La Sampdoria respira affondando il Pescara nel recupero, ma la scintilla tra Insigne e Di Pardo accende gli animi all’Adriatico
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Redazione Sport
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Nell’inferno biancazzurro dello stadio Adriatico, dove la posta in palio aveva il sapore amaro della sopravvivenza, la Sampdoria ha scritto un capitolo decisivo per il suo cammino in Serie B. La squadra ligure, guidata da Attilio Lombardo, ha operato un ribaltamento che sa quasi di miracolo calcistico, imponendosi per 2-1 contro un Pescara apparso solido per gran parte della contesa, ma poi tradito dalla lucidità dei subentranti nel momento più critico del match. Questo successo, il terzo consecutivo per i blucerchiati, non rappresenta solo una boccata d’ossigeno in termini numerici, ma una vera e propria iniezione di credibilità per un gruppo che, a inizio stagione, sembrava destinato a navigare in acque ben più tempestose. La zona calda, seppur non ancora archiviata, diventa ora un pensiero meno opprimente, con la quota 40 che permette di guardare alle avversarie con un cospicuo margine di sicurezza.
La partita, però, aveva preso una piega ben diversa nella frazione iniziale. Il Pescara di Giorgio Gorgone, forte del fattore campo e dell’entusiasmo ritrovato, aveva costruito la propria supremazia su un possesso palla metodico e sull’intraprendenza del suo capitano Lorenzo Insigne. L’episodio che ha spezzato l’equilibrio è arrivato proprio sul finire del primo tempo: un intervento in area di Abildgaard ai danni di Olzer è stato inizialmente interpretato come regolare dal direttore di gara, salvo poi essere riconsiderato grazie alla revisione al monitor. Dal dischetto, Antonio Di Nardo non ha tremato, spiazzando Martinelli e fissando l’1-0 che sembrava poter indirizzare la sfida sui binari favorevoli ai padroni di casa. Un vantaggio meritato per i delfini, che avevano già sfiorato il bersaglio grosso con una traversa colpita dal solito Di Nardo, testimonianza di un momento di forma smagliante dell’attaccante.
L’onda blucerchiata e la svolta firmata Conti
L’intervallo ha evidentemente funto da spartiacque per l’atteggiamento della Sampdoria. Usciti dagli spogliatoi con una determinazione differente, i liguri hanno progressivamente alzato il baricentro, trovando nel giovane classe 2004 Francesco Conti il perfetto interprete della rinascita. Il pareggio, giunto all’81’, porta la firma proprio del prodotto del vivaio: una combinazione veloce sulla sinistra coinvolge Begic e Brunori, il pallone arriva sui piedi di Cicconi il cui cross al bacio trova l’inserimento chirurgico di Conti, capace di infilarsi alle spalle della retroguardia abruzzese per il più classico dei gol da attaccante aggiunto. È stata la concretizzazione di un predominio territoriale che Lombardo aveva preparato con i cambi, gettando nella mischia forze fresche come Cherubini e Ricci per spezzare il ritmo bloccante del Pescara. Gorgone, dal canto suo, ha ammesso un pizzico di rammarico post-partita, sottolineando come la sua squadra abbia concesso due gol su due palle perse in zone nevralgiche del campo, un lusso che in una lotta salvezza si paga a caro prezzo.
Il colpo di petto di Depaoli e la fuga verso la salvezza
Quando il pareggio sembrava poter rappresentare l’epilogo più logico di una ripresa equilibrata, la Sampdoria ha calato il jolly decisivo. Nel cuore del recupero, al 93’, la velocità di Begic diventa devastante: l’esterno brucia la marcatura e serve un assist al bacio per il subentrato Fabio Depaoli. Il suo inserimento è perfetto, il tocco di petto sotto misura spiazza Saio e vale il 2-1 che scatena il delirio nel piccolo, ma caldo, settore ospite. Un gol pesantissimo, destinato a entrare negli annali della stagione doriana, che proietta la squadra a quota 40 punti. Questo piazzamento, raggiunto insieme ad Avellino e Sudtirol, rappresenta un muro invalicabile a +6 dalla zona playout occupata proprio dal Pescara, che invece resta ancorato al diciottesimo posto con 32 punti. L’analisi oggettiva del match parla di una rimonta costruita più sulla resilienza e sulla qualità degli interpreti entrati a partita in corso che su una netta supremazia tecnica, segno di una maturità di squadra che mancava da tempo nella trasferta ligure.
La scintilla finale tra Insigne e Di Pardo
Il triplice fischio, però, ha aperto un fronte extra-calcistico destinato a fare discutere. La tensione accumulata nei minuti di recupero è esplosa in una rabbia viscerale da parte di Lorenzo Insigne, il quale, con il volto contratto dalla furia, si è scagliato contro l’allenatore avversario Attilio Lombardo e, in particolare, contro il difensore Alessandro Di Pardo. L’ex capitano del Napoli, che ha vissuto la sconfitta casalinga come una pugnalata, ha accusato il giocatore blucerchiato di aver mancato di rispetto ai padroni di casa con una provocazione subito dopo il gol della vittoria. "Portate rispetto!" avrebbe intimato Insigne, in un faccia a faccia che ha rischiato di degenerare in una rissa sfiorata, richiedendo l’intervento dei separatori e dei membri dello staff per riportare la calma. Se da un lato Lombardo ha dichiarato di non aver visto il gesto incriminato, ammettendo però che un eventuale atteggiamento scorretto non sarebbe tollerato, dall’altro la rabbia di Insigne restituisce la fotografia di uno spogliatoio pescarese sotto shock, consapevole dell’importanza dei tre punti persi in una maniera tanto rocambolesca quanto ingenua.




