nel 2025. L’allarme lanciato dall’Autorità riguarda una pratica ormai consolidata, quell’affidamento diretto che, senza gara e senza i crismi della trasparenza, divora letteralmente il settore degli appalti di servizi e forniture.

L’esplosione silenziosa degli affidamenti senza bando

Ciò che emerge dai dati elaborati dall’Anac è un fenomeno di proporzioni impressionanti, se si considera che la percentuale degli affidamenti diretti ha raggiunto quasi il 95% del totale delle acquisizioni in questo specifico comparto. Non si tratta, come potrebbe sembrare a prima vista, di una semplice semplificazione burocratica; al contrario, Busia ha sottolineato come dietro questa prassi si annidino sovente sprechi, opportunismi e talvolta perfino frazionamenti artificiosi dei contratti per rimanere al di sotto delle soglie previste dalla legge. Un dato, quest’ultimo, che lascia poco spazio all’interpretazione: nella fascia d’importo compresa tra i 135mila e i 140mila euro, dove l’affidamento diretto risulta particolarmente agevole, gli acquisti sono schizzati da 1.549 nel lontano 2021 a 13.879 nel 2025. È una crescita esponenziale che restituisce l’idea di un meccanismo ormai fuori controllo, dove la selezione del fornitore avviene spesso senza alcun contraddittorio, premiando non tanto l’impresa più capace, quanto quella più vicina all’amministrazione.

La metamorfosi della corruzione: insidiosa e senza volto

Lungi dall’essere un fenomeno relegato ai margini del sistema, la corruzione, secondo la diagnosi dell’Autorità guidata da Busia, ha subito una mutazione profonda. «Si è fatta più insidiosa e sfuggente», si legge nella relazione, non limitandosi più a intasare i tradizionali canali delle tangenti, ma insinuandosi in «ogni interstizio della vita pubblica». Le vecchie bustarelle lasciano il posto a una costellazione di condotte subdole, che vanno dalle consulenze fittizie (quelle che costituiscono la parte più opaca di questo 95%) alle sponsorizzazioni poco chiare, senza dimenticare i concorsi pubblici inquinati. E la preoccupazione maggiore, forse, è quella che riguarda i livelli più alti delle istituzioni, dove il male non si limita a violare le regole, ma tenta addirittura di riscriverle, in una sorta di privatizzazione della sovranità che distrugge risorse e minaccia la sicurezza dei cittadini.

Il nodo della trasparenza e i ritardi del Pnrr

Se la scorciatoia dell’affidamento diretto è spesso giustificata dall’urgenza di risparmiare tempo, la realtà raccontata dai dati dell’Anac sembra suggerire esattamente il contrario: la trasparenza, quando viene sacrificata, produce invece sprechi e lascia gli amministratori onesti più esposti a pressioni indebite. Senza un bando, senza un confronto competitivo, viene meno la possibilità per le imprese migliori di emergere, alimentando un circolo vizioso dove a rimetterci sono le casse pubbliche e la fiducia nel mercato. A questo quadro, già di per sé complesso, si aggiungono le criticità legate al Pnrr. La corsa alla spesa per rispettare i tempi del Piano, ha spiegato Busia, ha spesso messo in secondo piano la qualità e l’inclusione. Basti pensare che meno dell’8% delle procedure finanziate dall’Unione Europea ha previsto clausole per favorire la parità di genere o l’occupazione giovanile, un segnale che lascia intendere come la quantità abbia preso il sopravvento sulla sostanza.

Le falle del sistema e la critica alle norme

Non solo gli appalti diretti, però. La relazione annuale dell’Anac punta il dito contro alcune voragini normative che rendono il sistema italiano particolarmente vulnerabile. Una su tutte, l’assenza dell’obbligo di dichiarazione del titolare effettivo per le imprese che partecipano alle gare: un vuoto che permette a società dall’assetto proprietario opaco di aggiudicarsi contratti senza che si possa risalire con certezza a chi si celi realmente dietro di esse. Una mancanza, questa, che si accompagna all’assenza di una disciplina organica sul lobbying, lasciando l’intermediazione tra politica e interessi privati in una zona grigia del diritto. Infine, a completare il quadro impietoso, c’è l’evidenza fornita dalla Procura europea, che ha registrato un aumento del 35% dei fondi comunitari distratti nell’ultimo anno, una cifra che conferma come le infiltrazioni criminali e le pratiche corruttive rappresentino ormai una piaga sistemica, capace di intaccare persino la fiducia negli investimenti europei.

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