Gravina indagato per autoriciclaggio e appropriazione indebita
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Redazione Sport
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ROMA – Il presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina, ha inviato una lettera al procuratore federale per "auto denunciarsi", chiedendo l'apertura di un'indagine a suo carico. Questo avviene il giorno dopo la chiusura delle indagini della procura di Roma, che lo ha indagato per autoriciclaggio e appropriazione indebita. Gravina, convinto della sua totale estraneità ai fatti contestati, ha ritenuto opportuno informare il procuratore Chinè, che ha annunciato la chiusura delle indagini.
La Procura di Roma ha chiuso le indagini su Gravina con l'ipotesi di autoriciclaggio, risalente al 2018, quando, da presidente della Serie C, aveva assegnato un contratto per i diritti tv a un colosso del settore, la ISG. La Procura federale, guidata da Giuseppe Chinè, ha richiesto la trasmissione di tutti gli atti del procedimento penale, come da prassi. La violazione contestata riguarda l'articolo 4 del Codice di Giustizia sportiva, che impone ai tesserati della Figc il rispetto dei principi di lealtà, correttezza e probità, e che può portare a sanzioni che vanno dall'ammenda all'inibizione.
Gravina, oltre a essere indagato dalla Procura di Roma, è ora sotto inchiesta anche dalla Procura federale per il caso "libri antichi". La lettera inviata al procuratore Chinè rappresenta un gesto di trasparenza e collaborazione con la giustizia sportiva. Tuttavia, le accuse di autoriciclaggio e appropriazione indebita potrebbero avere conseguenze significative per il presidente della Federcalcio, che rischia sanzioni severe in base al Codice di Giustizia sportiva.
La vicenda di Gravina rappresenta un caso complesso e delicato, che coinvolge sia la giustizia ordinaria che quella sportiva.




