Mattarella a Cortina: “I tre ori? Medaglie sono degli atleti, nessuna appropriazione indebita”
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Redazione Sport
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Non è la prima volta che la coincidenza viene sottolineata, e del resto il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, non ha perso occasione per rimarcarla con quel tono tra il deferente e il confidenziale che ormai caratterizza i suoi interventi pubblici quando si trova accanto al Capo dello Stato. Da Casa Italia, a Cortina d’Ampezzo, mentre fuori le Dolomiti Bellunesi regalano una luce cristallina alle piste e dentro il quartier generale degli azzurri si respira quell’aria fatta di sudore e rivincite che solo i Giochi sanno restituire, Buonfiglio si è lasciato andare a un appello che aveva il sapore della battuta ma anche della sincera ammirazione: “Resti qui con noi tutti i giorni”. Il motivo? In due giorni di presenza del presidente Sergio Mattarella sulle tribune e ai bordi delle piste, l’Italia ha collezionato tre medaglie d’oro, una raffica di podi che ha fatto volare l’inno di Mameli in quota. Mattarella, come chi è abituato a maneggiare il potere senza bisogno di cercarne la luce, ha sorriso, poi ha stretto gli occhi dietro quelle che ormai sono diventate una sua cifra stilistica: l’ironia sottile, la capacità di ridimensionare con eleganza qualsiasi tentativo di personalizzazione.
“Tutto posso fare – ha replicato asciutto il presidente della Repubblica – tranne che appropriazione indebita”. E ha aggiunto, quasi a voler chiudere il cerchio di un discorso che non desidera alimentare oltre: “Le medaglie di questi giorni sono degli atleti”. Una formula, questa, che suona come una sentenza bonaria ma ferma, capace di spostare immediatamente il fuoco dell’attenzione dai salotti istituzionali al sudore di chi quelle medaglie le ha conquistate a suon di centesimi di secondo e cadute, di risalite e di ossigeno rarefatto. Perché il gesto atletico, sembra voler dire Mattarella, non tollera deleghe né tantomeno attribuzioni posticce. Il merito, ha scandito, è tutto di chi ha gareggiato.
Lo scatto di Federica Brignone e la delusione di Sofia Goggia
E tra chi ha gareggiato, nelle ultime ore, c’è stata una sciatrice di La Salle che ha infilato la porta stretta della storia. Federica Brignone, reduce da un infortunio grave che l’aveva costretta a un rientro in salita, ha vinto l’oro nel Super-G femminile sull’Olympia delle Tofane, e lo ha fatto con una gara che chiunque abbia assistito – compreso il Capo dello Stato, presente insieme alla figlia Laura – faticherà a dimenticare. Trentacinque anni, un’età in cui molte atlete iniziano a tirare le somme, Brignone ha invece firmato la sua terza Olimpiade con una prestazione che l’ha resa la campionessa più anziana di sempre nella disciplina. Mattarella l’ha attesa all’arrivo, l’ha abbracciata, e ha raccolto le sue parole. “Ci contavo”, ha detto l’azzurra con la sincerità disarmante di chi ha creduto in sé stessa quando pochi altri osavano farlo. “Io non così tanto”, ha ribattuto lui, scambiando con la Brignone un dialogo fatto di orgoglio e di leggerezza.
Ben diverso il copione per Sofia Goggia, la cui gara si è interrotta bruscamente a metà tracciato quando era ampiamente in testa. Un’uscita secca, una porta saltata, un “Noooooo!” pronunciato dal presidente della Repubblica davanti al monitor della lounge del ristorante El Camineto, dove seguiva la discesa accanto alla presidente del Cio Kirsty Coventry, a Buonfiglio e a Giovanni Malagò. L’immagine, per quanto fugace, restituisce la tensione emotiva di queste giornate, fatte di slittinisti che volano sul ghiaccio del Cortina Sliding Centre – Andrea Vötter e Marion Oberhofer, Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner, tutti saliti sul gradino più alto del podio – e di pattinatrici come Francesca Lollobrigida che nei cinquemila metri hanno infilato una doppietta storica dopo l’oro dei tremila.
Il bronzo del curling e la geografia umana di Casa Italia
Nella galleria d’arte di Casa Italia, trasformata per l’occasione in salotto buono dello sport tricolore, il presidente ha poi incontrato Stefania Constantini e Amos Mosaner, i due azzurri del curling che al doppio misto hanno conquistato un bronzo dal sapore particolare. “Complimenti per la conquista non facile – ha detto loro Mattarella, ricordando l’oro di quattro anni fa – che si aggiunge a quella medaglia”. E intorno a loro, tra un tortellino in bianco e qualche selfie, la sensazione era che Casa Italia – “gemella” di quella milanese – stesse assolvendo alla sua funzione: finestra sul Paese, porta d’ingresso per chiunque volesse conoscere non solo le Olimpiadi ma anche l’Italia che le ospita.
Il Capo dello Stato ha parlato di “fraternità umana”, di “condivisione con tutti i popoli attraverso lo sport”, e lo ha fatto senza retorica, scandendo le parole con la precisione di chi non ama gli abbellimenti inutili. Non ha fatto “auguri” – e ci ha tenuto a sottolinearlo – ma ha espresso “apprezzamento per quanto fatto sinora”, unito all’attesa per i prossimi giorni. Perché i Giochi non sono finiti, e il medagliere, aggiornato in tempo reale, racconta di un’Italia che compete con lealtà e, per ora, con successo.
Il gesto atletico come unico protagonista
Fuori, il vento gelido delle Dolomiti continua a spazzare la Conca Ampezzana, ma dentro il villaggio olimpico e lungo le strade di Cortina si respira quella febbre lieve che solo le Olimpiadi sanno inoculare. Mattarella ha stretto mani, posato sorridente accanto agli atleti, ascoltato le loro storie. Poi è rientrato al Quirinale. Le medaglie, quelle, sono rimaste al loro posto: al collo di chi le ha vinte. Il presidente, come ama ripetere, è stato soltanto “fortunato a essere qui”.




