La Corte costituzionale blocca la decadenza di Alessandra Todde, che resta presidente della Sardegna

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Corte costituzionale, con la sentenza numero 148 resa nota oggi, ha posto fine alla querelle sulla legittimazione di Alessandra Todde a ricoprire la carica di presidente della Regione Sardegna, bocciando senza appello la richiesta di decadenza che era stata avanzata contro di lei lo scorso dicembre. I giudici della Consulta, il cui verdetto è inappellabile, hanno stabilito in modo netto che il collegio di garanzia elettorale istituito presso la corte d’appello di Cagliari, il quale si era pronunciato per la decadenza, non era legittimato a farlo perché ha ecceduto i propri poteri, varcando i limiti giuridici che ne definiscono le competenze. La pronuncia, che arriva dopo mesi di incertezza, sancisce dunque la piena permanenza di Todde al suo posto, chiudendo un capitolo giudiziario che rischiava di avere pesanti ripercussioni politiche.

Le motivazioni tecniche della decisione

La questione di fondo, come precisato dalla Corte, risiede in una sostanziale usurpazione di funzioni. Il collegio regionale di garanzia elettorale, il cui compito principale – è bene ricordarlo – è quello di vigilare sulla contabilità e sulle spese delle campagne elettorali, si è spinto a deliberare sulla decadenza della governatrice, una materia che non rientrava affatto nel novero delle sue attribuzioni. In sostanza, quell’organo, pur essendo presieduto dal presidente della Corte d’appello, è andato oltre quanto la legge gli consente di fare, invadendo un campo di valutazione che non gli apparteneva; le stesse irregolarità che erano state contestate a Todde, pertanto, non potevano essere considerate, in quel foro, come cause di ineleggibilità.

Le reazioni politiche immediate

Dalla politica, com’era prevedibile, sono arrivate reazioni opposte e speculari. Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha definito la decisione dei giudici “un'ottima notizia”, esprimendo solidarietà alla presidente e sottolineando la “sicurezza” che il suo partito aveva in merito all’esito. “Alessandra Todde continuerà nell'ottimo lavoro che già sta facendo e per cui è stata votata dai cittadini sardi”, ha affermato Schlein, ribadendo l’appoggio del Pd al progetto di governo per la Sardegna. Dall’altro lato, il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Paolo Truzzu ha colto l’occasione per lanciare un attacco politico, sostenendo che con la caduta di quello che ha definito un “alibi”, la presidente dovrebbe finalmente iniziare a governare, accusandola poi di “inoperosità” e di aver “sfoggiato la consueta demagogia a ‘cinque stelle’”.

Il prossimo passo in Corte d'Appello

Nonostante la chiusura definitiva sul fronte della decadenza, un tassello procedurale rimane ancora in sospeso e sarà oggetto di un nuovo esame. Il prossimo ventuno novembre, infatti, i giudici della Corte d’Appello di Cagliari saranno chiamati a esprimersi sulla sentenza del tribunale civile del capoluogo sardo che aveva originato l’intera vicenda; un passaggio, questo, che seppur separato dalla questione della legittimità della carica, rappresenta l’ultimo atto formale di una procedura che ha tenuto banco per mesi. La governatrice, che aveva sempre respinto le accuse definendole un tentativo di ostacolare la sua azione di governo, può ora guardare al futuro con un’autorità rafforzata.

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