Pescara-Sampdoria 1-2, la rimonta che profuma di salvezza e la furia di Insigne nel finale
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Redazione Sport
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C’è una specie di miracolo calcistico che, spesso, si annida nelle pieghe di una stagione tormentata, e per la Sampdoria questo miracolo ha il volto sudato di chi esce dall’inferno con le unghie. Nel ribaltare il Pescara per 2-1 sul campo dell’Adriatico – dove l’aria era pesante e carica di tensione per la posta in palio – i blucerchiati non si sono limitati a conquistare tre punti pesanti come macigni, ma hanno gettato le basi per una risalita che fino a poche settimane fa appariva una chimera. La squadra guidata da Attilio Lombardo, infatti, aggancia quota 40 punti in classifica, affiancandosi momentaneamente ad Avellino e Sudtirol e allontanando così lo spettro della retrocessione diretta che, al contrario, stringe sempre più nella sua morsa il Pescara, fermo a 32 lunghezze e sprofondato al diciottesimo posto.
Se la cronaca racconta di un primo tempo dai ritmi compassati e di un vantaggio pescarese maturato al tramonto della prima frazione (un rigore trasformato da Di Nardo dopo un contatto in area generato da Olzer e sanzionato dal Var), la vera sostanza della gara va cercata nell’orgoglio della ripresa. Il pareggio, che porta la firma di Lorenzo Conti al 37’ della seconda frazione, profuma del lavoro certosino del settore giovanile: il prodotto doc del vivaio gestito da Gianni Invernizzi si è fatto trovare pronto nel momento del bisogno, finalizzando una manovra che iniziava a incepparsi. L’epilogo, però, è una scheggia impazzita firmata Fabio Depaoli, redivivo e scatenato proprio allo scadere: con un inserimento chirurgico e una deviazione di petto, il subentrato ha gelato lo stadio e trasformato una possibile disfatta in un tripudio.
Tuttavia, come spesso accade in questi scontri diretti dal basso tasso tecnico ma altissimo contenuto emotivo, il triplice fischio non ha messo fine alle scintille. A far scaldare gli animi, nel finale rovente, è stata la reazione scomposta di Lorenzo Insigne. Il capitano del Pescara, visibilmente furioso dopo la rete subita, si è avvicinato con fare minaccioso alla panchina doriana e, in particolare, al difensore Alessandro Di Pardo. “Portate rispetto!” – sarebbero queste le parole urlate dall’attaccante, che ha mal digerito una provocazione (o forse un’esultanza eccessiva) del diretto avversario al termine della gara. L’ex azzurro, tra i più battaglieri dei suoi, ha scatenato una mischia furibonda che ha rischiato di degenerare in rissa, richiedendo l’intervento dei separatori.
L’analisi dei tecnici tra rammarico abruzzese e cinismo blucerchiato
Dall’altra parte, a specchio di questa esplosione di nervi, c’è l’amarezza di chi ha visto sfumare una vittoria che sembrava scritta. Giorgio Gorgone, tecnico del Pescara, ha analizzato la sconfitta con il rimpianto di chi non è riuscito a capitalizzare il momento favorevole: “Abbiamo preso due gol su due palle nostre – una in costruzione e una in zona rifinitura. Peccato. Archiviamo perché mancano quattro partite; stare a recriminare su una gara che avremmo potuto vincere non ha senso”. Un’analisi lucida quella del trainer abruzzese, che sottolinea come la disattenzione abbia pesato più della qualità avversaria, ma che consegna la sua squadra a un finale di campionato tragico: la zona calda è a -... dalla salvezza diretta e il morale, dopo un colpo simile, è sotto i tacchi.
Al contrario, Attilio Lombardo non ha nascosto la soddisfazione per la capacità di tenuta mentale mostrata dai suoi. “E’ finita come doveva finire – ha dichiarato l’allenatore doriano, sottolineando come la squadra abbia saputo soffrire in un ambiente ostile. Nel secondo tempo siamo un’altra squadra, che l’ha voluta pareggiare e vincere”. Lombardo ha poi speso parole al miele per i suoi subentrati, veri artefici della rimonta: “A fare la differenza sono stati due giocatori entrati durante la gara, Cherubini ha messo una grande palla per Depaoli. È il bello del gruppo squadra: chi si mette a disposizione viene ripagato”.
I guizzi di Conti e Depaoli e la gestione della tensione
Guardando alla sostanza della prestazione, quella Samp vista nel secondo tempo è stata una squadra affamata, capace di mettere alle corde un Pescara che, paradossalmente, dopo il vantaggio ha smesso di giocare. Lorenzo Conti, con la sua capacità di inserirsi senza palla, ha dato una scossa a un centrocampo che stentava a trovare le giocate decisive; la sua rete, nata da una percussione sulla sinistra e da un cross al bacio per la testa vincente, ha rotto l’equilibrio psicologico. Ma se Conti ha rappresentato la scintilla, Fabio Depaoli è stato il tritatutto. Il suo gol al 92’, arrivato al culmine di un’azione confusa ma volitiva, ha avuto il sapore della beffa per i padroni di casa, ma anche della consacrazione per un giocatore spesso messo ai margini delle gerarchie.
Nel frattempo, sul terreno di gioco, la tensione è rimasta palpabile anche oltre i novanta minuti. Le parole di Insigne al termine della partita – quelle su una presunta mancanza di rispetto – hanno acceso i riflettori su un aspetto meno nobile del gioco, ovvero la gestione della frustrazione. Il Pescara vede allontanarsi la salvezza e i nervi sono saltati, un segnale preoccupante per Gorgone in ottica spogliatoio. La Sampdoria, invece, ha dimostrato di saper vincere anche le partite sporche, quelle in cui l’agonismo prevale sulla qualità. La strada per la matematica tranquillità è ancora lunga, ma questa vittoria in rimonta rappresenta un colpo psicologico notevole per i liguri, che ora possono guardare al futuro con un margine di sicurezza che, solo poche ore prima, sembrava irreale.




