La valanga Klaebo su Milano-Cortina: tre ori in tre gare e quel record di medaglie che ora può riscrivere
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Redazione Sport
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Si potrebbe discutere a lungo su chi sia il volto di queste Olimpiadi invernali, ma basterebbe osservare il tracciato di Lago di Tesero per avere la risposta. Lì, sulla neve della Val di Fiemme, Johannes Høsflot Klaebo sta mettendo in scena una delle performance più impressionanti che la disciplina abbia mai registrato. Il norvegese, 29 anni, ha vinto tutto ciò che finora poteva essere vinto: dopo lo skiathlon e la sprint, ieri si è preso anche l’oro nella 10 km a tecnica libera, confermandosi un cannibale. Non una, non due, ma tre prove individuali e tre medaglie del metallo più pregiato appese al collo. Uno scenario che trasforma questi Giochi – i primi dell’era Trump alla Casa Bianca, per inciso – in un palcoscenico interamente occupato dalla sua dittatura sportiva.
Il dato, però, non è solo qualitativo ma anche quantitativo. Con l’ultimo sigillo, il fondista ha raggiunto quota dieci medaglie olimpiche in carriera, otto delle quali d’oro. Una cifra che gli consente di guardare dall’alto anche i più grandi della storia norvegese, ovvero Marit Bjoergen, Bjoern Daehlie e Ole Einer Bjoerndalen, tutti fermi a otto ori. Ma attenzione, perché il conto non è chiuso. Anzi, diciamo che è soltanto a metà dell’opera. Davanti a sé, Klaebo ha ancora tre chance per allungare ulteriormente: la staffetta maschile in programma domani, il team sprint di mercoledì e infine la classica 50 km di sabato 21. Tre opportunità che potrebbero proiettarlo in una dimensione ancora più rarefatta, quella riservata a chi la storia non la scrive ma la riscrive da capo.
I paragoni con Bolt e Phelps e un selfie che vale un’epoca
Le definizioni, si sa, nel giornalismo sportivo corrono veloci quanto i fondisti sul rettilineo. E allora qualcuno lo ha già battezzato “l’Usain Bolt dello sci di fondo”, qualcun altro “il Michael Phelps dei Giochi invernali”. Paragoni pesanti, certo, ma che reggono se si guarda alla sostanza: come il velocista giamaicano e il nuotatore statunitense, anche Klaebo sembra gareggiare in un’altra categoria rispetto agli avversari. Nelle sue vene, scorre quell’istinto animale che trasforma ogni gara in una fuga solitaria, ogni arrivo in una formalità. E a testimoniare questo momento di grazia assoluta, dopo l’ultimo trionfo è comparso sui social un selfie che ha già fatto il giro del web: il norvegese disteso sul letto, con i tre ori di Milano-Cortina appoggiati sul petto. Un’immagine che vale più di mille parole e che racconta, con disarmante semplicità, la portata di un’impresa ancora in corso d’opera.
Ma se Klaebo continua a fare il vuoto, alle sue spalle l’Italia prova a cucirsi addosso il ruolo di comprimaria di lusso. La staffetta maschile 4×7,5 km, in programma domani a mezzogiorno sempre a Tesero, rappresenta la grande occasione per il quartetto azzurro. Una formazione, va detto, che è stata ufficializzata solo nelle ultime ore e che vedrà in pista Davide Graz, Elia Barp, Martino Carollo e il capitano Federico Pellegrino. La scelta dei tecnici è caduta su questi quattro nomi, con un ordine di frazioni che prevede Graz e Barp nelle due frazioni iniziali a tecnica classica, mentre Carollo e Pellegrino si giocheranno le carte nelle successive a tecnica libera.
La nuova formula della staffetta e le rivali degli azzurri
C’è una novità regolamentare, quest’anno, che merita di essere sottolineata: per la prima volta la distanza della staffetta maschile è stata equiparata a quella femminile, con le frazioni accorciate da dieci a sette chilometri e mezzo. Una modifica che sulla carta potrebbe rendere la gara più veloce e meno legata alla resistenza pura, favorendo magari quelle squadre con buoni finalisti. Detto questo, la corazzata norvegese – che può contare proprio su Klaebo – parte con un vantaggio tale da rendere la lotta per l’oro una questione chiusa ancora prima di cominciare. Il vero spettacolo, semmai, sarà vedere chi riuscirà a salire sugli altri due gradini del podio.
La concorrenza, per l’Italia, non manca di certo. La Francia, forte della forma straripante di Mathis Desloges – già due argenti in queste Olimpiadi – si candida per il ruolo di anti-Norvegia. E poi ci sono gli Stati Uniti, con un Ben Ogden scatenato in classico, e ancora Svezia, Finlandia e Svizzera pronte a insidiare le velleità di medaglia degli azzurri. L’Italia, va ricordato, una staffetta maschile l’ha vinta, ma era il 2006, sempre in casa, a Torino. Allora toccò a Fulvio Valbusa, Giorgio Di Centa, Pietro Piller Cottrer e Cristian Zorzi. Diciotto anni dopo, il sogno di ripetere quell’impresa è affidato a un gruppo giovane e affamato, che sogna di regalare all’Italia del fondo un'altra pagina memorabile.




