L’avvocata Bernardini De Pace: “Molti mi vorrebbero morta”, tra paura, successo e un memoir senza veli
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
La paura, quella radicata e silenziosa che non si confessa mai ai microfoni, accompagna ovunque Annamaria Bernardini De Pace. La celebre matrimonialista, volto noto del piccolo schermo in “Forum” e firma autorevole delle aule giudiziarie, ha scelto la carta per togliersi qualche macigno dal petto. Nel suo nuovo libro autobiografico, “Sentimenti e sentenze. Autobiografia di false verità” (edito da Bdp e distribuito con il settimanale Gente), l’avvocata 78enne – li ha compiuti lo scorso 23 aprile – rivela un lato inedito della sua quotidianità: le minacce ricevute nel corso degli anni sono tali da costringerla a non uscire mai da sola. “Molti mi vorrebbero morta”, confessa senza enfasi, restituendo il ritratto di una professionista che ha costruito un impero mediatico e legale su separazioni miliardarie e dossier delicati, ma che paga il prezzo della notorietà con un’esistenza blindata.
Indro Montanelli e il consiglio che cambiò tutto
Prima del successo, però, c’è stata una formazione dura, quasi spartana. Bernardini De Pace racconta il bullismo subìto in collegio, esperienza formativa mai rimossa ma trasformata in carburante per la carriera. Ed è proprio riavvolgendo il nastro che emerge una figura determinante: Indro Montanelli. Fu il grande giornalista, con un consiglio laterale ma preciso, a indicarle la strada del diritto di famiglia, consapevole – forse – del carattere combattivo e spregiudicato della giovane Annamaria. Quel suggerimento, dispensato in una conversazione di cui l’autrice fornisce la sua versione, si rivelò profetico. Da lì, la scalata verso il firmamento dei legali dei vip: ha seguito i casi di Francesco Totti e Al Bano, gestito la difesa dell’ex genero Raoul Bova, intrecciando tribunale e rotocalchi con abilità non comune.
Vent’anni di amore senza obblighi, tra passaporto e libertà
Non mancano, nel memoir, le pagine dedicate alla vita privata, spesso più turbolenta di un’udienza contenziosa. L’avvocata parla senza ritegno di un fidanzato più giovane, una relazione “senza obblighi” che dura ormai da vent’anni e che lei descrive come una passione limpida, priva di quelle gabbie contrattuali che tanto ama smontare in tribunale. La sua visione dell’amore, in fondo, ricalca la filosofia che applica ai clienti: meglio un accordo trasparente che un matrimonio murato dalle ipocrisie. Dalla separazione personale – vissuta senza drammi apparenti – fino all’attuale compagna di vita misteriosa (ma definita “amante IPA” nei passaggi più ironici del libro), Bernardini De Pace si racconta con la stessa schiettezza che usa quando sbatte il martelletto in tv.
La fiducia nella giustizia e un’autobiografia che non risparmia nessuno
Eppure, nonostante le minacce e la scorta morale di chi non osa più attraversare la strada da sola, l’avvocata ribadisce un’incrollabile fiducia nella giustizia. Non c’è disillusione, non c’è amarezza: le sentenze che l’hanno vista protagonista – e quelle che ha dovuto subire – vengono raccontate come tappe di un percorso lineare, quasi meccanico. Il libro, dalle tonalità dissacranti, si fa così collettore di memorie crude: dagli amori senza età ai casi giudiziari eclatanti, passando per le false verità che spesso i media costruiscono attorno ai personaggi pubblici. Bernardini De Pace non chiede indulgenza, non cerca compatimento. Si limita a depositare un fascicolo di carte private nell’archivio pubblico, ben sapendo che molti lettori cercheranno tra quelle righe il nome del fidanzato o il dettaglio inedito del caso Totti. Lei, però, gira la chiave. E resta in attesa, da sola – o quasi – del prossimo verdetto.




